Le proposte della Commissione europea contro il caro energia

Dopo giorni di discussioni, voci di corridoio e documenti più o meno riservati, sono arrivate le proposte della Commissione europea per frenare l'aumento dei prezzi dell'energia in tutta l'Unione, anche se l'esecutivo comunitario formalmente non le definisce tali. Cinque i punti enunciati da Ursula von der Leyen, che saranno subito discussi nella riunione degli ambasciatori dei 27 Paesi e poi nel Consiglio dei ministri dell'Energia, venerdì 9 settembre. Da cui non sono attese decisioni ufficiali (perché la Commissione non ha presentato proposte legislative), ma chiari segnali politici sulla strada da intraprendere.

Ridurre i consumi

La prima idea riguarda la riduzione obbligatoria dei consumi di elettricità nelle ore di punta della giornata. Abbassando la domanda, ha spiegato la presidente von der Leyen, calerà anche il prezzo. Quindi la Commissione proporrà dei "target obbligatori" di riduzione che ogni Stato membro deve raggiungere.

Saranno i governi nazionali a identificare i modi di arrivare all'obiettivo, anche se un documento della Commissione fornisce alcuni suggerimenti per compensare quelle categorie (come le aziende energivore) che subiranno un danno dalle riduzioni.

Le percentuali e le cifre di questa riduzione verranno presumibilmente discussi con i rappresentanti degli Stati membri.

I soldi per le bollette dai profitti delle aziende energetiche

Una delle novità più significative contenute nel pacchetto di misure di emergenza è il prelievo dei profitti delle aziende energetiche per contribuire a pagare le bollette dei cittadini. Si articola in due proposte differenti: la prima riguarda chi ha realizzato profitti inaspettati con i combustibili fossilichiamato a versare un "contributo di solidarietà", come lo ha definito von der Leyen.

Le aziende europee che estraggono petrolio e gas nel mondo hanno incrementato i loro guadagni, visto che queste materie prime sono aumentate di valore. Per questo dovrebbero versare delle somme calcolate sui loro utili un contributo temporaneo e legato alla crisi, che finirebbe nelle cassedegli Stati membri, in modo che i governi nazionali possano sostenere le famiglie e le imprese vulnerabili.

Un meccanismo simile, applicato a livello nazionale, si applicherebbe ai produttori di energia tramite fonti diverse dal gas: i cosiddetti "produttori inframarginali", che hanno realizzato guadagni maggiori grazie ai bassi costi di produzione.

"È giunto il momento che i consumatori traggano vantaggio dai bassi costi delle fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, come le rinnovabili", ha detto von der Leyen: produrre con queste fonti costa meno, ma l'elettricità viene attualmente venduta allo stesso prezzo di quella ottenuta dal gas.

Inserendo un tetto ai ricavi di queste aziende, si potrebbe utilizzare la differenza tra questa cifra e quella a cui viene venduta l'elettricità per supportare i consumatori finali più in difficoltà, ma anche per favorire la transizione energetica.

Per le aziende del settore, comunque, non ci sono solo cattive notizie: un altro punto proposto dalla Commissione riguarda l'istituzione di un fondo di liquidità per le società energetiche, per aiutarle a gestire la volatilità del mercato.

Molte compagnie, infatti, sono a corto di liquidità e hanno bisogno di garanzie per continuare a operare. Per questo, spiega la Commissione, potrebbe essere esteso lo Schema temporaneo di aiuti di Stato, che ha permesso ai governi nazionali di sostenere in maniera più "elastica" le rispettive imprese durante la pandemia da Covid19.

Il tetto al prezzo del gas russo

La presidente von der Leyen ha proposto pure l'atteso, e da tempo invocato dal governo italiano, tetto al prezzo del gas russo. In questo caso il proposito è duplice: elettricità meno cara e meno soldi alla Russia, per mettere in difficoltà il governo di Vladimir Putin.

"Come sappiamo le sanzioni stanno colpendo a fondo l'economia russa, con un pesante impatto negativo. Ma Putin sta parzialmente tamponando queste perdite attraverso i ricavi dei combustibili fossili. Quindi l'obiettivo è tagliare le entrate della Russia, che Putin utilizza per finanziare questa atroce guerra contro l'Ucraina", le parole di von der Leyen.

Il price cap appare ora più fattibile perché le forniture russe sono scese dal 40% dello scorso febbraio al 9% del totale di gas importato in Europa. Attualmente, ha detto von der Layen, l'Unione riceve più gas dalla Norvegia che da Mosca.

Ma anche questa misura, come le altre, potrebbe presentare controindicazioni. La prima, già segnalata dalla Commissione europea, è il rischio che la Russia la intenda come una violazione dei contratti in essere e dunque una ragione per ulteriori tagli agli approvvigionamenti. Un'altra, paventata negli ambienti di Bruxelles, è che il gas russo sarebbe poi molto meno caro di quello proveniente da altri Paesi, con le aziende europee incentivate ad acquistarlo.

Ai ministri dell'Energia dell'Unione il compito di trovare la quadra e  dare risposte concrete agli europei.