Le code e l’intensità: la forte relazione tra pubblico e autori

Le code e l’intensità: la forte relazione tra pubblico e autori

Mantova, 5 set. (askanews) – Una lunga coda fuori da Palazzo San Sebastiano: il pubblico aspetta di entrare all’incontro con un filosofo, Massimo Cacciari. Molti hanno già prenotato, moltissimi sperano di trovare ancora un biglietto. Succede al Festivaletteratura di Mantova, forse il più noto dei festival letterari italiani, che quest’anno festeggia la sua 23esima edizione. In un crescendo di numeri e presenze che, unito ai trend simili fatti registrare da altre kermesse culturali nostrane, certifica un interesse tangibile verso i libri.

Eppure l’Italia resta un Paese dove si legge pochissimo, dove la grande maggioranza delle persone non prende in mano neppure un libro all’anno. Qualcosa non torna, insomma e si può pensare che ci sia, in quelle folle sempre in attesa del prossimo autore in sala, una sorta di ricerca del contatto con la celebrità, più che una passione consapevole. Può essere, ma non è tutto.

Se infatti, in questi primi eventi dell’edizione 2019, ci si aggira nei luoghi di Festivaletteratura si scopre che il pubblico partecipa con intensità, e che gli scrittori, come per esempio Erri De Luca, cercano di stabilire un contatto diretto, per quanto breve, con chi si mette ulteriormente in fila per una firma sul libro. E l’intensità diventa concentrazione, fino quasi al limite della tensione intellettuale, nelle sale del conservatorio dove sul palco c’è un altro filosofo, Giorgio Agamben, uno dei pensatori decisivi per capire il nostro presente. Qui non conta la celebrità dell’ospite, qui non ci possono essere vezzi, ma solo il desiderio di ascoltare e di capire, o, per lo meno, il bisogno di qualcosa che vada oltre. Il che non risolve il problema della lettura in Italia, ma è tanto un segnale di speranza quanto una conferma dell’esistenza di una domanda culturale consapevole tra chi già fa parte delle minoritaria schiera dei lettori.