Le Iene, l'inchiesta sui ristoranti "all you can eat”

Fabrizio Arnhold
La Iena Nadia Toffa

Il sushi perché sia buono deve essere, prima di tutto, fresco. Impazza da tempo ormai la formula “all you can eat”, ossia a prezzo fisso si può ordinare a volontà. Non sempre, però, il sushi proposto nella formula all you can eat è fresco. Lo ha dimostrato l’inchiesta de Le Iene: l’inviata Nadia Toffa ha fatto un giro nei ristoranti giapponesi di Milano in compagnia di un esperto di sushi, rilevando come spesso il pesce servito può essere nocivo per la salute.

In compagnia del “sushi man”, l’inviata de Le Iene ha provato diversi all you can eat a Milano. Su 8 campioni di sushi fatti analizzare, solamente 3 hanno superato la prova qualità. Gli altri non solo avevano pesce non fresco, ma in 5 campioni si rileva un altissimo numero di batteri, tra cui l’escherichia coli e stafilococco. In due campioni è emersa anche la presenza di istamina, una sostanza che in caso di allergia può causare reazioni gravi, soprattutto nei pazienti più sensibili.

(Photo by Tomohiro Ohsumi/Getty Images)

Tutto il sushi proposto nella formula “all you can eat” è quindi di bassa qualità? Evidentemente no. Per riconoscere quali siano i requisiti di un buon “pesce crudo”, arrivano in soccorso i consigli di Ricardo Takamitsu, famoso chef esperto di sushi. Alcune accortezze possono essere messe in atto da tutti i clienti che si siedono in un ristorante giapponese. Prima di tutto nel locale non dovrebbe sentirsi odore di pesce. In caso di perfetta conservazione del pesce, infatti, questo non emette alcun cattivo odore. Bisogna poi fare attenzione alla pulizia e alla preparazione.

Da preferire, infine, i ristoranti con la cucina a vista, con lo chef che prepara sushi e sashimi davanti ai clienti. Avere sotto gli occhi il pesce che stiamo per mangiare è un ottimo indizio sulla buona qualità.

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