Le due cose che spaventano Boris Johnson a poche ore dal voto

Roberto Brunelli

Sono due le cose di cui Boris Johnson ha paura a poche ore dall'apertura delle urne per le nuove elezioni anticipate britanniche: un immigrato di 25 anni di nome Ali Milani e un'iniziativa di attivisti intitolata "Kick Boris Out". Perché questi due fattori combinati insieme potrebbero causare la sua sconfitta nella battaglia per il seggio elettorale nella circoscrizione di Uxbridge e Southern Ruislip.

E se questo accadesse, si tratterebbe della prima volta in assoluto nella storia della Gran Bretagna in cui un primo ministro in carica perda il proprio seggio. Il punto è che alle elezioni del 2017 l'attuale leader dei Tory conquistò questo seggio con un margine basso, ossia di soli 5 mila voti. Pertanto la tentazione di farlo "scivolare" proprio nella sua circoscrizione è altissima.

Così numerose organizzazioni pro-europee e anti-Brexit hanno inviato una lettera aperta alla leader del partito liberal-democratico, Jo Swinson, chiedendole di ritirare la propria candidata a quel seggio e di sostenere il Labour. Ma non è solo questo: ad Uxbridge da settimane si aggirano attivisti per mobilitare giovani elettori contro BoJo.

Persino ad un rave party hanno fatto campagna perché i ragazzi si registrassero al voto. Di sicuro l'iniziativa ricorre ad un linguaggio conforme alle nuove generazioni: una di queste iniziative si chiama "FckBrs", ed è animata soprattutto da giovani donne con un background di migrazione, di origini africane o asiatiche.

Il sistema elettorale britannico prevede per l'appunto non solo che vince il candidato con il maggior numero di voto, ma anche che i voti dello sconfitto vadano dispersi: il che rende anche più difficile le previsioni, dato il gran numero di seggi in bilico.

Il giovane sfidante

Poi c'è il tema Al Milani, che a 25 anni ha deciso di sfidare BoJo nel suo collegio: il giovane candidato dei laburisti ha già bussato ad almeno 3 mila porte, pur di battere il premier. Arrivato in Gran Bretagna dall'Iran all'età di 5 anni, viene incoraggiato da un sondaggio YouGov secondo cui potrebbe avere la meglio sul capo dei Tory con il 44% contro il 43%. Ed anche il think tank (peraltro conservatore) Onward ha ammesso che questo seggio è diventato "vulnerabile", lo stesso dicono alcuni spin doctor della campagna elettorale dei Tory: tanto che c'erano persino stati dei colloqui con lo stesso Johnson per ipotizzare di "ricollocarlo" presso un seggio più sicuro.

 

Non fu così nel 2015, ricorda Foreign Policy, quando Johnson ottenne una vittoria facile battendo il candidato del Labour con un vantaggio di oltre 10 mila voti su complessivi 45 mila. E poi ci sono le voci di questo territorio: nonostante le promesse di BoJo di "dare ascolto alle preoccupazioni dei cittadini", molti abitanti di Uxbridge dicono che il premier ha dimenticato le necessità della sua circoscrizione a favore dei temi nazionali.

Non solo: gli ambientalisti della zona lo accusano di esser venuto meno alla promessa di bloccare l'estensione delle piste di decollo di Heathrow, con l'effetto che gli attivisti hanno piazzato per protesta un bulldozer davanti alla stazione della metro di Uxbridge.

In più, nell'annunciare nuovi fondi per restaurare sei ospedali in tutto il Paese, BoJo si sarebbe 'dimenticato' di quello locale di Hillingdon. Tutti temi sui quali Ali Milani batte il ferro con grande vigore: "Il fatto è che io vivo qui, sono l'unico candidato di primo piano che va nello stesso ospedale, frequenta le stesse scuole e cammina lungo le stesse strade dei suoi elettori". Per di più, il candidato laburista può contare su decine di volontari assolutamente decisi a "spodestare" il primo ministro.

Così, mentre BoJo punta tutta la sua campagna per Uxbridge con una comunicazione milionaria sui social media, Ali Milani ha gioco facile nel rispondere "credo di avere visto la sua foto sulla mia strada, ma non l'ho mai visto camminare nella mia strada". Poi c'è l'aspetto 'etnico' della gara: la popolazione di Uxbridge e South Ruislip è per oltre il 40% composta da minoranze etniche. Commenta sempre Foreign Policy: "Quando Milani, lui stesso proveniente da una minoranza etnica, dice che i numeri sono dalla sua parte non ha tutti i torti".

Paradossalmente, nel caso Johnson perdesse il suo seggio, potrebbe comunque rimanere a Downing Street se i Tory continueranno ad avere la maggioranza nel Parlamento. Ma certo i titoli dei tabloid britannici non saranno teneri con lui.