Le peggiori attenuanti riconosciute per i femminicidi

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femminicidio
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Il 25 novembre è la giornata internazionale per sensibilizzare al contrasto della violenza contro le donne. In Italia purtroppo femminicidi e violenze ricoprono le prime pagine dei giornali quasi ogni giorno: secondo un report della Polizia sono 103 i casi di donne uccise, nel nostro Paese, nei primi 11 mesi del 2021. La legislatura italiana in merito si è spesso rivelata inadatta, con vergognose attenuanti che sono state riconosciute negli anni dai tribunali.

Femminicidio, le peggiori attenuanti riconosciute: la tempesta emotiva

Si parte del caso Olga Matei, la donna uccisa da Michele Castaldo, uomo con cui intratteneva una relazione da poco più di un mese. La sentenza del caso ha fatto molto discutere, essendosi basata sulla confessione in cui l’imputato aveva parlato della sua forte gelosia. La perizia gli aveva riconosciuto quindi una “soverchiante tempesta emotiva e passionale” determinata proprio da questo. La Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale di Bologna e disposto un nuovo giudizio relativamente al riconoscimento delle attenuanti. Castaldo era stato condannato a 16 anni appello.

Femminicidio, le peggiori attenuanti riconosciute: la spiegazione della Corte Suprema

È la Corte Suprema a spiegare perché la gelosia può essere presa in considerazione dal giudice come attenuante: “Come le altre situazioni psicologiche integranti “stati emotivi e passionali”, la gelosia può essere presa in considerazione dal giudice ai fini della concessione delle circostanza attenuanti generiche, purchè il giudice fornisca una razionale giustificazione della scelta compiuta.” In questo specifico caso i giudici prospettavano solo come ipotesi la riconducibilità dell’omicidio ad un moto di gelosia, definendolo tra l’altro “improvviso e passeggero”, in quanto la relazione era iniziata da poco tempo. Nonostante questo la Corte territoriale era arrivata alla conclusione che la gelosia di Castaldo fosse comunque riconducibile a “una soverchiante tempesta emotiva e passionale idonea ad incidere sulla misura della responsabilità penale attenuandola.”

Femminicidio, le peggiori attenuanti riconosciute: il turbamento

Davvero discutibile anche il caso della sentenza emessa il 15 settembre scorso, dalla Corte d’assise di appello di Firenze, sul caso di femminicidio del 24 novembre 2018, in cui un 32enne strangolò fino ad uccidere la compagna con cui alloggiava in un ostello. La pena in questo caso è stata quasi dimezzata, passando da 30 a 16 anni, grazie alla concessione di attenuanti generiche poiché l’uomo era: “Realmente turbato e sconvolto dall’azione compiuta.” Questo ciò che si legge nelle motivazioni della sentenza: “Da valorizzare il profilo psicologico del comportamento tenuto dall’imputato nell’immediatezza del fatto: le persone presenti lo hanno definito sconvolto, hanno riferito che si è seduto su uno scalino piangendo in attesa che arrivasse la polizia.”

Femminicidio, le peggiori attenuanti riconosciute: la spiegazione dei giudici

I giudici di secondo grado spiegano così la loro decisione: “Il modo in cui l’imputato ha reagito sul momento, quando ha realizzato di aver provocato la morte di una persona, ci restituisce l’immagine di un uomo realmente turbato e sconvolto dell’azione appena compiuta, proprio perché si era trattato di un gesto non premeditato ma di un accesso di ira. Questa prima reazione sicuramente spontanea e non calcolata vale molto di più di tanti pentimenti e richieste di perdono sbandierate in udienza a distanza di giorni e non mesi.”

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