L'autonomia strategica delle terre rare

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Anche l’Italia sta provando a organizzarsi come testimoniato dall’incontro tra Draghi e il CEO Intel Pat Gelsinger, che ha esposto il piano per la costruzione in Europa di un impianto di produzione di semiconduttori. Perché accada, però, la produzione deve essere più conveniente rispetto alla delocalizzazione fuori dall’Europa o all’acquisto dai concorrenti asiatici, e Gelsinger vuole assicurarsi il consenso degli Stati Membri perché Bruxelles autorizzi gli aiuti necessari, stimati in circa 8 miliardi di euro.

Non solo investitori d’oltreoceano: è italo-francese una delle più grandi produttrici europee di chip, Stmicroelectronics, che ha in ballo due grandi investimenti in Italia. Il primo, in fase più avanzata, ad Agrate Brianza, il secondo, ancora sulla carta, nella valle dell’Etna. Tutto appeso al nuovo Pnrr. Anche gli Stati Uniti hanno messo sul piatto 50 miliardi di dollari del Chips Act per la produzione in casa, insieme ad altri fondi, ancora da quantificare, del “Fondo di sicurezza multilaterale per i semiconduttori” del Dipartimento di Stato. Obiettivo? Convincere gli alleati europei a “mettere al sicuro le catene di produzione” ed evitare nuove crisi.

A essere danneggiata dalla carenza di microchip è stata soprattutto l’industria dell’auto, che sta affrontando una doppia sfida. Nella corsa all’auto elettrica è fondamentale infatti che non si verifichino intoppi nelle forniture di batterie al litio - che da parte loro dipendono strettamente dal cobalto, minerale raro di cui la Cina detiene oltre il 70% delle riserve. E se è difficile battere il gigante asiatico nella corsa al cobalto, ci si può provare per il litio e nelle fasi produttive e di trasformazione. L’automotive è in fermento. General Motors ha appena annunciato investimenti in quello che entro 3 anni potrebbe diventare il più grande progetto Usa per il litio, che renderebbe GM una delle prime aziende automobilistiche ad avere una propria fonte di approvvigionamento del metallo fondamentale per le batterie. Lo farà con una tecnologia all’avanguardia che punta sulla sostenibilità del processo, meno invasiva per l’ambiente e che utilizzerà il calore generato per l’estrazione per produrre energia elettrica.

Ci si aspetta che con le nuove normative che porteranno a un progressivo abbandono dei motori a combustione la domanda di litio crescerà del 20% in quattro anni. Anche la coreana Hyundai Motor ha appena investito 100 milioni di dollari nella startup SolidEnergy, di cui è azionista anche la stessa General Motors. Il campo d’azione di SolidEnergy sono batterie di ultima generazione capaci di garantire periodi di autonomia molto più lunghi in spazi contenuti. Una tecnologia vitale non tanto per le auto elettriche a uso domestico, quanto per i trasporti su gomma a lunga distanza. Qui si è messa in moto un’altra joint venture tutta europea, fra Daimler Trucks, AB Volvo e Traton. Lo scopo della partnership è lo sviluppo di un network di stazioni di ricarica per tir e pullman elettrici, con 1700 punti entro i prossimi cinque anni. L’investimento previsto è di circa 500 milioni di euro, con lo scopo di rendere più diffuso e conveniente l’uso di grandi veicoli elettrici.

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