"Lavorare più del dovuto è fuori moda. La 4 Day Week rende più produttivi e riduce lo stress"

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WILLIAM GRIFFINI (Photo: WILLIAM GRIFFINI)
WILLIAM GRIFFINI (Photo: WILLIAM GRIFFINI)

Lavorare quattro giorni alla settimana anziché cinque o più, mantenendo lo stesso stipendio: è un’opzione su cui sempre più Paesi del mondo e aziende stanno scommettendo. D’altronde, due anni fa, un esperto della Banca d’Inghilterra aveva previsto che il regime lavorativo ridotto potrebbe soppiantare quello tradizionale entro il 2050. Il dibattito si è intensificato con la pandemia e con l’avvento dello smart-working diffuso: nel maggio 2020, per esempio, la premier neozelandese Jacinda Ardern ha evocato la possibilità di beneficiare di ferie aggiuntive e della settimana corta per favorire la ripresa economica dopo il Covid-19.

La rivista Forbes ricorda che in questi anni molte importanti aziende hanno avviato test che vanno in questa direzione. Unilever, scrive la testata, ha fatto partire un programma che consente ai dipendenti neozelandesi di lavorare quattro giorni alla settimana e di scegliere come distribuire quelli di riposo. Secondo alcuni test realizzati da Microsoft in Giappone nel 2019, invece, la produttività dei lavoratori è aumentata del 40% grazie alla chiusura degli uffici il venerdì. Anche Toyota, in Svezia, ha ridotto a 6 ore i turni di lavoro.

Non mancano i casi italiani: la società milanese di head hunting e consulenza strategica Carter & Benson è un esempio virtuoso. “L’idea è nata nel luglio 2019, anche prima del test condotto in Giappone da un colosso come Microsoft. Risolte le questioni burocratiche, la prima fase del progetto sperimentale ha avuto inizio nel gennaio 2020 con la riduzione di 4 ore di lavoro alla settimana a parità di stipendio e benefit. Visto il successo, a gennaio 2021 abbiamo preso la decisione di portare la settimana lavorativa a quattro giorni, sempre con lo stesso stipendio. Ognuno è libero di collocare e gestire le 8 ore libere nella maniera che ritiene più adeguata, non rispettando per forza il paletto del venerdì”, racconta all’HuffPost William Griffini, Ceo di Carter & Benson.

Griffini prosegue sottolineando che la scelta è nata dalla volontà di “migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro, mettendo al centro le persone. Volevamo dare qualcosa che andasse oltre i classici benefit aziendali, che da sempre offriamo. In questo modo, i nostri dipendenti lavorano senza essere costantemente assillati da controlli esterni, raggiungendo risultati qualitativi migliori”. La settimana breve è solo l’ultimo tassello di una strategia aziendale ben precisa: “Da noi non esiste il cartellino e dal 2005 portiamo avanti lo smart-working e il remote working. Le faccio un esempio: abbiamo una dipendente che da circa quindici anni lavora dalla Liguria e lo fa benissimo, è una delle più brave”.

Ora, grazie alla settimana lavorativa da quattro giorni, “i dipendenti sono ancora più motivati e il team risulta ancora più coeso. Ciò che li rende soddisfatti, al di là della riduzione oraria, è l’approccio aziendale da sempre basato sui concetti di fiducia, autonomia, responsabilità e obiettivi”. Il Ceo di Carter & Benson aggiunge che “purtroppo il mondo del lavoro è ancora impantanato nella relazione tempo-stipendio, tempo-denaro, ma qualche imprenditore inizia ad avere il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Da noi, per esempio, contano la responsabilità e l’autonomia nella gestione del lavoro”.

“Lavorare oltre il dovuto fa parte di una logica ormai fuori moda. Non si tiene conto del fatto che lavorare di più non presuppone necessariamente una maggiore qualità del lavoro”, conclude Griffini.

