'Le leggi della gravità' al teatro Quirino di Roma con Lavia regista e attore

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"Non avevo letto il romanzo, ma appena ho visto il film in tv, di notte, con Miou Miou e Sophie Marceau, è scoccata subito l'idea di portare questa storia a teatro". E' quanto racconta all'AdnKronos l'attore e regista Gabriele Lavia, protagonista assieme alla moglie Federica Di Martino del dramma 'Le leggi della gravità', tratto dal romanzo francese di Jean Teulé, in scena fino al 14 novembre al teatro Quirino di Roma.

Lavia veste i panni di un commissario di polizia nel suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, alle prese con una donna fermamente intenzionata a confessare il suo delitto, compiuto dieci anni fa e dunque a un giorno dalla caduta in prescrizione: aver ucciso suo marito, spingendolo giù dal balcone del loro appartamento all'undicesimo piano del palazzo; un delitto che è stato archiviato come suicidio, per i ripetuti tentativi falliti in precedenza dal consorte, anaffettivo e violento, di porre fine alla sua vita. "Siamo tornati al rapporto uomo-donna descritto nel romanzo, contrariamente al rapporto fra due donne presente nel film".

Le leggi fisiche della gravità relative alla velocità di caduta dei corpi dall'alto in basso si compenetrano con le leggi metafisiche dell'abisso in cui talora può scivolare e precipitare l'animo umano: è un 'contrasto' al quale il commissario, a sua volta deluso dalla sua vita personale e professionale, cerca di porre un freno, lottando contro "la determinazione della donna a espiare la sua colpa: precipitare in fondo al pozzo della segregazione in carcere per lei è una liberazione".

Rispetto al romanzo, oltre alla terza figura di contorno di un poliziotto alle prime armi, ci sono gli effetti della pioggia battente e dei treni che passano fischiando accanto al commissariato, "a evocare il desiderio del commissario di fuggire via da quel luogo e da quella vita". Un po' il 'treno dei desideri' cantato da Paolo Conte... "Esattamente, l'intenzione è proprio quella", conferma Lavia. Mentre "il crollo della quinta scenografica a un certo punto dello spettacolo rivela che dietro c'è un teatro, a sottolineare che la nostra storia non è altro che una recita".

(di Enzo Bonaiuto)

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