Le attese per l'incontro Putin-Xi a Samarcanda, in Uzbekistan

Alexei Druzhinin / Sputnik / AFP

AGI - Cresce l'attesa per il primo incontro di persona tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, previsto per settimana prossima, a margine del vertice della Shanghai Cooperation Organization (Sco) a Samarcanda, in Uzbekistan.

Una prima conferma è arrivata oggi dall'ambasciatore russo a Pechino, Andrey Denisov, che ha parlato di un incontro "serio e completo" tra i due capi di Stato su cui le diplomazie di Mosca e Pechino stanno lavorando. Pechino, per ora, rimane silente, ma secondo quanto emerso nei giorni scorsi, il presidente cinese sarà in visita in Kazakistan il 14 settembre prossimo, a ridosso del vertice della Sco.

La visita coinciderebbe con il ritorno di Xi su palcoscenico internazionale, a oltre due anni e mezzo dall'ultima missione all'estero, nel gennaio 2020, pochi giorni prima dello scoppio del focolaio di Wuhan, il primo noto di Covid-19.

Il faccia a faccia con Putin sarebbe il primo dall'incontro di febbraio scorso, quando Putin si recò a Pechino per l'apertura delle Olimpiadi Invernali. L'incontro tra Xi e Putin di settimana prossima sarà preceduto dall'Eastern Economic Forum di Vladivostok, a cui partecipa per la Cina il numero tre della gerarchia politica cinese, Li Zhanshu, presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, l'organo legislativo del parlamento cinese, e precede di un mese l'inizio del ventesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, da cui è attesa una riconferma di Xi al vertice del partito per un terzo mandato consecutivo.

L'intesa tra Mosca e Pechino passa anche attraverso il piano militare: la Cina partecipa alle esercitazioni congiunte Vostok 2022 con uno spiegamento di forze tra i più ragguardevoli mai messi in campo per esercitazioni militari all'estero, con oltre duemila soldati e trecento mezzi militari.

Nonostante la partnership con Pechino, che la Russia definisce "senza limiti", la Cina ha sempre cercato di considerarsi neutrale rispetto alla guerra in Ucraina, senza mai condannare Mosca per l'invasione e dicendosi favorevole a colloqui diretti tra Mosca e Kiev, ma neppure sostenendo direttamente la Russia con la fornitura di armi.

Pechino ha invece incassato il sostegno di Mosca sulla questione di Taiwan, dopo le critiche di Putin alla visita sull'isola della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, che ha adirato la Cina.

A luglio la Russia si è confermata per il terzo mese consecutivo al primo posto per le forniture di greggio alla Cina, che si avvantaggia dei prezzi scontati del greggio russo in seguito alle sanzioni imposte dall'Occidente a Mosca per l'invasione dell'Ucraina. E proprio nel settore dell'energia è arrivato l'ultimo segnale di intesa tra Pechino e Mosca: il colosso degli idrocarburi cinese China National Petroleum Corporation (Cnpc) ha siglato un accordo con il gigante dell'energia russo Gazprom per il pagamento delle forniture di gas in rubli e yuan, riducendo quindi la dipendenza russa dal dollaro e dall'euro, già colpita dalle sanzioni.

L'accordo "semplificherà i calcoli" e costituirà un "eccellente esempio" per altri gruppi, ha commentato il Ceo di Gazprom, Alexei Miller. L'intesa giunge a soli pochi giorni dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che aveva messo in collegamento la ripresa delle forniture di gas russo all'Europa con la revoca delle sanzioni che, a suo dire, impediscono la manutenzione degli impianti, e segna un nuovo capitolo di cooperazione tra i due giganti dell'energia.

Gazprom e Cnpc avevano rinsaldato l'intesa alla vigilia dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022, con un accordo per ulteriori dieci miliardi di metri cubi di gas all'anno, con le prime consegne che dovrebbero cominciare nel giro di due o tre anni. Le consegne di gas russo alla Cina erano cominciate già nel 2019 attraverso la condotta Power of Siberia, che attraversa l'estremo oriente russo, a cui si aggiungono quelle di gas naturale liquefatto (Lng).

Il mercato cinese appare sempre più appetibile per Mosca, anche se in prospettiva: nel 2021, le esportazioni di gas russo alla Cina hanno raggiunto quota 16,5 miliardi di metri cubi.