Le donne più belle di Elle. Tutte le top sulle nostre copertine che hanno fatto la storia

Di Virginie Dolata
·8 minuto per la lettura
Photo credit: Gilles Bensimon
Photo credit: Gilles Bensimon

From ELLE

Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Carla Bruni, Elle Macpherson, Monica Bellucci hanno un comune denominatore: sono tutte state “scoperte" da Odile Sarron, casting director di Elle Francia per 40 anni. Odile ha anche collaborato con le prime edizioni internazionali di Elle e ora ci racconta tutto.

Quando è incominciata la sua avventura con Elle?

Nel 1966, facevo la traduttrice dall’inglese e non conoscevo il mondo della moda. Sono entrata a Elle in un momento magico, ai tempi di Madame Lazareff, e lei forse ha visto in me del potenziale, perché mi ha assunta subito come assistente di Claude Brouet, un mito della moda. Ho continuato a lavorare per Elle con le direzioni di Anne-Marie Périer e di Valérie Toranian. Ho lasciato il giornale nel 2004, dopo 40 anni di moda.

Esisteva il lavoro di “casting director” nel 1966?

Quando Claude Brouet ha lasciato il giornale, mi è venuta l’idea di creare una specie di “servizio modelle” che effettivamente non esisteva. Perciò, in un certo senso, l’ho inventato io. Ho iniziato con una, poi due ragazze e così via. C’erano poche agenzie all’epoca, esclusa Elite e un paio di altre. Poi mi sono accorta che alcuni fotografi, non necessariamente i migliori, di cui non dirò i nomi, si lamentavano in giro: «A Elle non riusciamo ad avere le top». In quel preciso momento ho deciso: bene, faremo diventare delle top le nostre ragazze!.

Ha contribuito al casting delle prime edizioni degli Elle internazionali?

Sì, ho confermato Claudia Schiffer per Elle Spagna, ho fatto i casting per Elle Usa di Regis Pagniez e per Elle Giappone tra gli altri, sotto la guida di Anne Dussart, deputy director degli Elle internazionali fino al 2000.

Come sceglieva le modelle?

Quello che mi interessava era il potenziale di una ragazza, la sua eleganza, la sua semplicità, la sua naturalezza. Volevo che venisse al casting con la gonna, per vedere le gambe. E senza trucco. Pensi a Kate Moss: se la incontra per strada, struccata, non la nota nemmeno. Ma con il trucco diventa magica. Non si tratta di bellezza, mi piacciono molto i piccoli difetti. È il segreto di una persona fotogenica. Ero catturata da quello che trasmetteva. Evidentemente avevo questo potere, riuscivo a vedere oltre. Non riesco a spiegarlo, è come il fascino: non puoi descriverlo, lo puoi sentire.

Perché pensa siano diventate “supermodelle”?

Attiravano l’attenzione ed è per questo che le ricordiamo, erano come delle attrici.

Le vede ancora?

Parlo regolarmente con Monica Bellucci, mi capita di incontrare Naomi Campbell a St.Tropez e continua a chiedermi una copertina... È molto dolce.

C’è una supermodella che le è “sfuggita”?

Ho un rimpianto, Jenny Howarth. Le abbiamo fatto qualche foto, ma non mi convinceva. Finché non ha tagliato i capelli e li ha tinti di biondo platino, ma non per Elle! Anche Kate Moss: il management non voleva che pubblicassimo le foto di una ragazza che sembrava stesse lottando con l’anoressia. Non era il tipo di modella che volevamo a quei tempi su Elle.

Cosa pensa delle modelle dei giorni nostri?

Se chiede alla gente per strada il nome di una modella, ecco, tutti conoscono Elle Macpherson, Monica Bellucci o Laetitia Casta, che sono diventate attrici. Non credo che tra qualche anno ci si ricorderà delle modelle di adesso. Le attrici in questi ultimi anni si sono riprese la visibilità che per un arco di tempo le top model avevano catalizzato. Chissà cosa succederà nel futuro.

JANICE DICKINSON

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«È stata la mia prima grande scoperta, la famosa Janice Dickinson che metteva la gomma da masticare dietro l’orecchio. Ha fatto la sua prima cover per Elle Francia nel 1975. Si è presentata al casting con solo due foto del passaporto, in bianco e nero, e abbiamo scattato una copertina di YSL con l’art director di allora, Peter Knapp. Poi sono stata chiamata dal management: Janice è portoricana, con la pelle un po’ scura, e non rispondeva certo ai criteri dell’epoca. Le foto sono finite in pattumiera e mi sono quasi costate il lavoro. Ma l’ho confermata ancora per fare la famosa copertina scattata da Sacha. Aveva una pelle meravigliosa e un corpo fantastico».

RENÊE SIMONSEN

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Le ho fatto fare subito un servizio di 16 pagine e, poco tempo dopo, scattava la pubblicità di Ultra Brite. Era un cambiamento radicale dall’era di Twiggy, degli anni '60 e '70. Twiggy era piatta, senza forme, e io volevo delle modelle con le curve. Ma i fashion editor erano riluttanti perché, si sa, è più facile vestire una ragazza piatta. Mi dispiaceva per le nostre lettrici, anche se allora non c’era nessuna forma di identificazione, per me una modella doveva far sognare, come Renée!».

