Lazio a un passo dal target 80% vaccinati. "Guardiamo al modello Danimarca"

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D'Amato (Photo: Getty)
D'Amato (Photo: Getty)

Il Lazio corre. Fin dall’inizio delle vaccinazioni, la Regione ha proceduto spedita, mostrando da subito efficienza nell’organizzazione degli hub vaccinali e nella disponibilità dei cittadini all’immunizzazione. Questo ha fatto guadagnare al territorio alla cui guida c’è il Governatore Zingaretti e l’assessore alla Salute Alessio D’Amato, l’appellativo di “nave-scuola” o capofila in fatto di somministrazioni. Non è un caso che dalla Regione Lazio si apprestino a sottolineare questo successo, riconoscendosi il merito di essere la prima regione italiana a raggiungere la soglia dell′80% di immunizzati.

“Noi la raggiungeremo intorno l′8-9 di settembre e desideriamo andare ulteriormente avanti, arrivando a fine settembre a raggiungere l′85-86% dei completamente vaccinati” dice ad HuffPost D’Amato “ci attendiamo dunque, avendo una maggiore copertura, sia una riduzione del numero dei casi, pertanto delle incidenze, sia dei riflessi sulla rete ospedaliera con una riduzione dei tassi sia di occupazione in area medica che in terapia intensiva”.

Un entusiasmo che si basa su numeri certi. Ad oggi sono il 69,8% le persone completamente vaccinate nel Lazio, contro il 68,9% del Molise, il 68,4% della Lombardia, il 67,7% della Puglia, solo per citare le più virtuose. Seguendo un’elaborazione prospettica fatta dal Sole 24 Ore, quindi, il Lazio dovrebbe raggiungere (tenendo questo ritmo) l′80% di vaccinati, e quindi la soglia di sicurezza auspicata e fissata dal generale Figliuolo, il 10 settembre 2021. Molto presto se consideriamo che a livello nazionale la data del raggiungimento della soglia è fissata per il 23 settembre. Il 12 settembre per la Lombardia, il 14 settembre per il Molise, il 9 ottobre per il Veneto e così via.

Cosa potrebbe voler dire il primato del Lazio? “Guardiamo con attenzione a quello che sta succedendo in Danimarca”, ci spiega l’Assessore alla Salute del Lazio, “perché hanno più o meno gli stessi abitanti della nostra Regione e lo stesso livello di vaccinazioni e lì hanno deciso a partire dal 15 settembre di togliere tutte le misure di restrizioni”.

Naturalmente, riflette D’Amato, questo non sarebbe possibile nel Lazio, perché loro sono un Stato e hanno una modalità diversa decisionale, “ma guardiamo con favore a quanto accadrà, perché se funzionasse significherebbe che il raggiungimento di una soglia così importante permetterebbe di favorire maggiormente la circolazione, l’utilizzo di spazi sociali e quant’altro. Allentare le misure è una decisione che va presa su base nazionale, ma il fatto che abbiamo nel Lazio gli stessi abitanti della Danimarca e quasi la stessa copertura vaccinale, potrebbe rafforzare eventualmente ulteriori posizioni e scelte che devono comunque essere prese dal Governo”. Insomma, anche in questo senso il Lazio si candida ad essere nave-scuola per provare eventuali allentamenti delle restrizioni anticovid, avendo oggettivamente i dati migliori in fatto di copertura vaccinale.

Le Regioni, come abbiamo in parte visto, viaggiano in ordine sparso. Ma cosa vuol dire questo in termini pratici? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi: ”Sappiamo che l’immunità di gregge non può essere raggiunta, perché vorrebbe dire lo spegnimento della circolazione del virus con la riduzione del Rt sotto l′1 grazie all’immunizzazione massiva” ci spiega. Naturalmente questo non è possibile perché “abbiamo il limite che questa vaccinazione ad oggi si può fare solo dai 12 anni in poi, quindi rimane, pur ammettendo che tutti si vaccinino, una bella fascia di soggetti suscettibili e sappiamo che la variante Delta si diffonde più facilmente fra i giovani per la sua ampia contagiosità. Quindi i virus rimarrà, si spera però con una convivenza più civile”.

Dunque il successo precoce del Lazio non significa nulla a livello pratico? “È bello perché dimostra una disponibilità dei cittadini a vaccinarsi e una capacità organizzativa di raggiungimento dell’obiettivo nei tempi previsti o addirittura prima”, ci dice Pregliasco. “Ma a livello pratico non cambia nulla, perché la variante Delta ha R0 pari a 7, il virus originario lo aveva pari a 2,5: questo vuol dire maggiore contagiosità e sposta in avanti anche la soglia dell’immunità di gregge, che come ho già detto sarà comunque difficile da raggiungere”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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