L'Australia è sotto shock per l'orrore dei soldati in Afghanistan

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AGI  -  Esecuzioni sommarie, prigionieri uccisi per riti di iniziazione, bambini trucidati nelle proprie case, civili fatti fuori per liberare spazio sull'elicottero: sono solo alcuni dei reati raccapriccianti di cui si sono macchiate le forze speciali d'elite delle forze armate australiane (Adf, Australian Defence Force) durante i loro anni di attività in Afghanistan.

Il tutto emerge nero su bianco in un rapporto di 465 pagine di orrori, risultato di un'indagine durata anni (con la revisione di 20 mila documenti e 25 mila immagini e l'audizione di 423 testimoni) dove viene testimoniata l'uccisione illegale di almeno 39 civili e che fa piombare nella vergogna non solo l'esercito dell'Australia ma l'intero Paese. Per primo il premier, Scott Morrison, che ha già telefonato al presidente afghano, Ashraf Ghani, per esprimere "il suo più profondo dolore per la cattiva condotta" dei militari. Ora quelle carte sono in mano al procuratore speciale che indagherà per crimini di guerra. 

Il capo delle Forze di difesa australiane, il generale Angus Campbell, di fronte all'esito dell'indagine, ha ammesso l'esistenza tra le forze speciali di una cultura "distruttiva" dell'impunità che ha portato a una serie di presunti omicidi e insabbiamenti andati avanti per anni. "Alcune pattuglie hanno messo la legge nelle proprie mani", ha detto il generale Campbell. Il risultato: "Regole infrante, storie inventate, bugie raccontate e prigionieri uccisi", ha riassunto il generale che ora si scusa "sinceramente e senza riserve" con il popolo afghano.

"Il vergognoso registro include presunti casi in cui nuovi membri della pattuglia sono stati costretti a sparare a un prigioniero per guadagnarsi la loro prima uccisione", conferma il generale.  I soldati tenevano un macabro "conteggio dei morti per una competizione interna" e coprivano le uccisioni illegali organizzando schermaglie, posizionando armi vicino ai cadaveri e aggiungendo nomi (delle vittime innocenti) alle liste degli obiettivi.     

Lo stesso ispettore generale dell'esercito che ha prodotto la straziante inchiesta ufficiale sugli eventi tra il 2005 e il 2016 ha dettagliato la decisione di uccisioni "al di fuori della battaglia". Ha redatto ben 143 raccomandazioni, tra cui, che 19 persone vengano deferite alla polizia federale australiana, che venga pagato un risarcimento alle famiglie delle vittime e che l'esercito faccia una serie di riforme.     

Campbell si è spinto oltre. Per lui le persone coinvolte hanno portato una "onta" al loro reggimento, alle forze armate e all'Australia, e sono state denunciate all'ufficio del procuratore speciale per i crimini di guerra. Si è mosso inoltre per revocare le medaglie d'onore assegnate alle forze per le operazioni speciali che hanno prestato servizio in Afghanistan tra il 2007 e il 2013.     

Il premier Morrison aveva tentato di attutire l'impatto del rapporto, invitando gli australiani la scorsa settimana a prepararsi alle "verità oneste e brutali" contenute nel pesante documento redatto, che censura molti dettagli macabri. E aveva anche annunciato la nomina di un procuratore speciale per perseguire i presunti crimini di guerra, una mossa volta a prevenire qualsiasi procedimento alla Corte penale internazionale.     

Il ministero degli Esteri afghano ha etichettato le azioni descritte nel rapporto come "imperdonabili" ma ha riconosciuto la pubblicazione del rapporto come "passo importante verso la giustizia".      

Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, più di 26 mila soldati australiani furono mandati in Afghanistan per combattere a fianco delle forze alleate e statunitensi contro i talebani, Al-Qaeda e altri gruppi islamisti.  Le truppe da combattimento australiane hanno ufficialmente lasciato il Paese nel 2013, ma da allora è emersa una serie di resoconti spesso brutali sulla condotta delle unità delle forze speciali d'élite.