Le dichiarazioni del fondatore rischiano di diventare una vera “mannaia” per alcuni nomi eccellenti

Beppe Grillo
Beppe Grillo

Beppe Grillo si esprime chiaramente contro il terzo mandato e Le dichiarazioni del fondatore del Movimento Cinquestelle rischiano di diventare una vera “mannaia” per alcuni nomi eccellenti, Luigi Di Maio in primis. Grillo lo ha scritto sul suo blog in attesa del summit per decidere sul tema: “Il supremo mi ha parlato. Non bisogna privarsi di una regola la cui funzione è di prevenire il rischio di sclerosi del sistema di potere, se non di una sua deriva autoritaria”. Poi erò Grillo ammette che “un limite alla durata dei mandati non costituisca sempre l’opzione migliore, in quanto imporrebbe di cambiare i gestori anche quando sono in gamba“.

Beppe Grillo è contro il terzo mandato

E ancora: “Queste regole hanno goduto di una certa fortuna in alcuni ambiti del settore pubblico, quali i giudici della Corte Costituzionale. Ma il limite alla durata dei mandati si giustifica anche nell’esigenza di porre un limite a un potere rilevante, come per esempio quello del Presidente degli Stati Uniti”. Si, quindi come si farà? Grillo non lo dice e suggerisce “nuove formule” per superare la norma. Spiegano: “Ciò è ovviamente possibile, ma il dilemma può essere superato in altri modi“. Tutto questo mentre una sessantina parlamentari grillini sta o tremando o decidendo di mollare e transumare al Misto.

Ecco chi rischia di restare fuori

Fra loro nomi eccellenti: lo stesso ministro degli Esteri Luigi Di Maio, reduce proprio sul tema dall’ennesimo contro con il presidente ed ex premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera Roberto Fico, la vice presidente del Senato Paola Taverna. E poi Sergio Battelli, presidente della commissioni Affari europei della Camera, la viceministra dell’Economia Laura Castelli. E ancora in quota esecutivo Fabiana Dadone e Federico D’Incà, poi Danilo Toninelli, il capogruppo alla Camera Davide Crippa, sottosegretario Manlio Di Stefano, Vito Crimi, l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede e il tesoriere Claudio Cominardi.

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