“Un giorno libero a settimana migliora la vita. Con la 4 day week si lavora meno e meglio”, aveva detto l’anno scorso all’HuffPost la società di recruiting irlandese Ice Group, protagonista di un test di riduzione della settimana lavorativa da metà 2019. Margaret Cox, manager dell’azienda, ci aveva raccontato: “Quello che abbiamo notato è che i nostri impiegati rendono molto di più adesso” riducendo, per esempio, le pause sigaretta e il tempo trascorso sui social. In sei mesi le vendite della società erano aumentate del 30 per cento e le assenze erano diminuite.

I report redatti da Ice Group parlavano di un clima di lavoro più sereno e di dipendenti felici, energici e sicuri di sé. Importante anche il risparmio economico per i lavoratori: “I nostri pendolari, che erano costretti a fare avanti e indietro cinque giorni alla settimana, adesso spendono meno”. Per la manager, la 4 day week non è stata solo un modo per aumentare il rendimento dell’azienda, ma “un’opportunità per cambiare la vita delle persone su cui facciamo affidamento”.

Ad essere interessate dalla rivoluzione della settimana lavorativa breve non sono soltanto le realtà private. Notizia di questi giorni è la pubblicazione dei risultati di un test condotto sul settore pubblico in Islanda per quattro anni: 2.500 lavoratori della capitale Reykjavík sono passati dalle 40 ore di lavoro a settimana a non oltre 35/36 ore, senza tagli allo stipendio. Il rapporto ha rilevato che la produttività dei dipendenti coinvolti (impiegati in uffici pubblici, servizi sociali, scuole materne e ospedali) è rimasta costante o è addirittura aumentata. Per il director of research della società di ricerca Autonomy, che ha analizzato i risultati assieme alla Association for Sustainability and Democracy, lo studio è stato “un successo straordinario”. Grazie alla riduzione dell’orario lavorativo, i dipendenti islandesi hanno anche dichiarato di sentirsi meno stressati, vedendo diminuito il rischio burnout e migliorato il bilancio tra tempo trascorso a lavoro e quello dedicato alla vita privata.

La settimana lavorativa corta giova ai dipendenti, ma anche all’ambiente. Un recente studio degli attivisti di Platform London e di 4-Day Week Campaign, campagna mondiale per l’adozione della settimana breve, ha suggerito che una riduzione dell’orario potrebbe diminuire la carbon footprint. Il calo delle emissioni di gas serra - evidenzia la ricerca - sarebbe reso possibile dal minor consumo di energia sul posto di lavoro, dalla riduzione del pendolarismo, dal taglio dell’inquinamento causato dai mezzi di trasporto. Il rapporto sottolinea anche che offrire ai lavoratori un giorno libero in più a settimana aumenterebbe la quantità di attività “a basse emissioni di carbonio” (riposo, esercizio fisico, ecc). In termini numerici, secondo lo studio, una settimana lavorativa di quattro giorni significherebbe diminuire le emissioni di 127 tonnellate entro il 2025 solo nel Regno Unito.

Una maggiore attenzione all’ambiente è uno dei motivi alla base della proposta della settimana da 32 ore recentemente avanzata dal partito di sinistra spagnolo Más País: secondo il fondatore Iñigo Errejón, ex di Podemos, il dibattito sulla settimana corta permetterebbe di “mettere la salute mentale al centro dell’agenda politica”. “Il maggior benessere e la miglior organizzazione della vita consentirebbero un aumento della produttività oraria che è la vera zavorra del lavoro in Spagna”, ha aggiunto Errejón.

Laurie Mompelat, ricercatrice di Platform London intervistata dal Guardian, ha riassunto i vantaggi del regime orario ridotto: “Passare a una settimana lavorativa di quattro giorni, con una giusta retribuzione per tutti, può aiutarci a cambiare il modo in cui viene creato valore nella società, aggiungendo spazio per la cura, il riposo e le relazioni”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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