Le dichiarazioni di Burioni

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Roberto Burioni, a Che tempo che fa, ha invitato a non abbassare la guardia, perché in autunno il Covid è destinato a riprendere la sua marcia. La pandemia non è finita e non ci si può far trovare impreparati ancora una volta.

Burioni: “Il virus non è rimasto fermo”

Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ospite a Che Tempo Che Fa, ha parlato della pandemia, che secondo lui non è finita. Ha ripercorso quanto accaduto negli ultimi due anni e ha invitato gli addetti al lavoro a non sottovalutare un possibile ritorno del virus. “Siamo a Codogno, in provincia di Lodi, è il 17 febbraio 2020 e un uomo di 38 anni non sta bene, ha una brutta influenza. Va al pronto soccorso dove gli viene diagnosticata una lieve polmonite… Inizia esattamente il giorno di quel tampone, il 20 febbraio 2020, questa pandemia che non è necessario raccontare. La conosciamo fin troppo bene…” ha dichiarato, ricordando i numeri drammatici in Italia. “Da allora abbiamo avuto oltre 17 milioni di casi confermati, almeno 166mila morti. Nel frattempo il virus non è rimasto fermo sono apparse nuove varianti straordinariamente più contagiose, ma non siamo stati fermi neanche noi. I vaccini hanno conservato la loro capacità di prevenire le forme gravi e sono arrivati farmaci efficacissimi” ha aggiunto il virologo.

Burioni: “Covid? In autunno potrebbe risalire”

Burioni ha lanciato l’appello di mantenere la guardia alta, soprattutto a settembre e ottobre. “È probabile che durante l’estate il numero di casi diminuisca, ma attenzione è altrettanto probabile che in autunno ci possa essere una risalita delle infezioni. Quanto sarà grave questa risalita? Nessuno può dirvelo… Farsi prendere di sorpresa  dopo oltre 2 anni di pandemia, con farmaci e vaccini efficaci, sarebbe imperdonabile” ha dichiarato. “Ora siamo in estate, ed è attestato che il virus circoli meno. In autunno però non sappiamo come si comporterà. Quello che mi sento di dire è di non farci cogliere di sorpresa. Possiamo ipotizzare, ad esempio, che sia necessaria una quarta dose del vaccino, per cui facciamoci trovare pronti, preparandoci da adesso. Un ulteriore passo significativo sarebbe quello relativo al ricambio d’aria per cui, fin tanto che si può, sarebbe opportuno dotare le strutture di impianti adeguati, da installare soprattutto nelle scuole, negli uffici e nei luoghi al chiuso in genere” ha aggiunto.

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