L'Austria apre il varco dell'obbligo vaccinale. Germania travolta, chiude la Baviera

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L'Austria annuncia l'obbligo vaccinale (Photo: Getty)
L'Austria annuncia l'obbligo vaccinale (Photo: Getty)

La scossa che arriva dall’Austria suona in tutto il Vecchio Continente, epicentro di una quarta ondata di Covid-19 che sta colpendo con particolare virulenza i Paesi più indietro con i vaccini. Il Governo di Vienna ha annunciato oggi l’introduzione dell’obbligo vaccinale a partire dal primo febbraio 2022: una misura finora adottata, nella sua forma integrale, in pochissimi Paesi al mondo, tra cui Indonesia, Micronesia e Turkmenistan. I dettagli dell’obbligo austriaco verranno messi a punto nelle prossime settimane, ma intanto il cancelliere Alexander Schallenberg ha sganciato la bomba, nella speranza di smuovere i tanti no-vax.

Nel farlo, ha motivato la decisione con un unico argomento: “Non vogliamo una quinta ondata. Non vogliamo neanche una sesta o settima ondata”, ha dichiarato, citato dall’emittente pubblica ORF. E visto che la quarta ondata appare ormai inarrestabile – se non con un nuovo lockdown generale, in vigore da lunedì – il governo ha deciso di giocare quest’ultima carta di fronte a una fetta ancora troppo alta di no-vax e indecisi. Il Paese da 8,9 milioni di abitanti, infatti, sconta uno dei tassi di vaccinazione più bassi dell’Europa occidentale: secondo i conteggi di Our World in Data, solo il 64% della popolazione è vaccinato con due dosi.

Negli ultimi giorni la spia rossa del contagio si è accesa nel cuore tedesco d’Europa, spingendo le autorità austriache a un’accelerazione che i vicini tedeschi osservano con preoccupazione. Negli ultimi sette giorni, l’Austria ha segnalato più di 10.000 nuovi casi di infezione ogni giorno (oggi 15.809). Gli ospedali sono stati travolti da nuovi pazienti e anche i decessi sono in aumento. Quanto alla Germania, nelle ultime 24 ore sono stati confermati 52.970 nuovi casi e più di 200 decessi; il tasso di incidenza a sette giorni ha raggiunto un nuovo massimo, pari a 340,7. Anche qui preoccupa la persistenza del rifiuto della vaccinazione: i vaccinati con due dosi sono solo il 67% della popolazione. “Tutta la Germania è un unico grande focolaio, dobbiamo tirare il freno a mano”, è l’accorato appello di Lothar Wieler, presidente del Robert Koch Institute.

In Austria Schallenberg è cancelliere a interim da poco più di un mese, dopo le dimissioni di Sebastian Kurz, travolto da accuse di corruzione. Già ministro degli Esteri del governo Kurz, Schallenberg aveva accettato la nomina commentando l’enorme responsabilità dell’incarico in un momento così delicato. È in nome di quella responsabilità che oggi ha annunciato la misura estrema dell’obbligo vaccinale, aprendo un varco destinato a farsi strada anche nel dibattito italiano.

“Nonostante mesi di persuasione, non siamo riusciti a convincere un numero sufficiente di persone a vaccinarsi”, ha lamentato il cancelliere, accusando chi non lo ha fatto di essere responsabile di “attacco al sistema sanitario”. Queste persone – ha proseguito Schallenberg - non hanno lasciato al Paese altra scelta se non quella di introdurre la vaccinazione obbligatoria. Il cancelliere ha detto che i dettagli verranno messi a punto nelle prossime settimane, ma che coloro che continueranno a rifiutare l’iniezione dovranno aspettarsi di essere multati.

Se l’obbligo vaccinale verrà introdotto dal primo febbraio – con la manifesta speranza di assistere in queste settimane a una conversione di massa – quasi immediata è l’entrata in vigore di un nuovo lockdown generalizzato: a partire da lunedì, tutti – vaccinati e non vaccinati – dovranno fermarsi per 10 giorni, dopodiché la misura dovrebbe interessare solo i non vaccinati per altri 10 giorni. L’idea iniziale era di limitare fin da subito il lockdown ai soli non vaccinati, ma l’impennata dei casi ha spinto il governo a una decisione che Schallenberg ha definito “molto dolorosa”, nonché “l’unica possibile”.

