Le bestie nere del marketing, secondo chi se ne intende

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AGI - La prima maratona online tutta dedicata al marketing va in diretta streaming il 15 dicembre alle 21. Si chiama Display e nasce dall'immaginazione di Michele Franzese, fondatore di Scaicomunicazione, creatore seriale di format e ideatore di “Heroes meet in Maratea”.

In uno show che ruba linguaggio e grammatica alle prime serate televisive, Franzese ha messo insieme le migliori menti che oggi lavorano nel campo del marketing. Per seguire Display in diretta il sito dedicato è www.displaylive.it. L'evento sarà replicato diventando un appuntamento mensile sui temi della digital transformation, ma con un approccio divulgativo. Noi, intanto, abbiamo chiesto ad alcuni degli speaker di questa prima edizione di raccontarci qual è l'atteggiamento del mondo della comunicazione che considerano un “epic fail”. Ecco, quindi, le bestie nere del marketing, secondo chi se ne intende.

Non solo consumatori

Matteo Rinaldi. Ha lavorato con alcuni dei brand più famosi al mondo, tra cui Danone, Coca-Cola, L'Oréal, Carlsberg, VISA, Carrefour, Revlon, Juventus.

Troppo spesso le aziende commettono l'errore di studiare i consumatori solo in relazione alla propria categoria di prodotto (bevitori di birre, fumatori, ascoltatori di musica, ecc.). In questo modo è come se ci stessimo fermando al primo strato della cipolla. È solo continuando a sfogliarla che troviamo insights e risposte che ci aiuteranno a comprendere i comportamenti, i bisogni e le paure delle persone. Sfogliare la cipolla significa svestire la persona dai suoi panni di consumatore e comprenderla come essere umano.

Dna digitale cercasi

Josè Compagnone. Esperto di web usability, membro del Gruppo di Lavoro Usabilità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il web rappresenta una grande opportunità ma non tutti riescono a coglierla. Uno dei problemi alla base del fallimento è relativo alla mancanza di cultura digitale abbinata alla cultura imprenditoriale. Molte aziende si lanciano alla realizzazione del sito senza aver studiato il mercato, i clienti e la fattibilità del progetto. Quasi tutti falliscono, perdendo la possibilità di aprirsi a nuovi mercati che potrebbero rivoluzionare le sorti aziendali. Gli imprenditori devono studiare e l'azienda del futuro dovrà necessariamente avere un DNA digitale per competere e sopravvivere.

C'è marketing oltre la pubblicità

Veronica Gentili, esperta di Facebook 

Pensare che fare marketing sia solo fare pubblicità quando in realtà quella è solo la punta dell'iceberg. Il marketing richiede analisi, progettazione, monitoraggio attento, insomma ciò che solo un professionista può fare.

Oltre il necessario

Luca Senatore, direttore di Genie Goals, agenzia vincitrice del premio Google Award, come migliore agenzia di marketing

L'atteggiamento del marketing che rappresenta un epic fail è il cercare di vendere ciò di cui il consumer ha bisogno. Se tutti comprassimo ciò di cui abbiamo bisogno, guideremmo tutti le Skoda (senza offesa per la Skoda).

Investimenti nel digitale cercasi

Paolo Boccardi. Uno dei creativi italiani più premiati, fra i molti riconoscimenti anche 10 Cannes Lions

Dal mio punto di vista l'errore operativo che commette il marketing aziendale quasi quotidianamente è quello di considerare strategicamente il digitale come elemento rilevantissimo nella strategia ma all'atto pratico riserva pochissime risorse economiche per lo sviluppo dello stesso, attuando strategie basate quasi sempre su campagne display e pianificazione degli spot tv in vari tagli. Quando ci sono attività strategicamente ineccepibili e eseguite come si dovrebbe i progetti brillano nel firmamento della comunicazione.

Esperti digital si diventa

Marta Basso, CoFounder Generation Warriors content farm, che lavora per eliminare il gap generazionale, è stata nominata LinkedIn Top Voice nel 2020

Pensare di potersi “non-formare”. Si parla tanto di presunti esperti digital che perpetrano un atteggiamento tossico nei confronti dei malcapitati, e questi vanno condannati su tutta la linea, ma se di fronte alla possibilità di formarci su certi argomenti noi rinunciamo di farlo sperando esistano scorciatoie, la responsabilità non è anche un po' nostra?

Instant marketing ad libitum

Vera Gheno. Sociolinguista specializzata in comunicazione digitale

Per me un epic fail è l'instant marketing ad libitum: l'instant marketing funziona se è fresco, se rappresenta una novità, se dice qualcosa di davvero interessante. All'ennesima azienda che fa lo stesso riferimento di instant marketing la gente, francamente, si è già stufata. Possibile che molti non si rendano conto che il troppo stroppia, e che dopo un po' quello specifico riferimento non fa altro che provocare una sensazione di fastidio, di indigestione?

Paga noccioline, avrai scimmie

Alfredo Accatino, gran maestro di eventi, colonna portante di Filmmaster

Digitale non vuole dire risparmiare sul budget, anche negli eventi live, o nell'affidamento dell'interfaccia social alla migliore offerta. Metti il tuo futuro nelle mani giuste? Sarà la qualità l'elemento distintivo. Sembra assurdo, ma vincerà chi spenderà il giusto, e non solo meno. Del resto non era proprio il marketing a dire che occorre investire in comunicazione soprattutto quando si è in crisi?

 

I dati contano

Chiara Bacilieri, responsabile di un team di esperti di psicologia del lavoro e data science in Lifeed

Nell'era della personalizzazione, non si parla d'altro che di omnicanalità, di Intelligenza Artificiale e algoritmi predittivi, di combinare Big e Small Data per offrire una customer experience su misura...

Eppure, ci sono tanti casi in cui il Customer Relationship Management non è altro che un Customer Record Management: un banale contenitore di dati, senza un'intelligenza in grado di analizzarli e utilizzarli. Nell'era della personalizzazione, anzi, dell'iper-personalizzazione, peggio di non raccogliere dati sui clienti c'è solo una cosa: usarli senza pensare.