Le 5 cose che avreste voluto sapere prima di avere figli e nessuno vi ha detto

Stefania Leo

Leggendo "Amori di mamma un #@**%" (Giunti), potreste avere l'impressione che Karen Alpert non abbia preso benissimo la maternità. Per tutto il libro non fa che lamentarsi del proprio corpo ormai irriconoscibile, delle abitudini stravolte, dell'assillo dato dalle urla dei bimbi in auto con toni tra il furente e il riottoso. Be', forse non avete tutti i torti. Ma il suo memoriale può essere utile a tutte coloro che un figlio non l'hanno ancora avuto e che pensano - ingenue! - che mettere al mondo un bambino sia solo "semplicemente fantastico" e senza alcuna conseguenza. Karen Alpert scompiglierà le carte sul vostro tavolo, aiutandovi a sopravvivere anche grazie alla sua sferzante ironia.

Il vostro corpo cambierà. La prima mestruazione dopo la gravidanza non sarà una passeggiata: avete passato 15 mesi senza ciclo e vi siete rilassate, ma il vostro utero le ha tenute in serbo per voi. "La prima volta che ho avuto le mestruazioni dopo l'allattamento ho pensato che stavo morendo dissanguata e volevo chiamare l'ambulanza", dice la Alpert. Abbiamo osservato le nostre madri e ci siamo sempre chieste come siano arrivate ad avere quell'accumulo di grasso nella parte dove prima c'era solo il pube. Ecco, succede quando affronti e porti a termine una gravidanza. L'autrice lo chiama GASP (Grasso sopra la pancia) e vi provocherà non pochi grattacapi (certo, l'alimentazione americana non aiuta, ma noi abbiamo dalla nostra la dieta mediterranea, a cui aggiungere un po' di esercizio fisico per contenere i danni). Inoltre potreste notare un indebolimento della vescica: prima c'era la scusa del bimbo che vi premeva, mentre alloggiava comodamente nell'utero, ma ora?

Amori di mamma Karen Schwarz Alpert

Amerete le monovolume. Quando avete conosciuto il vostro attuale marito, eravate delle patite di auto sportive, vi piaceva farvi scarrozzare in lungo e in largo con la capote abbassatta, magari indossando un foulard e scicchissimi occhiali da sole. Ora vi piace la vostra monovolume. Anzi no, l'amate. Karen Alpert elenca sette ragioni per cui questo tipo di macchina diventerà il miglior alleato che potrete chiedere nella vostra giornata. Fra queste c'è l'abbondanza di sottobicchieri che possano contenere tutte le bibite di cui i vostri figli, a turno, hanno bisogno: nella sua ne conta 13. E poi, volete mettere la soddisfazione di poter infilare un carrozzino aperto dentro il cofano della vostra monomvolume, ampliato per l'occasione abbassando la terza fila di sedili?

La competizione. Dovrete confronarvi con madri che cercheranno a ogni occasione di farvi sentire - come dice la Alpert - "delle cacche". Vi racconteranno quanto è stato facile rimanere incinte o di quanto - nonostante tutto - riescano ancora a cucinare pasti di tre portate per cene con amici e parenti. Inoltre ricordatevi che per ogni foto "bimbo felice" postata da una mamma sui social, ne ha occultate o ha evitato di immortalare almeno 10 momenti in cui il pargolo non è affatto il ritratto della dolcezza, ma appare più simile a Satana. Per evitare il malessere derivante da questa continua corsa al premio inesistente di "Mamma migliore del mondo con figlio più intelligente/bello/calmo/simpatico del mondo", la Alpert lancia un appello: "Da ora in poi DOVETE, DOVETE, DOVETE sostenere le altre madri. Non stiamo facendo una gara. Siamo nella stessa squadra. E per quanto vi possa sembrare da sfigate, da oggi ci conforteremo a vicenda e cercheremo di far sentire meglio le altre riguardo al difficilissimo lavoro che stanno facendo". Amen, sorella!

Il tempo per espletare le funzioni vitali. Prima leggevate interi libri in bagno, completavate innumerevoli livelli di Candy Crush e riuscivate a organizzare le serate con le altre coppie amiche, tutto stando in bagno a fare le cose che fanno tutti gli altri esseri umani ogni giorno. Quando sarete mamme, il tempo da dedicare alle funzioni corporali diminuirà drasticamente e riuscire a fare la cacca nel minor tempo possibile, vi farà sentire come se aveste vinto un'olimpiade.

Viaggiare. Se scegliete di viaggiare con bambini al di sotto dei 4 anni, preparatevi alle occhiatacce delle persone che, mentre siete impegnati a scaricare di tutto al nastro dei controlli, vi guarderanno pensando "Ti odio con tutto il cuore e per carità divina non sederti nella mia fila". Benché potrete approfittare del bagaglio a mano extra e del fatto che i bambini fino a una certa età non pagano, ricordatevi che le compagnie aeree ve la faranno scontare in un modo molto subdolo: dovrete tenere in braccio i pargoli per tutto il volo. E ok, con un neonato è facile, ma provate voi a gestire un bambino di tre anni, professionista del calcio allo schienale e delle infinite domande tra cui la preferita di tutti noi: "Siamo arrivati? Siamo arrivati? Siamo arrivati?". Moltiplicatela all'infinito e avrete la versione contemporanea dell'Odissea di Omero.