Le destre italiane (ed europee) si contendono Viktor Orban

Federica Valenti

Il centrodestra procede 'in ordine sparso' all'incontro con Viktor Orban. Dopo il faccia a faccia di lunedì con Giorgia Meloni, il primo ministro ungherese, in visita in Italia, ha visto martedì Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Colazione di lavoro a Palazzo Grazioli, presenti anche il vice presidente del Partito popolare europeo Antonio Tajani e Valentino Valentini, al centro del colloquio con il presidente di FI c'è stata l'appartenenza al Ppe.

Berlusconi "si è augurato che si possa trovare un punto di incontro tra le diverse posizioni" e ha garantito che "Forza Italia continuerà ad impegnarsi affinché Orban non lasci la famiglia del Partito Popolare Europeo", chiedendo al contempo "a Fidesz di inviare segnali positivi", e' stato sottolineato in una nota al termine dell'incontro. Nel corso della colazione, Orban e il Cavaliere hanno parlato anche dell'emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del Coronavirus, della situazione dei Balcani in vista di un possibile allargamento dell'Unione europea e del contrasto al terrorismo internazionale alla luce degli ultimi attentati e del rischio di una forte ondata di immigrazione dalle coste del Nord Africa.

Ma il tema centrale rimane il ruolo del partito di Orban, Fidesz, dopo che il Ppe ne ha prolungato la sospensione. "Io credo che il fatto di aver sospeso la decisione su Orban sia un modo anche per il Ppe di chiarirsi al suo interno. Il Ppe, infatti, è diviso tra chi vuole un'alleanza verso destra e chi vuole un'alleanza verso sinistra. È spaccato e deve decidere cosa fare della sua vita", ha sostenuto Meloni, intervistata da 'Radio 24', prima della partenza per Washington per partecipare all'evento dei conservatori, 'National Prayer Breakfast'. Se Orban poi dovesse fare delle "scelte alternative" al Ppe, ha poi aggiunto Meloni, "e' evidente che la famiglia naturale di Orban sarebbe quella dei Conservatori, dove siamo noi in Europa".

Nel pomeriggio, Orban ha poi incontrato Salvini, in una abitazione privata, a Roma. Con il segretario leghista, i rapporti personali, sviluppati nel primo incontro nell'agosto del 2018 a Milano e poi con la visita di Salvini in Ungheria nel maggio dell'anno successivo, restano "ottimi". Il capo della Lega, che nella capitale non ha partecipato al convegno 'National Conservatism Conference' e ha avviato un percorso di revisione della politica estera verso sentieri più moderati affidato a Giancarlo Giorgetti, comunque con Orban "condivide alcune idee sull'Unione europea", in particolar modo in tema di immigrazione, viene spiegato.

All'incontro Salvini-Orban, durato oltre un'ora, erano presenti anche Giorgetti, e i due europarlamentari Marco Campomenosi e Marco Zanni. L'ufficio stampa, che ha diffuso la foto dei due leader mentre si stringevano la mano, lo ha definito un "incontro molto cordiale", in cui si è parlato della situazione internazionale e delle prospettive per Italia e Ungheria.

Da mesi si rincorrono ricostruzioni di stampa - sempre smentite da Salvini - che lo ritraggono concentrato in un processo di avvicinamento al Ppe. I tre partiti del centrodestra italiano appartengono a famiglie diverse in Europa: FI è nel Ppe, la Lega coi sovranisti di Marine Le Pen, e FdI con i Conservatori europei. E l'appartenenza dei leghisti al gruppo euroscettico è costato a Salvini un isolamento considerevole a Bruxelles e a Strasbrugo, dove la Lega non si è aggiudicata nemmeno la vice presidenza di una commissione parlamentare dopo le europee di maggio.