Le parole di Francesco Vaia

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Francesco Vaia
Francesco Vaia

Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, ha fatto il punto della situazione Covid e ha parlato dei vaccini.

Covid, Vaia: “Quando facciamo riferimento a chi è vaccinato o meno dobbiamo dire che ha la terza dose”

Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, è intervenuto a Non stop news, su RTL 102.5, per parlare dei vaccini anti-Covid. Ha spiegato che l’Italia è il paese con il più alto tasso di vaccinazione ma il numero dei contagiati è aumentato fino a 200mila. “Il primo dato: a fronte di questi contagi, di questo numero così elevato, abbiamo un numero non altrettanto imponente di ricoverati né di ricovero ordinario né in terapia intensiva. Perché le persone anche se vaccinate con due dosi sono contagiate? Perché abbiamo visto che il vaccino che è stato ed è ancora uno strumento fondamentale per abbattere questa malattia, ha avuto nell’esperienza sul campo, una validità di quattro-cinque mesi, secondo alcuni colleghi addirittura tre, ecco perché si è resa necessaria la terza dose” ha dichiarato Vaia.

Quando facciamo riferimento a chi è vaccinato o meno, a questo tempo, dobbiamo dire che è vaccinato in terza dose. Il rapporto tra contagiati e ospedalizzati è, in questo momento: coloro che non sono vaccinati o vaccinati in unica o doppia dose sono il 90%, coloro che hanno la terza dose sono il 10% degli ospedalizzati. Per quanto riguarda la terapia intensiva, il rapporto è 95% (coloro che non sono vaccinati o coloro che hanno unica e doppia dose) e 5% coloro che sono vaccinati in terza dose” ha aggiunto il medico. Il vaccino ha permesso di diminuire le persone ricoverate in terapia intensiva.

Covid, Vaia: “I contatti di positivi, se asintomatici, vadano a lavorare tranquillamente”

Francesco Vaia ha spiegato che la variante Omicron sta sostituendo la Delta e che vaccino antinfluenzale e anti-Covid possono essere effettuati nella stessa seduta. “Noi non siamo delle macchine, ciascuno di noi ha il proprio fisico. La cosa migliore è sempre chiedere al proprio medico, il mio consiglio è che va bene se ci sono le condizioni di salute, se però si ha qualche problema, se si è spaventati, se si ha un minimo di sintomatologia è opportuno separare di una settimana la somministrazione uno dall’altro” ha spiegato, aggiungendo che nonostante sia nel campo medico trova difficoltà a districarsi tra le troppe circolari. “La mia proposta, la proposta dello Spallanzani, è che i contatti di positivi, se non sono sintomatici, vadano a lavorare tranquillamente, senza fare quarantena e senza intasare i drive in. Dobbiamo fare come gli Stati Uniti, dove ti chiedono il motivo per cui fai il tampone…” ha spiegato.

Dobbiamo evitare di fare una comunicazione sbagliata. Il novaxismo si combatte non spaventando, ma chiarendo. Io non dico che se non sei vaccinato devi stare a casa per punizione, non è così, è un atto scientifico. Spero che il Presidente Draghi spieghi bene stasera questa sorta di obbligo vaccinale: non è per punire le persone, ma perché serve. Se io mi sono vaccinato, se sono a contatto con te, qualora mi dovessi contagiare non mi ammalo. La non vaccinazione ti porta a un contagio molto più probabile e a una patologia più sintomatica rispetto agli altri, lo dicono i numeri. Il motivo per il quale dobbiamo correre è proprio questo, dobbiamo correre per recuperare” ha dichiarato Vaia.

Covid, Vaia: “Quante dosi ancora? Non dobbiamo arrivare a vaccino e cappuccino”

Non c’è quarta o quinta dose, io ho detto più volte che non dobbiamo arrivare a vaccino e cappuccino, cioè faccio un esempio: se io ho un appartamento che non è a norma dal punto di vista elettrico che faccio? Metto a norma l’appartamento o decido di comprare candele per tuta la vita? Evidentemente metto a norma l’appartamento. Il vaccino, la mia candela che mi consente di vedere la luce, servirà una volta all’anno come per l’influenza” ha spiegato Francesco Vaia. Per quanto riguarda la scuola, il medico è convinto che bisogna privilegiare la salute mentale dei ragazzi, che devono frequentare le lezioni. “Sono sempre stato a favore dell’apertura di tutto, altrimenti le persone non capiscono più perché ci vacciniamo. Diciamo che il vaccino serve, che ci da spazi di socialità, è giusto che apriamo anche la scuola. Oggi diamo la FFP2 a scuola e va bene perché è un ottimo presidio di salvaguardia, ma è impensabile lasciare i ragazzi sempre con la mascherina, per cui dobbiamo togliergliela. Come fare? Dobbiamo intervenire con degli interventi sul clima, quindi intervenire cambiando radicalmente i sistemi d’areazione” ha aggiunto.

Francesco Vaia è convinto che non bisogna dare colpe a cittadini e genitori, che sono stati inevitabilmente disorientati dalle informazioni. “Se ci sono tante persone che spaventano è evidente che le cose vanno così. In tutto il mondo è così, non solo in Italia, nei confronti delle creature indifese scattano sempre dei meccanismi di protezione. Le famiglie devono essere nostre alleate, ecco perché anche su questo sono stato molto prudente” ha spiegato il medico, sottolineando che la fiducia va conquistata. Vaia ha spiegato che non sa quando finirà questa pandemia, ma ha aggiunto che si tratta di una malattia che ha i caratteri della stagionalità. “Traguardiamo come è successo negli anni scorsi questo tempo, a ottobre faremo il nostro richiamo. Non la quarta dose, ma richiamo. Vorrà dire che sarà diventato come un’influenza” ha concluso.

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