Le autorità sanitarie britanniche temevano una pandemia 'imminente' nel 1997

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LONDON, ENGLAND - DECEMBER 16: People walking at streets wear mask due to the increase in cases of the Omicron variant of the COVID-19 in London, United Kingdom on December 16, 2021. The UK recorded its highest daily number of COVID-19 cases since the start of the pandemic. The daily case-count reached 88,376. (Photo by Hasan Esen/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
LONDON, ENGLAND - DECEMBER 16: People walking at streets wear mask due to the increase in cases of the Omicron variant of the COVID-19 in London, United Kingdom on December 16, 2021. The UK recorded its highest daily number of COVID-19 cases since the start of the pandemic. The daily case-count reached 88,376. (Photo by Hasan Esen/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Le autorità sanitarie del Regno Unito temevano l’arrivo “imminente” di una “pandemia influenzale” nel 1997. È quanto emerge dai files degli archivi dell’Irlanda del Nord pubblicati oggi, in cui emerge un documento inviato da Londra in cui si invitava la sanità locale a prepararsi all’epidemia.

In uno scenario che per certi versi ricorda quello vissuto con la pandemia del coronavirus 23 anni dopo, si faceva riferimento all’arrivo di un virus dall’estremo oriente e alla serie di misure da adottare in Gran Bretagna, fra cui la possibile chiusura delle scuole, la vaccinazione diffusa e la limitazione dei viaggi internazionali. All’epoca, i primi casi di influenza aviaria (H5N1) nell’uomo avevano causato qualche decesso a Hong Kong, ma l’epidemia alla fine era stata contenuta con un abbattimento di massa di polli.

Il Dipartimento della sanità, dei servizi sociali e della sicurezza pubblica dell’Irlanda del Nord aveva ricevuto un piano di emergenza per l’influenza pandemica nel marzo del 1997. Come riporta il Guardian, il piano recitava: “Le seguenti condizioni che coesistono suggeriscono che una pandemia è imminente. Sta emergendo un nuovo ceppo di virus dell’influenza che ha un marcato cambiamento antigenico, un nuovo virus; c’è un’elevata percentuale di persone suscettibili nella popolazione, cioè senza immunità al nuovo virus né da vaccinazione né da precedente infezione con un virus simile; prove che il nuovo virus può diffondersi e causare malattie negli umani”. Il documento continuava: “I nuovi ceppi modificati del virus dell’influenza si sono diffusi in Asia o anche in Europa”.

I documenti declassificati sono stati messi a disposizione del pubblico dal Public Record Office of Northern Ireland e possono essere visionati presso gli Archivi Nazionali.

In risposta all’emergenza prevista, l’allora ufficiale medico senior per l’Irlanda del Nord, la dottoressa Elizabeth Mitchell, aveva redatto un piano di emergenza per la regione nel dicembre 1997, per aiutare il servizio sanitario locale a preparare una bozza di disposizioni. La bozza affermava: “L’immunizzazione con un vaccino antinfluenzale opportunamente formulato può ridurre l’impatto dell’influenza, in particolare tra quei gruppi di popolazione più a rischio di malattie gravi o di morte. Sarà quindi necessario dare priorità agli accordi di emergenza per garantire le forniture di vaccino contro il nuovo ceppo, e per immunizzare il maggior numero possibile di persone”. Un quadro del tutto sovrapponibile a quello attuale.

Una lettera dell’allora direttrice medico dell’Irlanda del Nord, la dottoressa Henrietta Campbell, il 17 dicembre 1997 ai direttori della sanità pubblica e ai medici dell’Irlanda del Nord sollevava preoccupazioni per un focolaio di influenza aviaria a Hong Kong, che aveva infettato sei persone. “È improbabile che la diffusione dell’influenza possa essere fermata – aggiungeva la bozza del rapporto – ma si potrebbe forse ottenere un certo rallentamento riducendo i viaggi non necessari, soprattutto a lunga distanza, e incoraggiando le persone affette dalla malattia a rimanere a casa”.

Per quanto concerneva la chiusura delle scuole, il rapporto informava che “potrebbe causare alcuni problemi, soprattutto per i genitori che lavorano, ma sarebbe un’opzione da prendere in considerazione, in particolare se l’assenteismo degli insegnanti raggiungesse livelli in cui le scuole non potrebbero funzionare”. La bozza di Mitchell affermava inoltre che i ricoveri ospedalieri non urgenti, comprese le operazioni gravi ma non critiche, “necessiterebbero di essere riesaminati e potrebbero essere sospesi per rendere disponibili i letti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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