L'aumento del prezzo del gas potrebbe gravare sul PIL nazionale

aumento gas
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L’aumento del costo del gas in Italia potrebbe avere ripercussioni gravissime sul PIL nazionale: a lanciare l’allarme è stata Confindustria.

Perdite fino al 3% del PIL a causa del boom del gas

L’impatto del prezzo del gas sull’economia italiana potrebbe valere fino al 3,2% del Pil nel biennio 2022-23. È la stima del Centro studi di Confidustria, al termine di due simulazioni. Con il prezzo del gas attuale, l’impatto per l’economia italiana è stimato in una minore crescita del pil del 2,2%. Invece, con il prezzo atteso dai futures, la riduzione nel biennio sarebbe del 3,2%.

«L’abnorme rincaro del gas e i rischi di carenza sui volumi hanno un impatto pesante sull’Italia e gli altri paesi europei, importatori di gas. Frenando le altre economie, ciò penalizza ancor più l’Italia, attraverso un minore export».

Questo quanto emerso da una nota di Confindustria.

Il rischio concreto del blocco forniture

Il rischio di rimanere a corto di gas si fa sempre più concreto. Se i flussi dalla Russia si fermassero del tutto, l’Italia e gli altri Paesi europei potrebbero avere problemi anche sui volumi.

In caso di blocco da ottobre, considerando sia le fonti alternative al gas russo già messe in campo che quelle che dovrebbero essere disponibili entro i primi mesi del 2023, in Italia si avrebbe una carenza di gas significativa di 10,9 mmc, tra il quarto trimestre 2022 e il primo del 2023.

Il futuro delle imprese

In base al piano di emergenza italiano e al recente regolamento a livello UE, la carenza potrebbe comunque avere un impatto rilevante su parti dell’industria italiana, causando chiusure e calo del valore aggiunto. È anche vero che una riduzione dei consumi di energia, specie per il raffreddamento e riscaldamento negli edifici, potrebbe quasi annullare la carenza di gas.

Riguardo all’incidenza sui costi delle imprese, gli effetti del balzo del prezzo del gas potrebbe incidere sulla manifattura fino al 10,2% nel 2022 e al 13,7% nel 2023, più che triplicata rispetto al 3,9% pre-crisi.