Le ipotesi legislative dopo la “carica” del Dem sulla loro battaglia di civiltà interrotta nel 2021

Il segretario del Pd Enrico Letta
Il segretario del Pd Enrico Letta

Il Ddl Zan torna a tenete banco nella vita politica ed istituzionale del paese con il Pd che ripropone il testo al Senato: la “carica” del Dem sulla loro battaglia di civiltà interrotta riprende ed è carica a testa bassa contro i reati di omotransfobia e discriminazione. Il segretario Dem Enrico Letta ha parlato di “una battaglia mai abbandonata“, ma di fatto il testo era stato approvato alla Camera, ma silurato proprio a palazzo Madama. Il testo del ddl sarà depositato a palazzo Madama con la capogruppo dem Simona Malpezzi prima firmataria.

Ddl Zan, testo al Senato

E Letta, che ha tenuto una conferenza stampa insieme ai parlamentari Pd Alessandro Zan, Monica Cirinnà e Simona Malpezzi, ha detto: “Nessun ultimatum, nessuna sfida, nessuna bandiera”. Insomma, la battaglia torna in sede parlamentare e si torna a parlare di possibili modifiche che però non stravolgano lo spirito del testo originario. Per Letta “bisognerà farlo entro la fine di questa legislatura oppure sarebbe una sconfitta, il tema dei diritti è nel Dna del Pd ed è il futuro del partito”. Sul tema sono in calendario agorà digitali per una partecipazione dal basso. Ed Alessandro Zan ha spiegato che “dopo questo percorso presenteremo proposte da presentare alle forze politiche“.

Come potrebbe passare il testo

Ma come potrebbe passare il testo? Portando dalla parte del Pd qualche gruppo fra quelli che sei mesi fa si misero di traverso. Chi sono? Lega, Fdi, Iv e Forza Italia. E l’amarcod di Letta su quelle circostanze è amaro: “È stata una pagina brutta del Parlamento, l’applauso di scherno“. Quale applauso? Quello che fece seguito all’affossamento della legge il 27 ottobre scorso in Aula a palazzo Madama. La chiosa di Zan è positiva: “Finché c’è legislatura c’è speranza, una legge contro i crimini d’odio esiste in tutta Europa, tranne n Italia, Ungheria e Polonia. E l’Italia non può diventare l’Ungheria di Orban“.

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