Le antinomie dell’arte e della ragione: Francolino da Mazzoleni

Image from askanews web site
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Milano, 23 lug. (askanews) - Andrea Francolino è uno degli artisti più interessanti sulla scena contemporanea italiana, che da anni porta avanti una ricerca consapevole, solida, lontano dalle mode. Nella sua prima personale alla galleria Mazzoleni di Torino affiora una sequenza di antinomie. Da una parte, l'indagine per mappare viaggi che attraversano interi territori; dall'altra, la registrazione di minime tracce del terreno con millimetrica attenzione. L'esposizione, intitolata "Venne all'esistenza lo Spazio beante" e curata da Lorenzo Benedetti, si aprirà al pubblico il prossimo 22 settembre.

Questo gioco tra il micro e il macro produce una tensione sulla dimensione di paesaggio. Come nel primo paradosso di Zenone ("Se le cose sono tante, necessita che siano esattamente il numero che sono, non più né meno. Se sono il numero che sono, sono finite. Ma se le cose sono tante, sono infinite, perché sempre in mezzo ad esse ce ne sono delle altre, e altre ancora in mezzo a queste, e così le cose sono infinite di numero". Zenone, Frammenti) nel quale il filosofo evidenzia le contraddizioni della molteplicità, così Francolino ci mostra l'infinito tra una piccola crepa vicino a noi e gli stessi schemi in una costa oceanica o nel profilo di una catena montuosa. Nelle opere in mostra emerge questa continua dualità che ci circonda quotidianamente. Non solo gli elementi naturali, ma anche i percorsi di ricerca diventano forme irregolari che rispecchiano andamenti organici, frattali entropici che si diffondono attorno, nei tragitti e nelle crepe che assumono un infinito numero di possibilità.

Francolino è alla ricerca di un senso a questa casualità nella serie di opere in vetro Caso x caos x infinite variabili nelle quali la rottura viene replicata nella sua dimensione originaria generando un rapporto tra naturale e artificiale: il tentativo di ricostruire il percorso di una linea imprevedibile. Ogni crepa è una forma a se stante, come ogni itinerario è unico e irriproducibile.

La ricerca di questa riproducibilità diventa l'elemento che unisce tutte le differenti ricerche spazio-temporali. Lo stesso principio viene mostrato in una serie di video che hanno come titolo Minuto in cui immagini di crepe, ogni secondo differenti, sono proiettate su segni di matrice casuale presenti su vari supporti nel tentativo impossibile di "giusta" sovrapposizione.

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