Le mosse dell'Italia sullo scacchiere libico

L'Italia sta lavorando a una serie di bilaterali e mini vertici, da tenere a Berlino, per limare i contenuti della dichiarazione finale della Conferenza sulla Libia, che si prospetta tutta in salita dopo che le forze leali al generale Khalifa Haftar hanno bloccato i terminal petroliferi, mettendo a rischio gli introiti del settore energetico da cui dipende l'economia del Paese.

Per ora i bilaterali fissati a ridosso dell'avvio della Conferenza - previsto per le 13.30 - sono due: quello del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il segretario generale Onu, Antonio Guterres, e quello del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con l'omologo egiziano, Sameh Shoukry. L'agenda dei vari leader è molto serrata e in continua evoluzione anche perché influenzata dagli eventi sul campo; appare così difficile, pur a poche ore dal summit, riuscire ad avere una scaletta definitiva.

A quanto si apprende, si lavora per un bilaterale di Di Maio con il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov - che ha annunciato lui stesso ieri di voler incontrare il collega italiano - come anche a incontri "in formato europeo" che coinvolgano oltre all'Italia, la Francia, la Germania, il Regno Unito e l'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell. Un formato quest'ultimo, che potrebbe essere allargato agli americani, rappresentati dal segretario di Stato, Mike Pompeo.

A Berlino, un gruppo tecnico Farnesina-Presidenza del Consiglio partecipa alla stesura del testo della dichiarazione finale della conferenza, che vuole distinguersi da precedenti vertici dedicati alla crisi libica, dando una chiara road map" per l'attuazione dei risultati raggiunti da Berlino.

Proprio il "documento attuativo" appare uno dei punti più delicati: Roma mira a presentarlo come "annesso" alla dichiarazione finale di Berlino, per dargli una forza maggiore, ma c'è chi preme perché sia adottato come "documento a parte". Tra i punti più delicati della proposta road map - che ha al centro il monitoraggio del cessate il fuoco e la ripresa del dialogo politico e militare tra le parti libiche - vi sarebbe l'istituzione di un comitato misto, composto da rappresentanti di Tripoli e di Bengasi, incaricato di decidere la linea del fronte.

Un obiettivo ambizioso, visto che le parti rifiutano da tempo di sedersi allo stesso tavolo. Esempio di questa difficoltà è che il fatto che i lavori della Conferenza domani si svolgeranno senza Haftar e il rivale premier del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al-Serraj. A quanto si apprende, al termine dei lavori, rappresentanti dei Paesi partecipanti incontreranno in modo separato entrambi i leader libici e solo dopo una cena di lavoro - dove si potrebbero mettere a punto le ultime cose - potrebbe esserci la conferenza stampa finale.