Le 6 partite di politica estera più delicate per Trump

massimo basile

Silurato il consigliere anziano John Bolton e alzato il livello dello scontro con l'Iran, Donald Trump si trova sul tavolo sei dossier da gestire, dall'Afghanistan alla Russia, dal Medio Oriente alla Cina, dall'Iran alla Corea del Nord. Vediamo qual è la situazione di ognuno e quali gli obiettivi da raggiungere.

IRAN - Obiettivo principale: fermare Teheran nella corsa al nucleare. Secondo Trump è la maggiore minaccia per gli Stati Uniti. Il segretario di Stato, Mike Pompeo, considera l'Iran un fattore di destabilizzazione in Medio Oriente. Il primo atto della Casa Bianca è stato disconoscere l'accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 con Obama, alzando così il livello dello scontro. La linea di Bolton - fare pressioni per favorire un cambio di atteggiamento da parte di Teheran - sembrava destinata ad avere successo dopo il crollo della produzione petrolifera e la posizione di una parte dei vertici iraniani favorevoli a trattare con il "nemico". In vista dell'assemblea generale delle Nazioni Unite, con il primo grande appuntamento previsto per il 24 settembre, Trump ha detto di essere pronto a incontrare il presidente iraniano Hassan Rohani per rinegoziare tutto. "Se accetteranno, sarà grandioso - ha detto Trump - se non lo faranno, sarà grande lo stesso". Ma su un punto è stato chiaro: "Teheran non avrà mai un'arma nucleare".

MEDIO ORIENTE - Obiettivo principale: far accettare il piano Kushner di pace. Trump lo definì il "piano del secolo": si riferiva al lavoro portato avanti per due anni dal genero, Jared Kushner, convinto che il passo chiave fosse convincere i Paesi piu' ricchi dell'area a investire miliardi di dollari nei Territori palestinesi, ma le intenzioni si sono scontrate con lo scetticismo di alcuni alleati e il muro opposto dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu che vuole annettere quasi un terzo dei territori occupati, riducendo in pratica la Palestina a un'enclave circondata da Israele.

AFGHANISTAN - Obiettivo principale: guidare un piano di pace e ritirare il contingente americano. Le possibilità che un accordo venga raggiunto sono alte, perché sia Trump sia i talebani vogliono vedere l'area libera dalla presenza Usa. Contro questa soluzione si sono schierati i vertici militari americani, convinti che l'Afghanistan non sia ancora in grado di gestire da sola la transizione. Anche Bolton era contrario. La sua uscita può accelerare l'accordo.

COREA DEL NORD - Obiettivo principale: denuclearizzare il Paese e mettere fine al programma di missili a gittata intercontinentale. Trump ha definito "vincente" il suo rapporto con il leader Kim Jong-un, e ogni volta ricorda di essere stato il primo presidente americano della storia ad aver incontrato il suo omologo e messo piede nel suo territorio. Dopo tre incontri, Trump sostiene di aver messo uno stop al programma missilistico, al punto da aver scritto su Twitter che la "Corea del Nord non è piu' una minaccia". Secondo alcuni consiglieri della Casa Bianca, in realtà, la capacità nucleare di Kim sarebbe aumentata. L'intelligence Usa ritiene che i missili a corto raggio siano migliorati, così come quelli in grado di colpire le basi americane in Giappone e Corea del Sud grazie a una nuova generazione di missili.

Trump ritiene di poter controllare il leader coreano, prospettandogli un piano miliardario di investimenti, che prevede hotel e nuove strutture in una zona considerata strategica. La Corea garantisce un facile accesso a Cina, Russia, Corea del Sud e Giappone. Ma allo stesso tempo Trump porta avanti una politica fatta di bastone e carota: nei giorni scorsi ha invitato a cena alla Casa Bianca i genitori di Otto Warmbier, lo studente di 22 anni morto dopo essere finito in prigione in Corea del Nord, accusato di aver rubato un poster da un hotel di Pyongyang. I genitori hanno chiesto a Trump di reinserire la Corea nell'elenco degli "stati canaglia". Non lo farà, ma la cena è sembrato un avvertimento nei confronti di Kim.

CINA - Obiettivo principale: ridurre l'impatto economico sull'economia Usa. La guerra dei dazi doveva essere l'asso nella manica di Trump per indurre Pechino a miti consigli, ma non è stato così. I cinesi non hanno cambiato strategia. Così l'imposizione di nuovi dazi ha finito per gravare sui clienti americani, tanto da spingere il presidente a considerare una tregua. Rispetto ad altre aree del mondo, qui la Casa Bianca non sembra avere una strategia precisa. Gli Usa sperano che il presidente Xi Jinping alla fine ceda, ma intanto la Cina sta allargando la sua influenza in Africa, America Latina e Europa. Il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, è convinto che Xi alla fine sarà in grado di strappare il miglior accordo possibile per Pechino.

Il leader cinese ha un vantaggio su Trump: può portare avanti questa partita a scacchi a lungo, mentre il presidente americano deve arrivare a un risultato presto, in vista delle presidenziali del 2020.

RUSSIA - Obiettivo principale: il ritorno di Mosca nel G7. Trump è convinto che sia l'unico modo per tenere Putin sotto controllo, ignorando la questione ucraina e le ombre legate al Russiagate. L'appuntamento elettorale tra un anno ha il suo peso: l'Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza interna stanno cercando di contrastare l'opera di hackeraggio russo in vista delle presidenziali, ma Trump non vede rischi: è convinto che reintegrare Putin favorirà anche un accordo sul controllo bilaterale degli armamenti.