Lavoratori come schiavi e mascherine, 13 arresti a Prato -2-

Red/Nav

Roma, 11 giu. (askanews) - I lavoratori sfruttati non potevano fruire di riposi festivi ed interrompevano il loro operato con brevi pause di circa 10/15 minuti in coincidenza con la consumazione dei pasti, in assoluta promiscuit nel medesimo locale produttivo, con polveri e residui di scarti industriali. I laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto ubicati in locali privi dei requisiti di abitabilit, carenti nei rapporti areo-illuminanti e di dimensioni inferiori alla norma essendo ricavati mediante tramezzature in materiale misto ovvero collocati all'interno di ambienti destinati ad uso diverso (la camera da letto di un operaio era realizzata in un servizio igienico).

Nelle ultime settimane le indagini hanno subito un importante sviluppo: in fase di aggiornamento del quadro accusatorio, stato appurato che l'imprenditore occulto - tramite due nuove ditte nel frattempo subentrate alla precedente, gestite con le medesime modalit ed anch'esse intestate a prestanome - aveva riconvertito la propria attivit manifatturiera verso la produzione di mascherine facciali, per conto di una societ di Prato riconducibile a due fratelli di origine cinese ben radicati nel territorio. Quest'ultima azienda, normalmente operante nel settore dell'abbigliamento e temporaneamente dedita alla produzione di dispositivi medici, risultata rifornire - in rilevanti quantitativi - la Regione Toscana (tramite ESTAR), il Dipartimento della Protezione Civile nonch importanti catene private della grande distribuzione ed altre imprese. (Segue)