Nell’ambito del lockdown, la maggior parte dei negozi verranno chiusi e gli eventi culturali saranno cancellati. Schallenberg aveva riferito inizialmente che tutti gli studenti sarebbero dovuti tornare alla didattica a distanza, ma il ministro della Sanità Wolfgang Mueckstein ha poi precisato che le scuole resteranno aperte per chi ha bisogno di andarci ma a tutti i genitori viene chiesto di tenere i figli a casa se possibile.

Nel motivare le sue scelte, il governo di Vienna ha puntato il dito contro la “mancanza di solidarietà dei non vaccinati” e le responsabilità politiche di chi corteggia il voto no-vax. “Ci sono troppe forze politiche che fanno campagna contro il vaccino, le conseguenze di questo sono terapie intensive intasate e una enorme sofferenza umana”, ha dichiarato Schallenberg. “Non è stato facile prendere questa decisione, a nessuno piace adottare misure che limitano la libertà”, ha aggiunto, sottolineando che la decisione stata necessaria perché “troppi tra di noi si sono comportati senza solidarietà”.

Sul lato tedesco del confine domina la stessa paura per una situazione sanitaria che le autorità giudicano ormai fuori controllo. In Baviera - dove l’indice di contagio settimanale supera i 1000 positivi su 100mila abitanti - il ministro presidente Markus Söder è corso ai ripari: “serve un freno di emergenza duro”, ha dichiarato, annunciando che sarà “chiuso tutto, fino al 15 dicembre”, tranne “scuole e asili infantili che saranno escluse dalle chiusure”.

Il numero uno del Robert Koch Institute, Lothar Wieler, ha detto che in alcune parti del Paese le cure mediche regolari non possono più essere garantite perché ospedali e terapie intensive sono sovraccarichi. Ha chiesto misure aggiuntive urgenti per affrontare l’aumento dei contagi, che hanno superato i 50mila al giorno per tre giorni consecutivi.

“La regola del ‘2G’ da sola non basta più”, ha dichiarato Wieler durante una conferenza stampa con il ministro tedesco alla Sanità Jens Spahn, riferendosi alla norma che permette l’accesso agli spazi pubblici solo a chi è vaccinato o guarito dal Covid. A detta di Wieler, “ora è necessario chiudere il ‘buco vaccinale’. Il capo dell’Rki ha aggiunto che “in più di un quarto delle circoscrizioni tedesche l’incidenza dei contagi sui sette giorni supera quota 500, molti ospedali sono al limite. Dobbiamo invertire la rotta adesso, non possiamo perdere altro tempo”.

Le dichiarazioni del numero uno del Robert Koch Institute sono giunte dopo che la Camera alta del Parlamento ha approvato nuove misure anti-Covid proposte dalla coalizione “semaforo” (Spd, Verdi e Liberali) che però appaiono drammaticamente in ritardo rispetto all’andamento della curva. Fra le misure c’è l’obbligo di dimostrare di essere vaccinati, recentemente guariti dal Covid-19 o avere un test negativo per potere accedere a posti di lavoro e trasporti pubblici. Separatamente, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è accordata con i governatori dei 16 Laender per introdurre una nuova soglia legata al numero di ricoveri di pazienti Covid-19: scatterà il modello ‘2G’, che consente le attività solo ai vaccinati e coloro che sono guariti dal Covid, da un tasso di ospedalizzazione di livello 3; da un valore di 6 scatterà il ‘2G Plus’, con tampone anche per vaccinati e guariti dal Covid, e ulteriori restrizioni saranno decise a livello regionale da un valore di 9.

Per ora nel Paese – in attesa di un nuovo governo dopo il voto del 26 settembre – non si parla di obbligo vaccinale. Si parla invece della possibilità di un nuovo lockdown totale. “Siamo in una fase in cui non dovremmo escludere nulla”, ha detto il ministro Spahn, rispondendo a una domanda sul perché la Germania non vada subito in lockdown, alla luce della drammaticità della situazione pandemica. Una prospettiva che terrorizza le borse europee, già virate in negativo a metà mattina dopo l’annuncio dell’Austria. Per quella che fino a poco tempo fa era considerata la locomotiva d’Europa, chiudere i battenti a poche settimane dal Natale sarebbe un colpo durissimo da assorbire. “Non sconfiggeremo la quarta ondata solo con vaccini e booster”, ha ammesso Spahn. Un lockdown per i non vaccinati sembra un’opzione probabile, con un occhio rivolto all’impatto dell’annuncio dell’obbligo vaccinale sui vicini austriaci.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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