Le dieci trovate di Virginia Raggi che i romani non dimenticheranno

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(Photo: Mondadori Portfolio via Mondadori Portfolio via Getty Im)
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“Il vento sta cambiando”, diceva Virginia Raggi nel giugno 2016 dopo il primo turno delle amministrative che la portò al ballottaggio. A distanza di cinque anni saranno gli elettori a dire se davvero qualcosa è cambiato nella Capitale o se tutto è rimasto come prima se non peggio. Certamente nel mezzo c’è stato tanto caos fatto di inchieste giudiziarie, di diciassette assessori che si sono dimessi, diversi ‘no’ come quello alle Olimpiadi, rinvii sul nuovo stadio della Roma, promesse rimaste tali, vedi l’annuncio choc della funivia Battistini-Casalotti, emergenze da risolvere, molte delle quali ancora davanti agli occhi e gaffe di vario genere.

Hp (Photo: Hp)
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L’inizio dei guai per la Raggi si possono sintetizzare in una foto. Un giornalista portoghese la ritrae sul tetto del Campidoglio in compagnia del suo capo segretaria Salvatore Romeo. C’è chi ipotizza una riunione segreta sui tetti e chi invece crede che la sindaca abbia paura di essere spiata. Sta di fatto che sono giorni difficili per palazzo Senatorio. Dopo poco più di due mesi dall’insediamento del nuovo primo cittadino, hanno già lasciato l’incarico la capo di gabinetto Carla Raineri e a seguire l’assessore al Bilancio Marcello Minenna, dirigente della Consob. Dietro questi addii una guerra tra fazioni e dirigenti del Campidoglio, in particolare con Raffaele Marra, fedelissimo della Raggi. Ed è proprio Raffaele Marra, capo del personale, a finire indagato con l’accusa di corruzione e a essere condannato, nel maggio scorso, a due anni di reclusione. I fatti risalgono a quando era direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune di Roma, riguardano l’acquisto di un appartamento in zona Prati Fiscali intestato alla moglie. Secondo gli inquirenti si trattava di una vera e propria tangente. In questo contesto viene indagata anche la sindaca con l’accusa di falso in relazione alla nomina a capo del dipartimento turismo del Comune di Roma di Renato Marra, fratello dell’allora capo del personale. Alla fine il sindaco verrà assolto. Ma intanto viene ‘commissariata’ dai dirigenti M5s, che decidono di affiancarle un mini-direttorio formato da Roberta Lombardi, Paola Taverna, Massimo Castaldo e Gianluca Perilli. La prima a lasciare è Lombardi, per incompatibilità con la sindaca, la quale a seguire riuscirà a disfarsi dell’intero staff.

In alcuni momenti Raggi appare un corpo estraneo rispetto al Movimento 5 Stelle, che non l’ha ricandida di buon grado. Ora tenta la riconferma, punta su un suo cavallo di battaglia: la funivia che dovrebbe collegare Battistini-Casalotti. A un utente che le ha fatto notare che sarebbe meglio investire sul prolungamento della metro A, la sindaca risponde: “La funivia, qualora non dovesse più servire, si smonta e si può rimontare da un’altra parte mentre il prolungamento della metro richiede finanziamenti in molto maggiori rispetto a quelli della funivia, uno studio molto più complesso una progettazione non banale e quindi la funivia può benissimo essere un mezzo di transizione”. La bufera che le si è scatenata contro è di facile deduzione. Come quando, da candidata, propose il baratto, ovvero di “promuovere l’uso di ‘monete complementari’ per favorire i piccoli negozi che più soffrono la crisi, attraverso un sistema di buoni sconto, basato sullo scambio di servizi, in pratica una sorta di baratto parziale”.

E ancora, nell’aprile scorso, all’interno di un breve video promozionale postato sul profilo Facebook della sindaca relativo alla Ryder Cup, che si svolgerà nel 2023 sui campi da Golf del Marco Simone a Guidonia, tra le immagini che vengono mostrate un frame inquadra l’anfiteatro di Nimes al posto del Colosseo. E sempre riguardo l’Anfiteatro Flavio, un altro lapsus per Raggi nel presentare l’Open di Golf: “Dal green si può ammirare, guardando bene, anche la Cupola del Colosseo”.

Mettendo da parte il più grande anfiteatro del mondo, passiamo poi alle varie emergenze cittadine, tra cui quella rifiuti, compresi i frigoriferi. Nell’ottobre del 2016 in un’intervista a Repubblica urlò al complotto: “Non ho mai visto tanti rifiuti pesanti, divani, frigoriferi abbandonati per strada. Non so se vengono fatti dei traslochi, se tanta gente sta rinnovando casa, ma è strano...”. Così come oggi sostiene che ci sia molta spazzatura per strada per metterle i bastoni tra le ruote in campagna elettorale.

Sempre in questi cinque anni di amministrazione targata Raggi hanno fatto il giro del mondo le immagini dell’albero di Natale in piazza Venezia, divenuto famoso nel 2017, detto Spelacchio. Quell’anno, l’abete è stato bersagliato dalle critiche ironiche dei romani, che ne hanno sottolineato l’aspetto “spelacchiato”, cioè con i rami spogli, dovuto (con ogni probabilità) al lungo viaggio dalla Val di Fiemme alla Capitale. Alla fine il Comune di Roma riesce a rifarsi l’anno dopo e fa pubblicità su Netflix a un albero di Natale certamente più rigoglioso.

Negli ultimi tempi, nelle ultime settimane di questa campagna elettorale, Raggi prova a recuperare il tempo perso e a rilanciare vecchi cavalli di battaglia. Non solo la funivia. Il nuovo stadio della Roma ha subito parecchi ritardi, compreso lo stop al progetto di Tor di Valle. Il sindaco sperava di chiudere il suo mandato con l’individuazione dell’area dove sorgerà, ma i proprietari della Roma hanno deciso che aspetteranno il nuovo sindaco. Dunque, niente spot per la Raggi.

Ci prova invece con l’Expo 2030. Saltando sul carro del premier Mario Draghi che ha candidato la Capitale per l’esposizione universale: “Ci lavoriamo da due anni”, ha detto Raggi pochi giorni fa, facendo storcere il naso a chi non ha ancora mandato giù il ‘no’ alle Olimpiadi del 2024 perché “farle sarebbe da irresponsabili”. Solo adesso il sindaco uscente inizia a capire che la politica del ‘no’ non è detto che la premi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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