Le banche centrali scaldano i muscoli, pronte ad aiutare l'economia

Ivana Pisciotta

Il mondo economico ha gli occhi puntati sulle banche centrali, mentre la paura del coronavirus sta paralizzando i servizi, seminando il panico e mettendo a dura prova l'economia globale che si trovava già da sola in una fase di forte rallentamento.

La sensazione che la Fed, e più in generale, le banche centrali si stiano muovendo per limitare quantomeno i danni e irrobustire l'economia ha fatto volare Wall Street, con il Dow Jones che ha chiuso in rialzo di oltre il 5%, e anche il prezzo del petrolio. Penalizzate da una seduta comunque negativa, agganciate alla Borsa di New York, le piazze del Vecchio Continente sono riuscite dal canto loro a limare le perdite e a chiudere la seduta in territorio misto. Milano è stata maglia nera con il -1,50%. Insomma, sembra che i mercati siano oggi ottimisti. Ma perché lo sono, dopo aver archiviato la settimana peggiore dal 2008

La Fed ha già dichiarato di essere pronta ad usare "tutti" gli strumenti necessari, qualora necessario. E ora la Bce si dice pronta "ad adottare le misure adeguate e mirate, se necessario e commisurate ai rischi sottostanti" per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Si prevede che questo possa rassicurare i mercati sul fatto che le banche centrali stiano per scendere in campo.

Venerdì scorso la dichiarazione, abbastanza rara, del banchiere centrale americano Jerome Powell, è stata interpretata proprio come una promessa di un imminente taglio dei tassi di interesse, già nella prossima riunione del Comitato prevista per il 17 e 18 marzo. In realtà, potrebbe anche deciderlo indipendentemente dall'appuntamento di metà mese come successe ad esempio nel 2008 ma sarebbe, secondo alcuni economisti, una mossa rischiosa perché potrebbe alimentare un panico già esistente. 

Il taglio sarebbe una mossa importante perché i tassi di interesse determinano il costo del credito negli Stati Uniti: in genere, si aumentano i tassi d'interesse durante i boom economici per rallentare l'inflazione e si abbassano durante i momenti più difficili per rendere il credito più vantaggioso e sostenere così l'economia attraverso i consumi. E solo la Fed può decidere in tal senso. Attualmente, sono tra l'1,50 e l'1,75%.

Tra gli economisti, ci sono come prevedibile, pareri contrari: secondo alcuni, un taglio di tassi già bassi priverebbe l'economia di qualsiasi spazio di manovra per un rilancio e sarebbe tanto più inefficace in quanto, sostengono, gli effetti del coronavirus non influiscono sulla domanda ma sull'offerta. Oltre a tagliare i tassi, la Fed può iniettare liquidità nei mercati finanziari: ma questa è un'ipotesi scartata dai principali osservatori economici. Sembra insomma quasi 'fatta' per i tassi Usa, e anzi ad esempio Goldman Sachs prevede che a metà marzo verrà deciso solo un primo taglio, cui seguirà un altro a giugno. 

Sia come sia, a parte la Fed, la Banca del Giappone nel frattempo è intervenuta. "Seguiremo gli sviluppi della situazione con la massima attenzione, garantendo ai mercati la liquidità necessaria e assicurando stabilità con operazioni di mercato ed acquisti di asset”, ha fatto sapere Haruhiko Kuroda, il governatore della BoJ, dando così il via all'azione delle banche centrali per contrastare gli effetti del coronavirus. La Boj ha così deciso l'acquisto di titoli per 500 miliardi di yen, pari a 4,7 miliardi di dollari, operazione che ha avuto un'eco immediata sui mercati asiatici, e che potrebbe essere seguita in settimana dalla Banca centrale del Canada.

Si attende quindi l'entrata in scena di Powell. Si prevede che quella delle banche centrali sarà un'"azione concertata", e in questo senso va seguito l'incontro di domani del G7 finanziario, cui partecipano i Ministri finanziari e i governatori delle banche centrali. Sul tavolo, una drastica riduzione del costo del denaro come risposta al coronavirus, un "vaccino" economico insomma.