Le ragioni inascoltate del popolo di Genova, 20 anni dopo

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G8 Genova 2001 (Photo: ansa)
G8 Genova 2001 (Photo: ansa)

“Negli ultimi 40 anni, la quota del surplus di reddito andata all’1 per cento più ricco della popolazione è oltre il doppio rispetto a quella fluita alla metà più povera della popolazione globale. Negli ultimi 25 anni, lo stesso 1 per cento più ricco ha bruciato il doppio di carbone rispetto al 50 per cento più povero, acuendo l’attuale crisi climatica e ambientale”. Così il rapporto Oxfam, edizione 2021. A vent’anni dal G8 di Genova, culmine del movimento noglobal nato a Seattle nel 1999, le cifre sulle disuguaglianze sociali e sullo sfruttamento del pianeta non sono cambiate. Semmai sono peggiorate. La peggiore ingiustizia perpetrata sulla ‘generazione Genova 2001’ è stata quella di non ascoltarla. Il peggior danno che quella generazione ha combinato è stato quello di non riuscire a darsi una forma organizzativa dopo Genova, dopo la ‘macelleria messicana’ alla Diaz, le torture a Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani, la repressione in piazza, le devastazioni dei black bloc. Francamente, non era semplice. E poi ci fu l’11 settembre che spazzò via quasi tutto.

Ma dal punto di vista politico, c’è tanto da dire, se vent’anni dopo siamo ancora a discutere dell’1 per cento più ricco contro il 99 per cento più povero della popolazione. Quasi fosse una novità magari portata dalla pandemia, che, come si sa, ha solo esaltato i problemi rimasti irrisolti prima. Grazie al movimento noglobal queste percentuali sono inquadrate, finite nei media, diventate materia di discussione e di nuovo di protesta con ‘Occupy Wall Street’ nel 2011, ondata figlia dello stesso vento di Genova dieci anni dopo. Voleva denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, dopo il crollo di Lehman Brothers e la crisi che seguì. Non gli è andata meglio in termini di ascolto ottenuto, ma c’è ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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