La magia del piano e dell'organetto nelle assonanze dei Duoende

ottavio mancuso

La commistione fra musica colta e musica popolare ha radici solide e antiche: basti pensare, solo per fare qualche nome, a Luciano Berio con ‘Folk songs' o a Bela Bartok con le tante composizioni originate da melodie della tradizione ungherese, romena e slava. Più raro, invece, vedere  associati un pianoforte, con la sua rigorosa struttura musicale classica, e un organetto, con i suoi trascinanti ritmi folk. L'idea di mettere insieme strumenti e sonorità così distanti è venuta a Giulia Grassi, pianista da sempre dedicatasi allo studio e all'interpretazione della musica classica, e Francesco Berrafato, organettista indirizzato verso la musica popolare e tradizionale. Insieme hanno creato un duo che trova il punto di incontro nel modo condiviso di sentire la musica.


‘Duoende' nasce nel 2016 e vanta diverse esibizioni non solo in Italia ma anche nel Regno Unito e in Norvegia. E proprio in Norvegia - a Kristiansand, all'interno degli studi messi a disposizione dall'Università di Agder - il duo ha inciso il primo lavoro discografico che raccoglie l'esperienza messa a frutto in questi tre anni, basata su un repertorio originale e sulla reinterpretazione di brani classici e tradizionali. Il disco - che da oggi è disponibile sia per l'acquisto fisico e digitale, sia per le piattaforme di Spotify e Itunes – sarà presentato per la prima volta domani nell'Aula della Cultura di Città della Pieve nell'ambito del festival musicale "Note di un sogno: Clara e Robert Schumann", mentre la presentazione ufficiale si terrà domenica 22 settembre, al Teatro Euclide di Roma.

Con questo disco, i Duoende hanno l'ambizione di realizzare un dialogo tra diversi generi musicali e fondere la struttura della musica classica con la circolarità e la libertà tipiche di quella tradizionale. L'originalità della musica di Duoende fa sì che improvvisazione e sperimentazione su strumenti e voce abbiano un ruolo fondamentale non solo nel processo creativo ma anche nelle performance dal vivo.

Tutti elementi che si ritrovano puntualmente in questo primo disco, dal titolo "Rosa&Dmitri", che prende spunto dal brano “Cu ti lu dissi”, in cui la musica della cantautrice siciliana, Rosa Balistreri, si mescola al valzer tratto dalla Suite per Orchestra Jazz n.2 di Dmitri Shostakovich. Basterebbe questo per comprendere la singolare sonorità espressa da Duoende e il meticoloso lavoro di ricerca che c'è dietro ogni pezzo. Ma quel che più attrae e stupisce è la relazione che si crea fra i due musicisti, uniti da un legame artistico e sentimentale insieme. Una interazione che esplode nelle performance dal vivo ma si ritrova praticamente intatta anche nelle registrazioni in studio.

All'attacco di ogni brano si assiste a una fase di studio in cui Giulia e Francesco esprimono la loro musica prestando attenzione e ‘rispettando' l'altro, ma senza entrare in relazione profonda. Un po' come se piano e organetto suonassero ognuno per conto proprio, ognuno tenendo conto delle proprie sonorità, dei propri timbri, dei differenti riferimenti musicali. Poi, piano piano, quella sorta di velo si rompe e si realizza finalmente una piena sintonia, una fusione reale e profonda dei due strumenti e dei due modi di rappresentare la musica.

 I Duoende riescono così a creare una sonorità davvero originale in cui non si distingue più il pianoforte dall'organetto, non si capisce più se sia il primo a sostenere la struttura classica e il secondo quella popolare o viceversa. Uno scambio di ruoli, a volte persino vorticoso, che non cerca armonie perfette ma insegue ‘assonanze' di colori e forme.

 Spiega Francesco Berrafato: “All'inizio ci ha spinti la curiosità di accostare strumenti tanto diversi ma ben presto abbiamo capito di avere un linguaggio musicale comune e abbiamo provato a sperimentare”. Prosegue Giulia Grassi: “La sintesi la troviamo nel rispetto e nella comprensione del ruolo dell'altro, negli arrangiamenti e nell'alternanza della guida musicale”.

Il cd si apre e si chiude con due pezzi brevi, “Prologo" ed "Epilogo", il primo ispirato a un brano di Ravel, "Oiseaux Tristes", il secondo invece alla "Colavrese" una sonata popolare per organetto che veniva eseguita dal maestro Vincenzo del Seni. Scorrendo, in dettaglio, la scaletta dei brani, troviamo “Stabat Mater”, rivisitazione dello "Stabat Mater" di Zoltàn Kodàly per coro a cappella, e di "Round Dance" di Béla Bartók contenuto in "For Children", una raccolta di brani didattici per pianoforte tratti da melodie popolari ungheresi e slovacche. La scelta di Bartók e Kodàly non è casuale: entrambi condividevano un'amicizia e la passione per gli studi della tradizione popolare e sono tra i pionieri dell'etnomusicologia. Nel brano - che vede come ospite la polistrumentsta e cantante Claudia Bombardella alla voce e al clarinetto - i Duoende fondono i due temi riuscendo a creare una versione allo stesso tempo spirituale e terrena della Madonna che prega guardando il figlio sulla croce.