ELLE MACPHERSON

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«The Body! Quando l’ho vista arrivare era nessuno, ma era impossibile non notarla. Ha scattato 8 pagine di un servizio con Hans Feurer. Aveva un corpo meraviglioso, suscitava emozione. Dopo, l’ho mandata da Gilles Bensimon per un servizio a Tahiti. Era il 1982, lei aveva 18 anni e lui l’ha sposata!».

CARLA BRUNI

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Quando ho visto Carla Bruni, così elegante… Ho subito pensato a Audrey Helpburn in Colazione da Tiffany. Ê semplicemente divina. Avevi l’impressione che fosse innaturale, e lo era. Ma era il suo modo di essere. Ê molto intelligente e dolce. Un giorno con l’approvazione del giornale, mi stavo occupando del casting della sfilata di Angelo Tarlazzi: quella mattina, solo una ragazza su 35 mi aiutò a preparare i sandwich, Carla!»

NAOMI CAMPBELL

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Per me è la più bella donna nera del mondo. Del resto è ancora sulla cresta dell’onda. Ha sempre avuto un bel caratterino, come capita a molte attrici. Non bisognava contraddirla, questo è sicuro. Naomi è capace di arrivare in studio con due ore di ritardo e dire: “Scusate, il mio agente mi ha dato l’orario sbagliato”. Un giorno ho deciso di fare un servizio di beauty con lei. All’epoca non esisteva il make up per le ragazze di colore. Alle 9, ora dell’appuntamento, nessuno. Arriva a mezzogiorno. La redattrice mi chiama e mi dice: “Naomi ha mal di testa e vorrebbe un collare. Va bene, va a comprarne uno“. Dopo un’ora e mezzo mi richiama: “Sei seduta? Naomi vuole essere truccata al buio“. Be', a quel punto ho detto basta».

CLAUDIA SCHIFFER

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Ho obbligato il fotografo Walter Chin a confermarla e non è stato facile. All’epoca non somigliava ancora a Brigitte Bardot, a parte i capelli. Le abbiamo fatto fare un servizio con stampe Vichy. Devo dire che a Elle ho avuto la possibilità di imporre modelle come Claudia che pensavo andassero bene per il giornale e di farle "digerire" anche ai fotografi che solitamente non amano le principianti, perché devono insegnare come posare e per questo ci vogliono tempo e fatica. Nessuno voleva Claudia, a parte la sottoscritta. Poi l’hanno scattata con addosso solo un reggiseno e la copertina è stata un successo. Ê una delle poche che mi ha scritto un messaggio il giorno in cui ho lasciato Elle».

NATALIA VODIANOVA

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Quando l’ho incontrata ho provato una profonda emozione davanti a tanta bellezza. Non avevo mai visto degli occhi così belli. L’ho confermata quando aveva 15 anni e mezzo. Oggi fa ancora la pubblicità di Guerlain. Me l’aveva mandata una piccola agenzia: quello che più mi divertiva era trovare queste rare perle nelle strutture più piccole. Del resto le ragazze dell’Est erano molto professionali e imparavano in fretta. Alle 9 erano beginners e alle 6 del pomeriggio businesswomen!».

MONICA BELLUCCI

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«All’epoca, nel 1990, Monica Bellucci aveva solo quattro foto nel suo book. Una delle poche castane che in copertina funzionava quanto una bionda. La scelsi senza nemmeno incontrarla: c’era qualcosa nel suo viso… Arrivai sul set e vidi il suo seno: tragedia: "non potrà mai entrare nei vestiti", pensai. Per fortuna il fotografo, Oliviero Toscani, cominciò a prenderla in giro e Monica, che è molto intelligente, stette allo scherzo. A lui piacque subito, le chiese se se la sentiva di posare nuda su una bilancia per lo speciale “Perdere peso” e lei accettò».

LAETITIA CASTA

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Quando l’ho incontrata, ho subito pensato a Veronica Lake. Ê anche una brava attrice, quando ha interpretato Arletty mi ha lasciato a bocca aperta. L’ho fatta conoscere a Jean-Paul Gaultier ed è diventata la sua musa. Il mio compito era quello di scoprire potenziali talenti. Non è stato sempre facile, dovevi importi... Ma era anche molto creativo. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone di talento. E il talento si può condividere».

EVA HERZIGOVA

Photo credit: Courtesy Elle Archive
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«Volevo modelle belle, con curve e seno, come Eva Herzigova. Era anche brava a trasformarsi e interpretare. Abbiamo fatto un servizio bellissimo sul tema di La magnifica preda. All’epoca le stylist vedevano le modelle come degli appendini. Io no! Una modella mette in scena un capo di abbigliamento. Si deve imporre con la propria personalità. Ho sempre detto che non è il lettore che guarda la foto, è la modella che ti deve guardare. Basta ricordare la famosa campagna Wonderbra di Eva. Ho scoperto molte modelle meravigliose, ma non ho mai cercato bellezze standardizzate. Quello che contava per me era la loro gioia di vivere, il loro sorriso e la loro energia. Come le modelle di Elle!».