Le manovre dei partiti durante la seconda giornata di crisi

Giovanni Lamberti

Sergio Mattarella - la convinzione sia nella maggioranza che nell'opposizione - interverrà solo dopo che verrà votata la mozione di sfiducia della Lega a Conte. Il premier punta al doppio passaggio - sia al Senato che alla Camera - ma è ormai evidente che non ci sono i numeri per questa maggioranza e che sarà il Capo dello Stato a sbrogliare la matassa.

Ma adesso il pallino è in mano ai partiti che poi dovranno prospettare al presidente della Repubblica le possibili soluzioni durante consultazioni che - questa la previsione delle forze politiche - saranno lampo. E così ognuno valuta le prossime mosse. Con la prospettiva all'orizzonte che possa nascere un governo di garanzia (sul modello 'austriaco' una delle ipotesi in campo) che porti il Paese alle urne.

Ma è il timing della crisi che resta centrale. Il Pd punta al Senato a portare in conferenza dei capigruppo la mozione di sfiducia a Salvini, vuole che venga calendarizzata prima di quella contro Conte e "chiama" il Movimento 5 stelle ad una possibile convergenza. I pentastellati, invece, (oggi c'è stato un vertice tra Di Maio, Casaleggio, Fraccaro, Di Battista e altri esponenti di spicco) rilanciano sulla necessità che passi subito il taglio sul numero dei parlamentari e valuta una raccolta firme. Sia la prima operazione che la seconda potrebbe in qualche modo diluire i tempi della crisi.

L'obiettivo primario del Capo dello Stato resta quello di mettere in sicurezza i conti pubblici. Con Renzi che ieri ha detto apertamente di condividere questa priorità. Dunque i fedelissimi del senatore di Scandicci potrebbero sostenere un nuovo esecutivo di transizione, anche perché ritengono che Salvini (e Di Maio e Conte) non possano rimanere al proprio posto. "Non puo' essere il Viminale a gestire la campagna elettorale", il ritornello che viene ripetuto.

In ogni caso - e lo ha detto apertamente anche il segretario dem Zingaretti - il Pd dirà no ad un governo politico. Ma le manovre sono in corso con Salvini che già annusa aria di ribaltone. "La verità - dice un esponente della Lega di primo piano - è che Conte si aggrapperà alla poltrona. E c'è un fronte che punta alle elezioni in primavera". Da qui l'accusa - rigettata da Di Maio e bollata come 'fake news' - di inciuci, in primis tra Renzi e il vicepremier M5s.

Salvini punta alle elezioni ad ottobre. E in realtà al momento non ci sarebbero grossi ostacoli sulle urne in autunno, a meno che in Parlamento non prevalga - dice un 'big' del partito di via Bellerio - 'il partito della sopravvivenza'. "In quel caso siamo pronti ad andare in piazza e alla mobilitazione", spiegano fonti parlamentari 'ex lumbard'. Salvini ha dato appuntamento ai suoi per lunedì alle 18.

Il Pd attacca, anche perché il 'Capitano' ha chiesto 'pieni poteri' per presiedere un governo che duri 5 anni. E nel 2022 si voterà anche per la presidenza della Repubblica. Un 'big' della Lega non nasconde che potrebbe essere Giorgetti il candidato numero uno del Carroccio. "È incensurato e potrebbe ottenere un largo consenso", la riflessione. Ma quello del 2022 è un orizzonte lontano.

Di sicuro l'attuale sottosegretario della Lega con i leghisti ha espresso soddisfazione per la scelta compiuta da Salvini. Anche perché - avrebbe sottolineato Giorgetti a più di un interlocutore - a settembre la Lega sarebbe stata messa all'angolo. Già si preparava un governo M5s con l'astensione del Pd, la tesi. Salvini comunque tira dritto. Vuole che sia il prossimo governo a varare la legge di bilancio. Un esecutivo che esca forte dalle urne.

E per questo motivo i leghisti non escludono che poi alla fine non possa esserci l'accordo con Giorgia Meloni che ha chiesto di definire un'alleanza (sempre vicino l'accordo tra Fratelli d'Italia e Toti) prima del voto. Forza Italia non resta a guardare. "Senza di noi Lega e Fdi non conquisterebbero seggi al Sud e non sarebbero credibili in Europa", ha sottolineato il vice presidente del partito azzurro Tajani. E non è un caso che Berlusconi abbia chiesto di fare presto e detto "no a giochi di palazzo".