Lavrov ad Askanews: "Italia può migliorare le relazioni Ue-Russia"

Orm/Cgi

Roma, 5 dic. (askanews) -

Askanews: Sergey Viktorovich, Lei è ministro degli Esteri della Federazione Russa da 15 anni, in questo arco di tempo in Italia si sono succeduti 10 capi della diplomazia: percepisce continuità nella politica estera italiana nei confronti della Russia? Oggi il nostro Paese è, o può essere ancora il 'ponte tra Europa e Russia' che ha cercato di essere in passato?

S. V. Lavrov: Devo confessare di non aver mai contato quanti ministri sono cambiati alla testa della diplomazia italiana. Ora lo so. Vi assicuro che con tutti ho avuto rapporti di lavoro costruttivi. Conto di stabilire anche con il ministro Luigi di Maio buoni contatti, sia professionali, sia personali. A mio parere il carattere distintivo del dialogo italo-russo sta nella sua tradizionale resistenza alle oscillazioni della congiuntura politica. Abbiamo collaborato con successo sia con governi di centrosinistra, sia con quelli di centrodestra. Constato con soddisfazione che anche la parte italiana mantiene un approccio ponderato e pragmatico nei confronti dello sviluppo delle relazioni bilaterali, ivi compresi gli aspetti economici. Tutto questo ha un significativo impatto pratico. Per esempio nel nostro Paese operano circa 500 ditte e istituti bancari italiani ai quali il governo della Federazione Russa presta il sostegno necessario. Purtroppo, oggi, le dinamiche della nostra interazione sono influenzate negativamente da fattori esterni, soprattutto dalla spirale sanzionatoria imposta dalla burocrazia di Bruxelles, su istigazione di Washington, in contrasto con gli interessi delle popolazioni europee. Sappiamo che gli ambienti economici e socio-politici italiani si esprimono sempre più spesso a favore di un ritorno alla piena collaborazione in tutti i settori. Crediamo che la diplomazia italiana con il suo peso e la sua autorevolezza possa contribuire a migliorare la situazione in Europa, costruendo relazioni tra Russia e Unione Europea su basi pragmatiche e non conflittuali.

Askanews: Il Medio Oriente è la regione dove è più evidente quanto il peso della Russia sulla scena internazionale sia cresciuto negli ultimi anni, a cominciare dalla Siria. Ora l'Occidente sospetta, e teme, un crescente attivismo russo in Libia, a favore del generale Haftar. Lei cosa risponde? E quale futuro vede per la Libia?

S. V. Lavrov: La politica russa in Libia è estremamente responsabile, non ha una dimensione geopolitica e mette al primo posto gli interessi dei libici. Non ci schieriamo nel conflitto. I nostri approcci alla risoluzione delle situazioni di crisi, che si tratti del Medio Oriente o di altre regioni del mondo, si basano sempre sul principio di un dialogo nazionale onnicomprensivo, volto a trovare soluzioni di compromesso, sulla base delle norme del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Abbiamo più volte ribadito pubblicamente questa posizione, anche in occasione di conferenze internazionali sulla Libia. Il nostro obiettivo è aiutare i libici a superare il caos in cui il loro Paese è stato precipitato otto anni fa, dall'intervento illegittimo della NATO, e a ripristinare su tutto il suo territorio la pace e la sicurezza tanto indispensabili per uno sviluppo sostenibile. Penso che non solo noi, ma l'intera Comunità internazionale veda in questo modo il futuro della Libia. Riteniamo che la componente più importante per stabilizzare la situazione in quello Stato nordafricano e nell'intera regione del Medio Oriente nel suo complesso resti la lotta senza compromessi contro il terrorismo, che può essere sradicato solo attraverso sforzi collettivi e sulla base delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite.

Askanews: Sulla crisi ucraina dopo l'elezione del presidente Zelensky in Europa si sta diffondendo un certo ottimismo: Lei condivide? Pensa sia possibile a breve una soluzione che permetta anche il rilancio del dialogo Ue-Russia sul fronte delle sanzioni?

