Le ambizioni di Erdogan arrivano fino alla Libia

Giuseppe Didonna

Se la guerra in Libia è destinata a continuare, la ragione sta nelle riserve di idrocarburi del Mediterraneo, posta in gioco di una partita geopolitica in cui Ankara ha negli ultimi mesi mostrato di voler assolutamente dare le carte. La fine della leadership di Muammar Gheddafi, ucciso nel 2011, ha creato due schieramenti contrapposti, che vedono da un lato il governo di Accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj a Tripoli, e riconosciuto dall'Onu, e dall'altro l'esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar a Bengasi. Entrambi non dovrebbero dotarsi di armi, in virtù di un embargo internazionale. Questo, in apparenza. In realtà Serraj, a Tripoli, è sostenuto militarmente da Qatar e Turchia, mentre Haftar può contare sulle forniture di Russia, Egitto, Emirati arabi e, sempre meno convintamente, Francia. Gli Stati Uniti sembrano defilati, pronti a muoversi solo se e quando l'Isis, che nel Paese africano si è insediato, rialzerà la testa.

È in questo caos che Recep Tayyip Erdogan ha inserito le proprie ambizioni, annunciando la firma di due diverse intese con il governo di Serraj. Il primo, che ha a che fare con i confini marittimi con la Libia, afferma, ignorando l'esistenza dell'isola greca di Kastellorizzo, il riconoscimento della giurisdizione turca su un pezzo di Mediterraneo in un contesto, che vede da un lato la crociata di Ankara nel difendere i diritti della parte turca di Cipro e dall'altro la Grecia.

Cosa c'entra Cipro

"Cipro - spiega Valeria Giannotta, docente universitaria a Ankara e direttore scientifico dell'Osservatorio Turchia del Cespi - è divisa in due, con la parte nord, la Repubblica turca di Cipro Nord, che secondo il diritto internazionale non è uno stato sovrano ma è riconosciuta come un'occupazione dopo i tragici avvenimenti degli anni 70. In base ai primi accordi di Cipro, entrambe le comunità greco cipriote e turco cipriote hanno gli stessi diritti sull'uso delle risorse. Essendo la Repubblica di Cipro unico stato sovrano a livello internazionale, ha il diritto di gestire l'area e le acqua territoriali. Rimane, però, un vuoto di sicurezza e di riconoscimento dei diritti dei turco- ciprioti".

Il secondo protocollo, invece, riguarda forme di cooperazione militare, che prevedono l'addestramento e la collaborazione dell'esercito libico con le forze di Sarraj. A tal proposito, analisti del Kings College di Londra sottolineano come Serraj abbia bisogno dell'aiuto del 'sultano' di Ankara "per controbilanciare il peso militare di Haftar".

Il presidente turco ha presentato i due accordi come una spinta a sbloccare l'impasse che riguarda la sicurezza in Libia e spingere le parti a sedersi attorno al tavolo. Gli analisti sono tuttavia concordi nel notare come i memorandum firmati finiscano sì con il rafforzare la posizione di un alleato di Erdogan, ma soprattutto a ottenere maggiore legittimazione ad accedere alle riserve di idrocarburi al largo di Cipro. Sullo sfondo, la disputa personale tra lo stesso Erdogan e il presidente francese, Emmanuel Macron, sostenitore di Haftar, con i pesanti scambi di accuse volati in ambito Nato nell'ultimo mese in seguito all'intervento militare turco nel nord della Siria. "Per la Turchia il governo di Tripoli rappresenta un alleato naturale, considerando che Erdogan e Serraj hanno gli stessi nemici, in diversi contesti", fa notare Anas el Gomati, del Sadeq institute della capitale libica.

L'alleanza ha trovato una nuova, forte, ragione nella necessità di Ankara di reagire alle sanzioni dell'Europa per le trivellazioni compiute al largo di Cipro, nonché all'esclusione dal forum sulle riserve di gas nel Mediterraneo orientale, cui hanno partecipato rappresentanti di Grecia, Cipro, Egitto, Israele, Giordania e Italia. Il rapporto di reciproco aiuto con Serraj, da questo punto di vista, può far venire meno la paura di Ankara che un gasdotto che colleghi Cipro con l'Europa diventi realtà: l'accordo con la Libia impedisce di fatto che un tale progetto possa realizzarsi senza il benestare di Erdogan, che ha intanto definito "possibili" dei pattugliamenti da parte della marina turca nel Mediterraneo orientale. "L'obiettivo - afferma Giannotta - è quello di contenere le mire dell'asse Cipro-Egitto-Israele, proteggendo l'interesse della Turchia".

Ankara può davvero inviare truppe a Tripoli?

Oltre ai pattugliamenti, Erdogan ha paventato la possibilità che Ankara invii truppe in Libia se Serraj lo chiederà e ciò, ha aggiunto, non violerebbe le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu, perché l'Italia ha già un piccolo contingente su suolo libico. Al di là della minaccia, appare difficile che Erdogan possa davvero inviare uomini in Libia. "Si tratta, per il momento, di retorica politica, utile a imporsi nello scenario regionale e fomentare gli animi", sottolinea Giannotta, che aggiunge: "Sarebbe una decisione impopolare dal punto di visto interno: se dalla Siria giungevano legittime preoccupazioni date da minacce terroristiche, per quel che riguarda la Libia non vi sono margini per legittimare un intervento militare su base di preoccupazioni nazionali interne. Potrebbero esservi, invece, spazi decisionali per l'invio di truppe in chiave di addestramento come avviene in altre parti (Qatar, Somalia)".

Una eventuale operazione in Libia, insomma, scatenerebbe i partiti di opposizione e costituirebbe un nuovo fardello sulla fragile e lenta ripresa economica del Paese. La minaccia di Ankara sembra più una spinta a includere la Turchia in trattative da cui è finora stata esclusa e niente più, se si considera che l'intervento in Siria ha inoltre costretto Erdogan a equilibrismi diplomatici con Russia e Usa e peggiorato ulteriormente i rapporti tra Ankara e l'Europa.

Basterebbe il timore di perdere l'amicizia con Vladimir Putin a frenare Erdogan, che dovrà tenere conto anche di una sicura reazione da parte della comunità internazionale e del fatto che non potrà giustificare agli occhi del proprio Paese la scelta interventista con ragioni di sicurezza nazionale, come di recente avvenuto in Siria. "Se la parte energetica degli accordi - conclude Giannotta - fa perno su protezione della interesse nazionale turco a difesa dei diritti dei turco ciprioti e anche sulle velleità di Ankara di ergersi a hub energetico (diversi sono gli accordi in corso: Tanap, Turkish Stream); dall'altra parte, la retorica delle truppe è solo fine a far accrescere il consenso attorno al presidente turco".