Le nuove varianti Covid mandano in tilt l'Ue

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
BRUSSELS, BELGIUM - JANUARY 21: EU Council President Charles Michel attends a video conference meeting of the members of the European Council focused on the Covid-19 pandemic in the Europa building, the EU Council headquarter, on January 21, 2021, in Brussels, Belgium. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - JANUARY 21: EU Council President Charles Michel attends a video conference meeting of the members of the European Council focused on the Covid-19 pandemic in the Europa building, the EU Council headquarter, on January 21, 2021, in Brussels, Belgium. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)

La videoconferenza dei 27 leader Ue di aggiornamento sull’emergenza covid, la prima del nuovo anno, doveva terminare intorno alle 21, vale a dire solo tre ore di discussione per un meeting iniziato alle 18. Così sapevano i vari uffici stampa. Ma non è andata così: è finita ben oltre le 22. Le varianti del virus, in particolare quella inglese, mandano in tilt l’Ue.

E’ Angela Merkel a trascinare il dibattito oltre i tempi ipotizzati. La cancelliera è ossessionata dalla variante inglese, ha promesso ai tedeschi che saranno vaccinati entro il 21 settembre, cinque giorni prima delle elezioni politiche che, per la prima volta in 15 anni, non la vedranno candidata. Merkel vuole stabilire controlli alle frontiere, quelle esterne all’area Schengen ma anche all’interno della zona di libero movimento dell’Ue. Gli altri leader, a parte l’austriaco Sebastian Kurz, resistono.

Il problema è lo stesso che l’Europa provò ad affrontare con la prima ondata di pandemia la primavera scorsa. Allora, si decise di chiudere le frontiere. Ma il danno economico causato al mercato unico porta ora i leader a essere più prudenti. Quasi tutti, tranne Merkel che ce l’ha con gli Stati che non fanno bene i tracciamenti. Vale a dire: la maggior parte.

“La maggior parte degli Stati traccia meno dell’1 per cento dei positivi – dice la tedesca von der Leyen al termine del vertice – è poco! Bisognerebbe arrivare a tracciare almeno il 5 per cento dei positivi”.

Prima della videoconferenza europea, la cancelliera parla con i premier di Lussemburgo e Repubblica Ceca, contrarissimi alla chiusura delle frontiere. Parla anche con Kurz, lo tira dentro la partita. Alla fine si opta per restrizioni a viaggi non essenziali, che è un po’ ciò che chiedeva il premier belga Alexander De Croo, pronto a chiudere il paese anche ai turisti per arrestare i co...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.