Le battaglie che hanno fatto la Manovra 2022

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Dal taglio dell'Irpef e Irap al superbonus, dalle bollette dell'energia alle cartelle, dalle pensioni al reddito di cittadinanza. Sono i temi su cui si è concentrata la discussione sulla legge di bilancio 2022 nei due mesi che vanno dal varo in Consiglio dei ministri all'approvazione delle modifiche da parte del Parlamento. La distribuzione degli otto miliardi previsti per l'intervento fiscale ha tenuto banco fin dal suo annuncio, con la norma uscita da palazzo Chigi che fissava solo i principi, mentre i dettagli sono arrivati solo con il pacchetto degli emendamenti firmati dal governo.

La decisione di concentrarsi sui redditi medio bassi, attraverso il passaggio da 5 a 4 aliquote Irpef, non ha trovato tutti d'accordo. I sindacati chiedevano di intervenire sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni, destinando tutte le risorse alla riduzione dell'imposta sulle persone fisiche; mentre l'industria avrebbe voluto una riduzione del cuneo fiscale. La versione finale prevede un taglio dell'irpef di 7 miliardi e l'eliminazione dell'irap per imprenditori individuali e professionisti, con un miliardo di spesa.

Anche intorno al reddito di cittadinanza c'è stato un dibattito molto animato, ma questa volta tra le forze di maggioranza, che ha visto da una parte gli ideatori della misura, il Movimento 5 stelle, e dall'altra i più grandi critici, la Lega, che proponeva di rivedere lo strumento e destinare una quota delle risorse ad altri capitoli.

Al Carroccio non è piaciuta nemmeno la norma di passaggio da quota 100 a un sistema previdenziale più sostenibile (ma non la riforma Fornero), con l'introduzione di quota 102. Forti le critiche arrivate anche dai sindacati, perché sarebbe troppo esiguo il numero dei lavoratori che potranno andare in pensione utilizzando la finestra creata per il 2022.

Altra battaglia che ha caratterizzato la legge di bilancio 2022 è stata quella sulle cartelle fiscali, con alcune forze di maggioranza, in particolare del centro destra, che chiedevano una nuova rottamazione e, dall'altro lato, quelle di centro sinistra contrarie. Il risultato è stata la proroga di 180 giorni per il pagamento dei ruoli che arriveranno nei primi tre mesi del prossimo anno.

Soluzione a tre mesi individuata anche contro il caro bollette di luce e gas, con 2 miliardi di risorse inizialmente fissate, che sono lievitate fino a 3,8 miliardi, grazie a uno 'stratagemma' contabile che ha consentito di 'liberare' 3,2 miliardi. Per attuare il piano il governo ha dovuto varare un decreto legge, a dicembre, travasato poi nella legge di bilancio con un emendamento del governo. Un altro decreto legge, invece, è servito per introdurre delle norme contro le frodi legate ai bonus edilizi, anch'esso inserito nella legge di bilancio con un emendamento.

E proprio uno dei crediti d'imposta introdotti per incentivare il settore edilizio ha tenuto la commissione Bilancio in stand by fino al 21 dicembre: tutta la maggioranza chiedeva di eliminare i paletti per il superbonus, a partire dal tetto isee di 25.000 euro per le ville unifamiliari, ma il governo non era assolutamente d'accordo per il costo dell'intervento.

Nella notte di votazioni è stato approvato un emendamento che accontenta le richieste del parlamento ma, al momento, ancora non è stato possibile esaminare la norma nella sua versione definitiva. A distanza di 2 giorni, infatti, non sono ancora stati pubblicati gli emendamenti approvati, che dovranno essere inseriti nel maxiemendamento che sarà presentato in aula all'apertura dei lavori (inizialmente fissata per le 18.00 ma rinviata alle 20.00).

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