S. V. Lavrov: La questione fondamentale è: vuole l'Ucraina stessa normalizzare le relazioni con il nostro Paese? Abbiamo ripetutamente affermato che lo scontro non è nell'interesse dei due Paesi. Mosca è pronta per un dialogo costruttivo con Kiev. Spetta ora alla parte ucraina. È risaputo che il nostro Paese non è mai stato e non è parte del conflitto del Donbass. Lo status della Russia nel Gruppo di contatto è lo stesso di quello dell'OSCE. E nel 'Formato Normandia' è lo stesso della Francia e della Germania. Per superare la crisi interna ucraina è necessario attuare integralmente il pacchetto di misure di Minsk approvato dalla risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Quindi, la chiave per una possibile ricomposizione è a Kiev. Spetta alle autorità di Kiev stabilire finalmente un dialogo diretto e duraturo con Donetsk e Lugansk. Per quanto riguarda le relazioni UE-Russia continuano ad essere largamente influenzate da un piccolo gruppo di russofobi all'interno della UE, che, con il sostegno degli Stati Uniti, non nascondono il loro interesse a 'contenere' la Russia. E questo è un problema sintomatico dell'Unione Europea: l'incapacità di costruire il consenso su una base positiva. Per parte nostra, rimaniamo aperti alla cooperazione pragmatica con l'Unione Europea, nostro vicino e importante partner commerciale ed economico. Siamo convinti che sarebbe possibile trovare una soluzione ai problemi esistenti, se ci si attenesse ai principi del rispetto dei reciproci interessi.

Askanews: E le relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump? Ora che gli Usa entrano in una nuova, agitata, fase elettorale, prevede complicazioni?

S. V. Lavrov: La Russia non aspira certamente a creare nuove difficoltà nelle sue relazioni con gli Stati Uniti. Al contrario, da molto tempo proponiamo ai nostri partner americani di costruire un'interazione stabile e prevedibile in tutti i campi, indipendentemente da cicli elettorali e da altri fattori congiunturali interni. Purtroppo, negli ultimi anni, il dialogo tra i nostri Paesi è diventato di fatto ostaggio di contraddizioni crescenti all'interno dell'establishment di Washington. Una parte dei suoi rappresentanti, nel quadro della lotta tra partiti, ha inasprito la propria russofobia, si potrebbe anche dire che ha scommesso su di essa per raggiungere i propri egoistici obiettivi. A tal fine, in particolare, sono state fabbricate e diffuse insinuazioni assolutamente infondate sull'ingerenza russa nelle elezioni americane e sulla collusione con la squadra di Trump. Sono stati intrapresi alcuni passi ostili contro il nostro paese, tra cui le sanzioni, l'espulsione di massa di diplomatici e il sequestro di proprietà diplomatiche. Oltre all'inevitabile danno su larga scala ai rapporti bilaterali, tali azioni hanno innescato un generale incremento della tensione negli affari internazionali, creando ulteriori rischi per la sicurezza globale, per la quale Russia e Stati Uniti, in quanto detentori di più grandi potenziali nucleari, hanno avuto storicamente una particolare responsabilità. Il Presidente Trump, a quanto possiamo capire, è nel complesso consapevole delle conseguenze di cui sarebbe foriero il perdurare dello scontro tra Mosca e Washington. Tuttavia, la non facile situazione politica all'interno degli Stati Uniti continua a complicare, e persino a bloccare le spinte positive. Da realisti, quali siamo, comprendiamo che, con l'avvicinarsi delle nuove elezioni presidenziali in America, coloro che non ci vogliono bene possono ancora una volta tentare di utilizzare la 'carta russa' e risolvere i loro problemi a spese della Russia. Agiremo in modo pragmatico: rispondendo a mosse ostili, ma rimanendo aperti al ripristino del dialogo con Washington su una base costruttiva, alla ricerca comune dei modi per risanare le relazioni russo-americane. La stabilizzazione bilaterale andrebbe a vantaggio sia nostro che degli americani e della comunità internazionale nel suo complesso e offrirebbe opportunità per realizzare il significativo potenziale di cooperazione in vari settori. Tra i temi che richiedono un'attenzione prioritaria figurano la stabilità strategica, la lotta al terrorismo internazionale e ad altre sfide pericolose.

Askanews: Non è il primo anno che Lei partecipa alla Conferenza 'Rome: Mediterranean Dialogue'. Ha aspettative diverse rispetto all'anno scorso? Cosa pensa di questa piattaforma di dialogo?

S. V. Lavrov: partecipo volentieri per la quinta volta al convegno 'Rome: Mediterranean dialogues'. Questo forum si è rivelato un'utile piattaforma di dialogo su un'ampia gamma di temi dell'agenda mediterranea. Tale lavoro congiunto è particolarmente rilevante oggi, quando i complessi processi che si svolgono in questa regione del mondo richiedono un'analisi spoliticizzata seria e completa. Naturalmente, apprezzo l'opportunità di incontrare i miei colleghi stranieri a margine della conferenza. Sono certo che anche questa volta le discussioni si svolgeranno in modo costruttivo e saranno significative e incentrate sulla ricerca di soluzioni equilibrate ai numerosi problemi che affrontano i popoli del Mediterraneo.