Le parole dell'assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato

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vaccino covid Lazio
vaccino covid Lazio

La Regione Lazio è una dei territori che più si sta distinguendo in positivo nel corso della campagna vaccinale contro il covid-19. Tempi rispettati e un piano che ha messo al centro prima di tutto i medici e gli infermieri per poi proseguire con un criterio basato sulle fasce d’età e che ad oggi, 12 aprile, da la possibilità di prenotazione agli over 60. Un traguardo importante, soprattutto se si guarda a quanto stia avvenendo in altri territori molto popolosi come il Lazio. Il merito, per molti, è tutto dell’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, che in una sua intervista a Fanpage ha spiegato i punti forti del suo piano vaccinale e assicurato che presto si arriverà anche ai più giovani, con la fascia 30-40 anni che da giugno potrebbe ricevere la propria dose di vaccino.

Vaccino covid Lazio: a giugno i 30enni

“Noi – ha detto D’Amato – pensiamo di andare velocemente, dosi permettendo, prenotando entro maggio la classe di età che va dai 50 ai 40 ed entro giugno la classe di età che va dai 40 ai 30. Ma per tutto questo servono le dosi“. È lo stesso assessore regionale alla Sanità del Lazio a sottolineare l’importanza della scelta di muoversi per fasce d’età: “È stata sempre la nostra linea di azione. Noi abbiamo fatto la prima dose al 60 per cento degli over 80, al 47 per cento degli over 70 e presto termineremo le prenotazioni fino alla fascia 60-61, che verrà aperta lunedì notte”.

Il Lazio, con la sua sanità, è pronto dunque a proseguire nel proprio lavoro, ma continuano a scarseggiare le dosi, per stessa ammissione dell’assessore D’Amato: Apriremo nuovi hub vaccinali a Porta di Roma, a Cinecittà, all’outlet di Valomontone, alla Vela di Tor Vergata. Per questi hub – ha aggiunto – abbiamo bisogno del doppio delle dosi, se vogliamo raggiungere l’obiettivo di vaccinare 4 milioni di persone entro agosto“.

E poi, sulle riaperture, D’Amato crede che sia fondamentale che avvengano in base ai risultati raggiunti dai territori con le vaccinazioni: “Noi dobbiamo utilizzare coloro che hanno completato il ciclo vaccinale e utilizzare anche i certificati vaccinali per riaprire attività, per la mobilità. Questo deve essere l’elemento di fondo dei prossimi mesi”. “Meglio stare aperti offrendo le proprie attività a chi è vaccinato – ha aggiunto – rispetto a restare chiusi. Questo va legittimato da norme, ma credo che la strada sia questa”.