Le forze parlamentari si muovono per trovare nomi ed alleanze.

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M5s Quirinale Draghi Franco
M5s Quirinale Draghi Franco

Dopo le elezioni amministrative, stravinte dal centrosinistra, le forze politiche cercano di riorganizzarsi fuori e dentro dal Parlamento in vista del prossimo obiettivo da centrare: l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Circolano diversi nomi, tra i quali quello di Silvio Berlusconi, che dopo il voto contro il Ddl Zan si ritrova all’interno di una nuova maggioranza di fatto costituita dai partiti del centrodestra e da alcuni soggetti politici non ben identificati che potrebbero essere però riconducibili a Matteo Renzi. In questo clima anche il M5s prova a dire la sua, forte anche dell’alto numero di parlamentari, e per questo starebbe lavorando alla manovra che porterebbe Mario Draghi al Quirinale e l’attuale ministro dell’Economia, Daniele Franco, a Palazzo Chigi.

Quirinale, il M5s vuole Draghi al Quirinale e Franco Premier

Mai come in questo caso conteranno i numeri. Secondo dei calcoli fatti da Repubblica, il centrodestra non avrebbe quelli necessari per eleggere direttamente il Presidente. “Potrà contare – si legge sul quotidiano – su 445 grandi elettori, compresi dunque i delegati regionali. Al quarto scrutinio avrebbe bisogno di 505 voti”.

M5s, per il Quirinale Draghi e Franco a Chigi

Possibili, però, anche nuove alleanze, come dimostrato dal voto sul Ddl Zan, specie se il nome scelto dal centrodestra fosse indicativo di un’area politica che guarda più al centro, e dunque ai voti dei renziani.

Franco Premier e Draghi al Quirinale: la strategia del M5s

La nuova strategia del M5s si inserisce proprio in questo contesto, nel quale i grillini sono ancora la prima forza del parlamento e non vogliono rischiare di veder finire la legislatura prima del 2023. Ecco dunque che con Draghi al Quirinale la consecuzione dell’attuale esecutivo sarebbe quella di Franco a Palazzo Chigi, malgrado i dissidi antichi tra lo stesso e il MoVimento ai tempi del Conte I. Franco era Ragioniere dello Stato e non voleva incontrare e condividere i suoi documenti con il M5s. Oggi tutto sembra diverso e, anzi, l’ipotesi eviterebbe al M5s di dover accettare un nome forte proposto dal Pd come quello di Paolo Gentiloni.

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