Le posizioni dei partiti in Italia sul salario minimo

Renato Brunetta, Giuseppe Conte ed Enrico Letta
Renato Brunetta, Giuseppe Conte ed Enrico Letta

L’Unione Europea, nella mattinata di oggi, 7 giugno 2022, ha trovato un accordo sul salario minimo, in Italia il dibattito è ancora aperto. I lavori sono fermi al Senato dove però, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, vede segnali positivi da tutte le parti politiche. Non vi è però un’unaminità di pensiero.

Legge sul salario minimo: le posizioni dei partiti in Italia

A far discutere sono state le parole di Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, che si è schierato contro l’introduzione del salario minimo in Italia. Secondo il ministro, il salario minimo “non va bene per legge perché è contro la nostra storia culturale di relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività“. Questa affermazione di Brunetta ha scatenato un terremoto politico, soprattutto nell’ala del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle (M5S). Non mancano però politici neutrali.

I favorevoli al salario minimo: Movimento 5 Stelle

Giuseppe conte

Il leader del M5S ha attacco Brunetta affermando che “il salario minimo forse non è nella cultura di alcuni politici. Se per alcuni politici è normale che si prendano paghe da fame, di 3-4 euro lordi l’ora, allora diciamo che la politica del Movimento 5 Stelle non è questa. Non accetteremo mai fino a quando non approveremo il salario minimo. Queste sono paghe da fame”.

Paola Taverna

La vicepresidente dei pentastellati ha scritto sui Social Network: “Renato Brunetta, anche nel 1760 e nel 1870 c’erano le ‘relazioni industriali’, poi arrivarono le due rivoluzioni e lo status dei lavoratori migliorò notevolmente. Che dici, vogliamo evolverci un pochino e dare dignità ai lavoratori italiani?“.

Laura Castelli

Per il Viceministro dell’Economica, il salario minimo è “un percorso obbligato per chi decide di stare in un’Europa che si dà paletti sociali ed etici. È indispensabile e non può aspettare“.

I favorevoli al salario minimo: Partito Democratico

Enrico Letta

Non poteva non prendere la parola il leader dem Enrico Letta, che ha dichiarato: “Per noi la questione salariale è fondamentale, accanto a questo c’è ovviamente l’impegno ad arrivare al salario minimo, come fanno in Germania e come fanno in Australia, Paesi che sono simili al nostro e che hanno fatto una scelta che anche noi dovremmo fare”.

Francesco Boccia

L’ex ministro ed attualmente deputato del Partito Democratico Francesco Boccia ha difeso la legge sul salario minimo affermando che “per Brunetta il salario minimo non rappresenta la storia della destra italiana? Per fortuna direi, rappresenta la nostra storia e la realizzeremo, è una battaglia che porteremo a termine insieme all’abbattimento del cuneo fiscale“.

I contrari al salario minimo: il centrodestra

Al di là delle classiche dichiarazioni già fatte da tutto il centrodestra e rappresentate dalla frase di Renato Brunetta, ad esporsi in maniera particolare vi è la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. La Bernini ha criticato la legge sul salario minimo dichiarando che: “Copiare il modello tedesco del salario minimo non è la strada idonea per l’Italia. Per un liberale l’imposizione di un salario minimo per legge sarebbe una violazione della libertà contrattuale e rischierebbe di indurre le piccole imprese a recedere dai contratti nazionali applicando un salario più basso di quello fissato dagli accordi. Il problema è diminuire il costo del lavoro per le aziende e assicurare una busta paga più pesante per i lavoratori“.

Legge sul salario minimo: i neutrali

Giancarlo Giorgetti

Il ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha sempre detto la sua, non temendo le possibili ripercussioni da parte del suo partito, ossia la Lega. In questo caso, Giorgetti, è rimasto neutrale, anche se sembrerebbe più schierato con il centrodestra, ed ha dichiarato che “il tema dei salari è un problema che va affrontato. Non si può mettere in carico un altro costo su aziende che ne hanno già molti. Il salario minimo non deve essere un tabù, ma bisogna capire cosa si fa, la priorità è il recupero del potere di acquisto. In Italia i salari sono bassi e questo è un dato oggettivo”.

Ignazio Visco

Tralasciando i partiti politici, anche anche personalità come Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, hanno dato una propria opinione. Visco è stato neutrale ed ha dichiarato, sollevando alcune questioni, che il salario minimo: “ha vari effetti positivi. Il rischio sta nel livello, perché se è eccessivo può portare a non occupare persone che potrebbero invece voler lavorare al di sotto di quel livello. Quello che è importante è non legare al salario minimo automatismi“.

Legge sul salario minimo: le parti sociali

Maurizio Stirpe

Il vicepresidente di Confindustria ha dichiarato di essere favorevole ad una legge sul salario minimo, ma solo ad alcune condizioni: “che il salario minimo venga fissato come percentuale compresa tra il 40 e il 60% del salario mediano e che non venga confuso con la retribuzione proporzionale e sufficiente dell’articolo 36 della Costituzione. Terza condizione è che il salario minimo deve operare per tutti i contratti, non solo per le aree in cui non c’è la contrattazione collettiva”.

Pierpaolo Bombardieri

Il segretrario del sindacato Uil ha dichiarato: “Siamo d’accordo con il salario minimo a condizione che coincida con i minimi contrattuali“. Questo ovviamente non deve sostituirsi ai contratti.

Luigi Sbarra

Il segretario della Cisl vorrebbe che il salario minimo fosse “esteso e rafforzato attraverso la contrattazione“. Come riporta SkyTg24 Il sindacalista vede un forte peso fiscale su lavoro e sulle imprese e chiede al Governo di aprire un “confronto sui contenuti della delega fiscale“.

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