Le Borse di Shanghai e Hong Kong sospendono la quotazione di Ant Group

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Le Borse di Shanghai e Hong Kong hanno deciso di sospendere la Ipo di Ant Group, braccio finanziario di Alibaba, inizialmente prevista per il 5 novembre prossimo e destinata a essere la più grande di sempre con i suoi 34,4 miliardi di dollari. In due comunicati a breve distanza l'uno dall'altro, le due Borse hanno comunicato lo stop, all'indomani dell'incontro tra Jack Ma e i vertici di Ant Group con le autorità finanziarie cinesi.

Lo Shanghai Stock Exchange ha citato cambiamenti a livello normativo della tecnologia finanziaria: Ant Group non avrebbe soddisfatto le condizioni di emissione di azioni e di quotazione e i requisiti di divulgazione delle informazioni. Una nota analoga emessa dallo Hong Kong Stock Exchange sottolinea che “i cambiamenti nell'ambiente normativo della tecnologia finanziaria possono fare sì che la società non soddisfi le condizioni di emissione e di quotazione pertinenti o i requisiti di divulgazione delle informazioni, quindi è stato deciso di sospendere la quotazione”.

 I dubbi di Pechino sull'Ipo da record si sono manifestati apertamente ieri, con la convocazione di Jack Ma e di due top manager di Ant Group, il presidente Eric Jing e il Ceo Simon Hu, da parte delle quattro authority finanziarie cinesi: la People's Bank of China (la banca centrale cinese) la Chinese Securities Regulatory Commission (l'ente di supervisione del mercato azionario) la China Banking and Insurance Regulatory Commission (l'ente a supervisione dei settori bancario e assicurativo) e la State Administration of Foreign Exchange (Safe).

I quattro enti cinesi non sono scesi nel dettaglio dei colloqui, ma la convocazione - rara - riguardava questioni di carattere normativo, secondo i media cinesi, soprattutto dopo l'introduzione di una bozza di regolamentazione sui micro-prestiti on line stesa dalla stessa banca centrale cinese e dalla Cbirc, che prende di mira proprio i gruppi del fintech.

 Dopo i colloqui con le authority di Pechino, Alibaba ha sottolineato in una nota l'impegno a “mettere in atto in profondità le opinioni dell'incontro”, ad abbracciare la regolamentazione e a servire l'economia reale. Già nel fine settimana, però, erano emerse le preoccupazioni di Pechino per il contrasto tra lo sviluppo del settore fintech e le regolamentazioni del settore finanziario: esperti citati dal Financial News, pubblicazione della banca centrale cinese, avevano avvertito della necessità di rafforzare la supervisione per assicurare la stabilità finanziaria. Uno di loro, Guo Wenping, citava direttamente il servizio di prestiti Huabei di Alipay e altre società simili, per essersi avvantaggiati della mancanza di regolamentazione e di essere entrate in “competizione scorretta” con le istituzioni finanziarie, arrivando, in alcuni casi, a violare i diritti dei consumatori.

Domenica scorsa, invece, la Commissione per lo Sviluppo e la Stabilità Finanziaria del governo cinese aveva osservato che “l'innovazione e l'imprenditoria devono essere incoraggiate, ma allo stesso tempo dobbiamo rafforzare la supervisione e includere tutte le attività finanziarie in un quadro regolatorio”.