Macron e Le Pen, snaturati per vincere

Cesare Martinetti
·Giornalista
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Emmanuel Macon, Marine Le Pen (Photo: Getty)
Emmanuel Macon, Marine Le Pen (Photo: Getty)

Emmanuel Macron a destra, Marine Le Pen a sinistra. Se non fosse che tutti e due hanno teorizzato la fine dell’una e dell’altra, o meglio l’inattualità della divisione che storicamente ha segnato la politica, sarebbe questa la sintesi paradossale di quanto sta avvenendo in Francia. La campagna elettorale per le elezioni presidenziali dell’aprile 2022 è pienamente lanciata e i due protagonisti, in attesa di concorrenti credibili, stanno costruendo il manifesto narrativo con cui si sfideranno.

Macron in pochi giorni ha fatto il pieno di segnali che secondo tradizione si sarebbero detti di “destra”: più mezzi e più uomini alla polizia, un “me culpa” del tutto irrituale nella pratica presidenziale sulla tassa ecologica che fu all’origine della rivolta dei gilets gialli, l’annuncio di un grande dibattito sul consumo di droghe che rivela un sottinteso proibizionista nemmeno tanto nascosto.

L’occasione gli è venuta da una sentenza di Cassazione che ha confermato l’“irresponsabilità penale” di un giovane arabo che aveva ucciso a botte e gettato dal balcone la sua vicina di casa, un’anziana ebrea. Consumatore abituale e ossessivo di cannabis dall’adolescenza questo Kobili Traoré, 27 anni, è stato giudicato da periti e giudici non in grado di intendere e di volere nel momento dell’aggressione a Sarah Halimi, 65 anni, avvenuta in edificio popolare del quartiere di Belleville, a Parigi. L’assassino è stato assegnato per vent’anni a un manicomio criminale. Un crimine spaventoso per ferocia che ha suscitato la protesta della comunità ebraica e con l’aggravante antisemita perché il giovanotto ha agito urlando “Allah Akbar” e recitando versetti del Corano. Un fatto carico di valenze simboliche di cui Macron si è fatto interamente fatto carico: “Non sta a me commen...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.