Le mascherine smascherano un'Ue divisa

Massimo Maugeri

La Ue esprime “solidarietà” all'Italia per l'emergenza Coronavirus, ma i 27 sono divisi sulla distribuzione del materiale sanitario, a cominciare dalle mascherine protettive. E l'Italia, per bocca del ministro della Salute, Roberto Speranza, chiede ai partner “fatti e non parole”.

Il governo italiano a fine febbraio aveva chiesto di attivare il Meccanismo di protezione civile Ue per la fornitura di mascherine per fronteggiare la crisi del Coronavirus, ma al momento non è arrivata alcuna risposta da parte degli altri Stati membri per il timore di rimanere senza materiale protettivo in caso di peggioramento nell'epidemia sul loro territorio.

Diversi Paesi, tra cui Germania, Repubblica Ceca e Francia, hanno notificato alla Commissione la decisione di bloccare l'esportazione di mascherine e altro materiale protettivo in altri Stati membri dell'Ue. La Commissione è convinta che il rischio di penuria di mascherine possa essere superato attraverso una procedura di appalto congiunto (“Joint procurement”) cui partecipano 20 Stati membri tra cui l'Italia e ha mandato inviti a presentare offerte a un numero selezionato di società identificate attraverso un'analisi di mercato. Lunedì dovrebbero arrivare le prime risposte.

La richiesta di “un unico livello di coordinamento a livello europeo" per i dispositivi di protezione, "per capire in quale luogo d'Europa in quel momento c'è più bisogno”, è stata avanzata dall'Italia al Consiglio straordinario dei ministri della Salute. “Dobbiamo lavorare insieme, non dobbiamo farci la guerra tra paesi europei con il solo rischio di far aumentare il prezzo", ha detto Speranza. “Ho sentito solidarietà da parte degli altri paesi, ma questa solidarietà deve essere concreta – aggiunge - non bastano le parole, ma fatti e tempi brevi. Per questo abbiamo chiesto maggior coordinamento e maggiore velocità".

"Senza un coordinamento ogni paese fa per sé, ma se ognuno fa per sé tutti sono paesi sono più deboli anche rispetto ai produttori di questi dispositivi che sono fuori dell'Europa – ha aggiunto - se si agisce da soli l'unico effetto sarà quello di far aumentare i prezzi, se saremo tutti insieme a trattare gli acquisti saremo più forti.Tutti i provvedimenti dall'approvvigionamento di dispositivi alle misure di contenimento alle attrezzature, se sono coordinati ci rendono più forti. Questo è il messaggio che ha dato il governo italiano mi sembra che su questa linea la Ue abbia colto il messaggio”. Speranza comunque ha sottolineato che al momento l'Italia “non ha necessità di mascherine”.

La Commissione appoggia la linea dell'Italia: mascherine e altro materiale protettivo contro il contagio da coronavirus devono andare "nei posti dove è più necessario", ha detto il commissario responsabile della gestione delle crisi, Janez Lenarcic. "Gli stock non erano alti negli ultimi mesi. Ora che il rischio è più alto in Europa, la reazione naturale degli Stati membri è pensare alla loro necessità", ha spiegato Lenarcic. Tuttavia "chiediamo solidarietà in modo che questo equipaggiamento sia trasferito nei luoghi dove è più necessario. Secondo chiediamo un uso razionale di questo equipaggiamento”.

Lenarcic ha ricordato che "restrizioni sono possibili secondo il Trattato" a alcune condizioni. "Tuttavia la Commissione crede che queste misure dovrebbero essere prese in modo che assicurino che ci sia materiale protettivo per tutti i cittadini in tutta l'Ue su base di parità. Non è a favore di misure che favoriscano uno Stato membro rispetto a altri perché minerebbero il nostro approccio comune e non sarebbero desiderabili", in alcuni casi però "le requisizioni possono prevenire aumento di prezzi, regolare i mercati e garantire le forniture al personale medico".

Oggi intanto è stato individuato un secondo caso di funzionario del Consiglio Ue contagiato dal Coronavirus e il Coreper II di oggi, la riunione degli ambasciatori dell'Unione Europea, è stato rinviato. La rappresentante permanente della Croazia presso l'Unione Europea, che esercita la presidenza di turno del Consiglio, ha deciso di mettersi in auto-isolamento per precauzione dopo essere entrata in contatto con un funzionario dell'istituzione risultato positivo al Coronavirus. E gli uffici della rappresentanza croata presso l'Unione Europea sono stati chiusi come misura precauzionale.