Le 11 tesi di Paolo Flores d'Arcais "Contro Habermas"

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di Rossella Guadagnini

Jürgen Habermas, tra i principali eredi della scuola di Francoforte, è considerato il filosofo più importante degli ultimi cinquant'anni sul piano internazionale. Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega, nel suo nuovo saggio "Contro Habermas" -appena edito da Nino Aragno- si impegna in un confronto critico col filosofo tedesco, che riguarda le tentazioni della fede, le illusioni del cognitivismo etico e infine la rinuncia alla lotta per la democrazia radicale.

Flores d'Arcais ritiene che, a partire dal dialogo tenuto a Monaco di Baviera con l’allora cardinal Ratzinger, divenuto poi Papa Benedetto XVI, Habermas abbia "progressivamente edulcorato le sue posizioni politiche, rinunciando alla prospettiva emancipatoria della 'democrazia radicale' e ripiegando sul contributo che le religioni devono/possono dare a una democrazia altrimenti in crisi, perché incapace di garantire i presupposti normativi di libertà-eguaglianza-fratellanza su cui si fonda".

Per Habermas post-secolare infatti è "un bene che le religioni ritrovino un ruolo pubblico -ricorda Flores d'Arcais- pena l’incapacità della democrazia di affrontare la sfida di convivenze pluraliste da immigrazione inarrestabile o gli angosciosi dilemmi bioetici, dove nessuno può avere risposte certe".

All’analisi della società post-secolare il filosofo tedesco ha, di recente, dedicato un saggio-conferenza che sta facendo il giro del mondo, anche attraverso ripetute letture in diversi Paesi e continenti.

"Vorrei esaminare la sua proposta teorico-pratica criticamente -sostiene il direttore di MicroMega- attraverso 11 tesi per contrastare la nuova prospettiva indicata da Habermas". Secondo il pensiero del filosofo tedesco, la democrazia dovrebbe riscoprire le virtù delle religioni.

In altre parole, spiega d'Arcais, "per avere un domani, la democrazia deve oggi rinunciare al 'muro di separazione' tra vita politica e fedi religiose, che -a partire dall’America di Jefferson- ne ha segnato la nascita e accompagnato la diffusione. Cioè deve mandare in soffitta il concetto classico di laicità".

"Di più, e peggio -aggiunge poi Flores d'Arcais, tenace e rigoroso sostenitore dell'illuminismo- poiché il suo futuro è inesorabilmente multiculturale, la democrazia a detta di Habermas deve combattere nel presente ogni cascame ideologico che continui a giudicare le religioni illusione, anziché riconoscerle come insostituibili risorse: etiche, politiche e perfino della vera conoscenza".

Queste le tesi di fondo dell’ultimo Habermas. "Sconcertanti è il meno che si possa dire -commenta il direttore di MicroMega- Habermas non è una voce fra le tante. E', da quasi due generazioni, il filosofo (almeno sulla scena continentale), l’erede della scuola di Francoforte, di un pensiero radicalmente critico verso ogni 'establishment'.

Insomma, è l’intellettuale pubblico che ha saputo dare "all’impegno civile la sua veste più recente, quella del patriottismo costituzionale, un paradigma capace di fornire al mondo progressista una risposta teorico-politica all’estinguersi dei marxismi.

n questo universo di discorso (e di possibile prassi conseguente), una laicità intransigente sembrava scontata. E invece ora per Habermas -conquistato al 'politically correct'- la secolarizzazione è divenuta un abbaglio eurocentrico".

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