Le dichiarazioni di Gabriele Muccino

Gabriele Muccino
Gabriele Muccino

In un’intervista per il Corriere, il regista Gabriele Muccino ha parlato della sua vita e del lutto vissuto quando è finito il suo rapporto con il fratello Silvio.

Gabriele Muccino: “Balbettavo e questa cosa mi distraeva”

Gabriele Muccino ha raccontato la sua vita al Corriere. “Balbettavo — molto più di oggi — e questa cosa distraeva: che si trattasse della persona che volevo affascinare o di una che volevo anche solo semplicemente intrattenere” ha confessato, spiegando che questa frustrazione nella comunicazione e nella socialità lo ha spinto ad osservare così bene le relazioni da arrivare al cinema. “Ho schierate davanti a me tutte le declinazioni dell’animo umano, dalle più fosche alle più pure, e me ne faccio portatore sano. Ma mentre giro, poi, questo viaggio mi possiede totalmente” ha spiegato. Il regista ha spiegato che parla spesso di se stess, si mette a nudo nei suoi lavori.

Gabriele Muccino ha spiegato che il personaggio interpretato da Stefano Accorsi ne “L’Ultimo Bacio” era lui. “Quel personaggio ero io, completamente. Dopo il mio primo film ‘Ecco fatto’ e, soprattutto, dopo ‘Come te nessuno mai’, ero io a ritrovarmi in una storia che richiedeva delle responsabilità, improvvisamente circondato da tante Martina Stella. Quello che però non sapevo era che molte altre persone fossero simili a me. La mia unicità non era così straordinaria: ero solo più propenso a raccontare in maniera scarnificata i miei sentimenti e le mie zone d’ombra. Quel film scatenava un’esplosione emotiva nello spettatore che spesso litigava con il partner con cui era andato al cinema, perché scoprivi che uno la vedeva come Accorsi e l’altro come Mezzogiorno… ci sono persone che dopo averlo visto si sono lasciate e ancora oggi mi ringraziano della fuga che hanno compiuto. Per quanto mi riguarda, L’Ultimo bacio fu una sorta di tsunami” ha dichiarato, spiegando che stava bene da solo ma quando ha dovuto misurarsi con la società ha sentito grandi lacune. “Sono riuscito a raccontare tantissimo di me, anche i traumi, i dispiaceri, i grandi disincanti, le delusioni” ha aggiunto.

Gabriele Muccino: “L’amicizia con assenza di interessi in America non l’ho mai conosciuta”

I suoi ricordi prima del cinema riguardano l’estate della maturità, a Rodi. Andava su una spiaggia dove aveva conosciuto una ragazza inglese, era caduto in un burrone con il motorino e ha ancora le cicatrici in testa. “Pieno di sangue riuscii a tirarmi fuori di lì, forse grazie all’adrenalina, e trovai un medico in paese che mi chiese dei soldi per ricucirmi le ferite: non ne avevo abbastanza e ne medicò solo una” ha raccontato, spiegando che indossava un cappello di paglia per coprirsi, mentre osservava il catamarano di David Gilmour. “Quando ho girato ‘La ricerca della felicità’ non pensavo di avere la capacità di emozionare una platea così vasta, globale” ha raccontato, spiegando che è iniziata così la sua vita americana. Il regista ha raccontato di essere dispiaciuto per Will Smith, perché lui sa che nella vita si controlla in modo maniacale e che Hollywood non lo perdonerà più. “Ha fatto una cosa così sbagliata e così umana. Ma in un tempio del politically correct, in cui tutti sono dei robot” ha aggiunto.

Muccino ha parlato della sua vita americana, che era guidata dal business. “L’amicizia con assenza di interessi in America non l’ho mai conosciuta. Così, quando mi sono ritrovato a casa di Giovanni Veronesi, a Roma, in una serata super allegra, in cui eravamo tutti con le lacrime al viso per le risate, mi sono accorto — ridendo così tanto — che erano anni che non lo facevo. In quel momento ho capito che se era vero, come era vero, che in America avevo smesso di ridere, allora non era il posto dove potevo più stare e sono venuto via. Mi stava uccidendo l’anima, mi stava uccidendo anche la voglia di vivere” ha raccontato.

Gabriele Muccino, il rapporto con Silvio: “L’ho vissuto come un lutto”

Gabriele Muccino ha spiegato che con il fratello Silvio ha vissuto “un lutto di una persona vivente“, che non vede dal 2007. “È stata una esperienza per me aberrante da un punto di vista psicologico: mi ha scarnificato. Rimane una delle cose più incomprensibili, ingiustificabili e forse anche imperdonabili. A un certo punto quando questo lutto si è elaborato, quando ho smesso di soffrire, sono passati ormai 15 anni. Lì ti rendi conto che quella persona non la vuoi più incontrare, non hai più nulla da raccontare perché fondamentalmente non la stimi, non la ammiri e non la conosci più. Se mancano questi tre elementi, il resto cosa è? Forma?” ha spiegato il regista.

Quando tuo fratello scompare senza neanche dirti perché per una vita intera, il corpo soffre, soffri psicologicamente, ti svegli nel cuore della notte come se ti mancasse l’aria, perché hai voglia di tuo fratello. Era un pezzo di me. Mi ha tolto un parte enorme della mia vita e ora quella parte lì se ne è andata. La nostra difesa naturale nell’elaborazione delle sofferenze fa in modo che si crei uno spessore sulla cicatrice tale da far diventare quella cicatrice insensibile. È lì, la vedi ma è talmente spessa la carne che la riveste che siamo diventati insensibili, a dispetto di quello che vorremmo. Ma è fisiologico difendersi da un dolore così penetrante” ha aggiunto, spiegando che non potrebbe mai fare un film così perché è troppo vicino a qualcosa di doloroso che ha vissuto.

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