Le conseguenze delle spaccature dentro Pd e M5s. Cosa dicono i sondaggi

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AGI - L'insediamento del nuovo Governo guidato da Mario Draghi inizia a produrre effetti concreti. Non solo dal punto di vista dei provvedimenti (il nuovo Dpcm, e soprattutto le nuove nomine), ma anche da quello degli equilibri tra le forze politiche e della loro organizzazione interna.

Come avevamo intravisto la scorsa settimana, il centrodestra sembra beneficiare di questa nuova situazione con entrambi i suoi protagonisti: con la Lega di Matteo Salvini, che con la sua svolta filo-Draghi sembra aver recuperato un po' della credibilità che aveva perduto con l'azzardo del Papeete; ma anche con Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, che pare beneficiare di quello che Nando Pagnoncelli sul Corriere della sera ha definito “rendita d'opposizione” e ha ripreso a crescere, in modo lento ma costante. Nella nostra Supermedia dei sondaggi, questi due partiti si confermano rispettivamente al primo posto con il 23,5% (+0,5 nelle ultime due settimane) e al terzo con il 16,7% (ennesimo nuovo record per FDI). In sofferenza è invece il Partito Democratico, che scende al 19,2%, mentre il Movimento 5 Stelle rimane stabile poco sotto il 15%.

 

Il caso del M5S è particolare, perché quello fotografato dai sondaggi in quest'ultimo periodo è probabilmente un dato “in bilico” su due eventi spartiacque: la spaccatura nel gruppo parlamentare in seguito al voto favorevole al Governo Draghi, e la disponibilità di Giuseppe Conte a mettersi alla guida del Movimento su richiesta di Beppe Grillo. Siamo nel pieno di una transizione che, come vedremo, probabilmente produrrà effetti tangibili sui consensi al M5S.

Vediamo però prima gli altri partiti: dietro i “big four” troviamo Forza Italia stabile al quinto posto (8%) e poi tutte le altre liste minori: Azione di Calenda, che eguaglia il suo miglior risultato di sempre (3,9%) e poi la Sinistra (3,2%), Italia Viva (2,9%), Più Europa (2,2%) e i Verdi (1,6%). Il dato della Sinistra è però “provvisorio”: in Parlamento, infatti, le due componenti di quella che fu la lista Liberi e Uguali si sono comportate diversamente rispetto al governo Draghi, ed è quindi probabile che le strade di Articolo 1-MDP e Sinistra Italiana si divideranno in futuro. Per questo, alcuni istituti di sondaggio hanno già cominciato a valutare queste due forze separatamente: ma finché ciò non sarà un'abitudine sufficientemente condivisa saremo costretti a citare il dato aggregato.

I dati di oggi si prestano particolarmente bene ad un bilancio parziale della legislatura, poiché sono passati esattamente 3 anni dalle elezioni politiche 2018. Grazie al nostro grafico dello storico delle nostre Supermedie settimanali, vediamo come in questi 3 anni sia successo veramente di tutto, non solo in termini di avvicendamenti al Governo (e all'opposizione) ma anche nei rapporti di forza tra i partiti.

 

 

L'unico partito che sembra aver mantenuto una sua stabilità “nonostante tutto” è il PD. Partito per il quale la ricorrenza odierna è duplice, poiché esattamente due anni fa veniva eletto segretario (con le primarie) Nicola Zingaretti. Oggi è proprio la leadership di Zingaretti a tornare in discussione dopo le incertezze dei democratici negli eventi che hanno portato dalla caduta del secondo Governo Conte alla nascita del Governo Draghi.

Ma i destini del PD sembrano ormai legati a doppio filo a quelli del M5S che è in attesa, come si diceva, di beneficiare degli effetti positivi della leadership di Conte. L'ipotesi può sembrare azzardata, ma di fonda su indizi piuttosto robusti. In primo luogo, nei mesi scorsi (prima della crisi di governo) erano stati pubblicati diversi sondaggi che non solo ipotizzavano la nascita di una “lista Conte”, ma in molti casi anche uno scenario in cui proprio Conte si metteva a capo del M5S, i cui consensi virtuali aumentavano. Ma gli eventi di attualità hanno spinto i sondaggisti a indagare nuovamente, negli ultimi giorni, proprio questo secondo scenario. E da questo emerge, in modo anche piuttosto impressionante, un quadro piuttosto netto: un M5S guidato da Conte balzerebbe al 22% dei consensi, salendo dal quarto al secondo posto, subito dietro la Lega. Uno scenario che è stato confermato da due rilevazioni quasi identiche a distanza di pochi giorni: quella dell'istituto SWG per il TG di Enrico Mentana, e quella della EMG di Fabrizio Masia.

Sondaggio EMG per @agorarai

Se #Conte fosse il leader #M5S, quest'ultimo sarebbe il 2° partito del Paese (21,3%) dietro alla #Lega (22,6%). Il PD scivolerebbe al 4° posto (14,7%) dietro a #FdI (16,4%).

1/ pic.twitter.com/b3fwDLHROK

— YouTrend (@you_trend) March 4, 2021

 

Sondaggio @swg_research per il @TgLa7

Intenzioni di voto con #Conte leader M5S (con differenza rispetto alle intenzioni di voto classiche):
Lega 22,3% (-1,1)
M5S 22% (+6,2)
FdI 16,1% (-0,9)
PD 14,2% (-4,3)
FI 6,1% (-0,8)
Altri 19,3% (+0,9)

Non si esprime 35% (-3)

3/3 pic.twitter.com/01vmPSNzWk

— YouTrend (@you_trend) March 1, 2021

In entrambe le rilevazioni, la “vittima” principale di questo nuovo scenario sarebbe proprio il Partito Democratico, che si ritroverebbe a cedere più di 4 punti all'ex (?) alleato ed a sprofondare tra il 14 e il 15 per cento, la più bassa percentuale mai raggiunta negli oltre 13 anni di vita del PD.

 

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 18 febbraio al 3 marzo dagli istituti EMG, Ipsos, Ixè, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 4 marzo sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.