Le prossime sfide dell'Italia per il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Beata Zawrzel / NurPhoto / Afp

AGI - L'Italia ha ricevuto oggi il secondo pagamento per il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ventuno miliardi di euro per aver raggiunto i 45 obiettivi previsti nel Pnrr per il primo semestre del 2022. Ora però inizia la parte più difficile.

La terza tranche per i pagamenti scade a dicembre e prevede 39 traguardi e 16 obiettivi per ottenere 19 miliardi di euro.

La quarta a giugno 2023 e richiede il raggiungimento di 20 traguardi e 7 obiettivi e vale 16 miliardi di euro.

Nella sostanza, entro la fine dell'anno l'Italia è chiamata a realizzare 22 riforme e 32 investimenti.

Le riforme riguardano la concorrenza e i servizi pubblici locali, la giustizia e la pubblica amministrazione, nonché l'istruzione e il mercato del lavoro.

Gli investimenti chiave riguardano invece la digitalizzazione della pubblica amministrazione, i trasporti sostenibili, le reti intelligenti e l'efficienza del riscaldamento, nonché la ricerca e lo sviluppo.

Nel primo semestre del 2023 si richiede all'Italia l'entrata in vigore di importanti riforme (giustizia penale e civile, pubblico impiego e Codice degli appalti pubblici) nonché progressi con diversi investimenti (idrogeno, assistenza all'infanzia, transizione digitale, inclusione sociale).

Ma cosa succederebbe se l'Italia non riuscisse a fare in tempo tutto? Ad esempio se entro fine anno non riuscisse ad attuare la riforma Cartabia che è stata rinviata (doveva entrare in vigore il primo novembre ed è stata posticipata al 30 dicembre).

Le strade da percorrere sono due: prendere più tempo e quindi saltare una richiesta di pagamenti (se ne possono fare al massimo due l'anno); oppure fare la richiesta di pagamento senza aver raggiunto tutti gli obiettivi.

In questo caso la Commissione, dopo la valutazione dei tecnici, autorizzerà un pagamento parziale. Saranno decurtati dalla rata i fondi che dovevano essere destinati alle riforme e agli investimenti mancati.

Diverso è il caso della direttiva Bolkestein sulle concessioni balneari.

Anche qui il nuovo governo potrebbe seguire una linea diversa rispetto al precedente ma, al contrario della riforma Cartabia, non c'è un punto direttamente collegato alle concessioni balneari. Rientrano tuttavia nel più ampio programma per il rafforzamento della competizione e, dato che sulla Bolkestein si è pronunciata anche la Corte oltre che la Commissione, del rispetto delle raccomandazioni specifiche per Paese.

Capitolo tutto ancora da sviluppare è quello della modifica (o adeguamento) del Pnrr. Il Governo italiano ha più volte mostrato l'intenzione di volerlo fare. Tuttavia Bruxelles vige un cauto attendismo. Finora, fanno sapere dal Berlaymont, non c'è stato nessuno passaggio ufficiale in merito.

Ma probabilmente sarà al centro della discussione durante la visita in Italia (in programma per dicembre) di una delegazione di tecnici Ue.

La base del confronto sarà l'articolo 21 del regolamento del Recovery, che affrontare proprio la questione della modifica.

"Se il Piano per la ripresa e la resilienza, compresi i pertinenti traguardi e obiettivi, non può più essere realizzato, in tutto o in parte, dallo Stato membro interessato a causa di circostanze oggettive, lo Stato membro interessato può presentare alla Commissione una richiesta motivata affinché presenti una proposta intesa a modificare o sostituire le decisioni di esecuzione ... lo Stato membro può proporre un Piano per la ripresa e la resilienza modificato o un nuovo piano per la ripresa e la resilienza. Gli Stati membri possono chiedere assistenza tecnica per l'elaborazione di tale proposta nell'ambito dello strumento di sostegno tecnico", è il comma 1.

Comma 2: "Se ritiene che i motivi addotti dallo Stato membro interessato giustifichino una modifica del pertinente piano per la ripresa e la resilienza, la Commissione valuta il piano modificato o nuovo per la ripresa e la resilienza in conformità dell'articolo 19 e presenta una proposta per una nuova decisione di esecuzione del Consiglio conformemente all'articolo 20, paragrafo 1, entro due mesi dalla presentazione ufficiale della richiesta. Se necessario, lo Stato membro interessato e la Commissione possono convenire di prorogare tale termine di un periodo di tempo ragionevole. Il Consiglio adotta la nuova decisione di esecuzione, di norma, entro quattro settimane dall'adozione della proposta della Commissione".

"Se ritiene che i motivi addotti dallo Stato membro interessato non giustifichino una modifica del pertinente piano per la ripresa e la resilienza, la Commissione respinge la richiesta entro il termine di cui al paragrafo 2, dopo aver dato allo Stato membro interessato la possibilità di presentare le proprie osservazioni entro il termine di un mese dalla comunicazione delle conclusioni della Commissione".

Potranno fare parte delle motivazioni oggettive l'aumento dell'inflazione (+10%) e l'impennata delle materie prime (anche del 30%).

La Commissione, in risposta, insiste però sul RepowerEu, nuovo capitolo inserito per fare fronte all'emergenza energetica (e dotato di 220 miliardi di prestiti Recovery non richiesti e 40 miliardi di euro dai fondi di Coesione del vecchio programma).