Molti i brani originali: “Hagamos un trato”, tratto da una poesia d'amore del poeta italo-uruguayano, Mario Benedetti; “Campane”, in cui affiora un tema di Mozart che mescola sonorità classiche a melodie ‘zingare'; “Lontano”, che affronta il tema della distanza e del bisogno di andare; “Ti Rimprego” sul tema del bisogno di partire; “Koiné”, dal nome di un'antica lingua greca comune a diverse etnie, una sorta di inglese ante-litteram che consentiva a popoli e mondi distanti di comunicare fra di loro; “Cordis”, in cui Duoende sperimenta i suoni interni al pianoforte (cordiera, risonanze, percussione) e la voce usata come uno strumento. Fra i pezzi non originali, “Sharema”, brano strumentale di Alessandro Parente, maestro d'organetto di Francesco Berrafato. Non poteva naturalmente mancare una “Pizzica”, brano tradizionale salentino molto in voga negli ultimi anni ma che i Duoende hanno qui riarrangiato in maniera davvero poco "tradizionale".

Spiega Berrafato: “Il disco rappresenta la fotografia di tre anni di musica e di una fase della nostra vita che coincide con la nostra storia d'amore. Tre anni in cui abbiamo vissuto in città diverse, Giulia a Londra, io a Roma. I momenti di difficoltà e di tristezza, alternati a quelli di gioia, si ritrovano tutti nei repentini cambi di atmosfera di molti nostri brani”.

Ma dopo questo primo lavoro, cosa possiamo aspettarci? “Si tratta – assicura Giulia Grassi - solo di una prima tappa, siamo solo all'inizio, abbiamo tante idee, tanto da dire, vogliamo lavorare ancora sulle mescolanze di suoni e sulla ricerca continua di punti di contatto più forti e profondi fra le nostre sensibilità e i nostri rispettivi strumenti. Abbiamo deciso di andare a vivere e fare esperienza a Parigi, dove c'è un clima più stimolante e una maggiore curiosità e sensibilità del pubblico nei confronti delle nostre sonorità”.


Ma avete intenzione di allargare la vostra esperienza ad altri musicisti?. “Duoende siamo noi due, però siamo molto aperti alla collaborazione con altri musicisti, come peraltro è già avvenuto in questo primo disco con Claudia Bombardella”.

La magia che Giulia Grassi e Francesco Berrafato riescono a creare sul palco, e ora anche su disco, è resa possibile da una formazione strumentale che, a dispetto della giovane età, appare molto solida. Giulia è una eclettica pianista di formazione classica   impegnata nella ricerca di punti di contatto tra diversi stili e culture musicali. Si è esibita in Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Ungheria e Cina, sia come solista sia all'interno di numerosi ensemble. Dopo la laurea in pianoforte al Conservatorio Cherubini di Firenze sotto la guida del maestro Giovanni Carmassi, Giulia ha continuato gli studi al Royal College of Music di Londra, ottenendo, sotto la guida di Norma Fisher, il Master of Performance ed entrando in contatto con musicisti del calibro di Robert Levin, Dmitri Bashkirov e Aldo Ciccolini, Maria Joao Pires. L'interesse verso un ampio spettro di stili musicali la porta ad avvicinarsi anche al mondo dell'improvvisazione, che ha la fortuna di approfondire grazie all'incontro con l'organista francese Sophie-Veronique Cauchefer-Choplin e con Claudia Bombardella.

Da parte sua, Francesco Berrafato, dopo alcuni anni di studio del pianoforte, si accosta al mondo della cultura popolare, iniziando a suonare  l'organetto sotto la guida del maestro Alessandro Parente, con la cui orchestra si esibisce, a partire dal 2011, in diversi contesti. Fra tutti, il concerto all'Auditorium Parco della Musica di Roma insieme ad Ambrogio Sparagna nel 2015. Berrafato partecipa sin dalla nascita al progetto “EtnoMuSa”, la prima orchestra di musica popolare e tradizionale universitaria italiana legata alla Sapienza di Roma, con un repertorio di musiche tradizionali provenienti da tutta Italia ma soprattutto dal Sud d'Italia. Nel 2015, insieme a un gruppo di musicisti di EtnoMusa, dà vita a un'orchestra chiamata “Musaica”, che si muove su due direttrici: l'interpretazione dei canti della tradizione popolare e la proposizione di brani inediti composti a partire dalle sonorità e dagli strumenti tipici delle terre d'origine dei vari componenti del gruppo.


Per questo disco d'esordio, Giulia Grassi e Francesco Berrafato tengono a ringraziare la polistrumentista e cantante, Claudia Bombardella, “mentore e guida musicale ed emozionale fin dall'inizio del nostro percorso”. I ringraziamenti vanno anche a Walter Laureti, ingegnere del suono e musicista, “che ci ha seguito in tutte le fasi della registrazione a Kristiansand nell'Università di Agder”. Il cd, che esce sotto l'etichetta RadiciMusic Records, è stato mixato all'O.A.S.I. Studio di Paolo Modugno, mentre il mastering è stato realizzato al "Reference mastering studio" di Fabrizio De Carolis.