La più grande manifestazione per l'ambiente mai organizzata

Riccardo Liguori

Una intera settimana dedicata alla grande mobilitazione mondiale per chiedere ai grandi (anagraficamente e politicamente parlando) strategie più incisive contro il riscaldamento globale. Il gran giorno, culmine del terzo sciopero globale per il clima (dopo gli "strike" del 15 marzo e del 24 maggio), è arrivato: in programma circa 2500 eventi in 150 nazioni del mondo. Dati che fanno figurare questo Friday for future la più grande manifestazione per l'ambiente mai organizzata.

Dal 20 al 27 settembre il pianeta è in fibrillazione. In prima linea per il "Global Strike For Future", o i cosiddetti #FridaysForFuture, soprattutto gli studenti. Giovani che scelgono di disertare gli impegni accademici quotidiani per chiedere provvedimenti più efficaci nel contrasto ai cambiamenti climatici. Oltre 80 paesi, dagli Stati Uniti all'Iran, dal Giappone all'Australia, dall'India all'Europa si sono animati.

E oggi, in Italia, 160 città faranno sentire i loro cori "green". Da Milano a Roma, da Napoli a Piacenza, i cortei sono partiti tra le 8.30 e le 9.30 di questa mattina: tenteranno di vincere lo sciopero dei trasporti che in alcune città potrebbe ostacolare la marcia di questi giovani "arrabbiati".

La meta delle manifestazioni "young and green"

Gli scioperi per il clima, nati nell'estate 2018 su iniziativa di Greta Thunberg, chiedono ai governi di rendere la lotta al cambiamento climatico il fulcro della loro azione politica. Tre i cardini intorno a cui ruota l'anima young and green di questo movimento sempre più global.

Fuori dal fossile: ovvero portare a zero le emissioni climalteranti entro 2050 (e in Italia nel 2030) per contenere entro i 1.5 gradi l'aumento medio globale della colonnina di mercurio;

Tutti uniti, nessuno escluso: la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale. Faro guida deve essere la giustizia climatica;

Rompiamo il silenzio dando voce alla scienza: valorizzare la conoscenza scientifica, ascoltando e diffondendo i moniti degli studiosi più autorevoli di tutto il mondo. La scienza da anni informa sulla gravità del problema e sugli strumenti utili per contrastarlo. Agire, ora, è una prerogativa prettamente politica.

Tomorrow we strike back!
Global Climate Strike September 20-27th:
5225 events
In 156 countries
On all 7 continents
And counting!
Find your local strike or register your own at https://t.co/G06WbXNvl1
Spread the word and see you in the streets!#FridaysForFuture #ClimateStrike pic.twitter.com/E6MSYFsqug






— Greta Thunberg (@GretaThunberg) September 19, 2019

 

Le richieste ad ampio raggio del Fridays for Future Italia

L'account Facebook di Fridays For Future avanza precise richieste al neo ministro dell'Istruzione Fioramonti. Tra queste, aumenti ai fondi per scuola, università e ricerca. Il fine? Sostenere l'innovazione ecologica e rendere gli istituti scolastici 100% sostenibili.

Ma anche rivedere i programmi didattici per evidenziare le conseguenze dell'utilizzo di combustibili fossili, inserire in tutti i programmi insegnamenti basati su modelli di sviluppo ecofriendly. Inoltre dire "stop!" a tutte le collaborazioni tra il Miur e le aziende inquinatrici che ad oggi non si sono ancora impegnate in un piano di decarbonizzazione totale entro il 2025 e un piano esplicito di bonifiche e risarcimento danni. "Il banner al ministero non ci basta, vogliamo azioni concrete per fermare il cambiamento climatico a partire da scuole e università", chiosa Fridays for future Italia.

Il beneplacito del ministro Fioramonti

Fondamentale per la riuscita della manifestazione è stata l'adesione del Miur, con Il Ministro Fioramonti che ha diramato una circolare alle scuole in cui ha chiesto di considerare come giustificate le assenze degli studenti impegnati nello sciopero globale per il clima. A Piazza Pulita giovedì 26 settembre il neo ministro si è detto molto orgoglioso delle mobilitazioni studentesche.

"Quella di domani è la giornata di chiusura di una intera settimana di proteste giovanili a livello globale. Si tratta di una mobilazione fondamentale perché in ballo c'è la sopravvivenza del genere umano. Non certo, dunque, una questione marginale. Io mi sono permesso di indicare alle scuole italiane la possibilità che questi ragazzi vengano giustificati potendo indicare come motivazione della loro assenza tra i banchi la partecipazione alla mobilitazione per il clima".

“The weight of the climate crisis has been put on our shoulders by the inaction of our leaders” https://t.co/tyPcrJbA7K #FridaysForFuture #ClimateStrike

— National Geographic (@NatGeo) September 21, 2019

Anche i sindacati hanno mostrato particolare interesse e attenzione all'evento: Cobas, Flc Cgil, Sisa hanno dichiarato sciopero del comparto scuola, mentre Usb, Usi e Cub Toscana hanno dichiarato sciopero nazionale di tutti i comparti, ad eccezione di quello dei trasporti. Perdipiù, la Fiom ha deciso di scendere in piazza, con le proprie delegazioni, nelle principali città  italiane. La stessa Cisl ha aderito a molte iniziative locali. Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha dichiarato: "La piazza ha tutto il mio appoggio, ma non sarò al corteo: è giusto che i ragazzi siano i protagonisti, la scena deve essere tutta loro".

#27settembre Oggi migliaia di persone scenderanno in piazza per chiedere azioni concrete e immediate per superare la crisi climatica. Ci saremo anche noi perché il cambiamento climatico è una questione di diritti umani #GlobalClimateStrike #FridaysForFuture pic.twitter.com/QvcLD3ex2J

— Amnesty Italia (@amnestyitalia) September 27, 2019

Ma cosa accadrà quando gli studenti torneranno a casa? Riusciranno questi ragazzi, a cui gli adulti "stanno togliendo il futuro", a importare i buoni propositi e gli slogan dei cortei anche nella loro quotidianità?Probabilmente sì. O forse no. In ogni caso, al momento tutto rimane in mano alla buona volontà e alla coscienza di ciascuno di loro (e di noi).