Le Regioni che dicono no alla possibile nuova chiusura dell'Italia

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Toti Fontana zona rossa Natale
Toti Fontana zona rossa Natale

Il governo lavora in queste ore sulle decisioni che riguarderanno il piano di contenimento pandemico durante le festività e, in tal senso, fondamentale saranno anche i dati che verranno comunicati nel pomeriggio di oggi, 18 gennaio, dall’Iss nella consueta conferenza stampa del venerdì. La decisione sembra però essere già stata definita, una zona rossa ad intermittenza a Natale, con la chiusura generale del Paese dal 24 al 27 dicembre e dal 31 al 3 gennaio. Contro questa ipotesi si schierano alcune Regioni, con Liguria e Lombardia sugli scudi. I rispettivi presidenti, Toti e Fontana, hanno già pubblicamente espresso il loro diniego nei confronti della serrata di Natale.

Toti e Fontana sulla zona rossa a Natale

“A meno di una settimana dal Natale – scrive Toti su Facebook – l’unica certezza che abbiamo è che le chiusure natalizie potrebbero costare in Liguria 200 milioni di euro. Ristoratori, baristi, fornitori non sanno ancora se e quando andremo in zona rossa e sono in un limbo che crea solo ulteriori difficoltà in un periodo già drammatico. Il tutto mentre i dati, giorno dopo giorno, ci confermano la regione con il minor indice di contagio di Italia”. Un messaggio quanto mai chiaro che lo stesso presidente di Regione promette ai cittadini liguri di far valere nel corso della conferenza Stato Regione.

Ciò che la Liguria chiede è che non vengano applicate ovunque le stesse misure, in quanto l’analisi andrebbe fatta considerando il livello di pericolo in ogni singolo territorio. “Nessuno intende banalizzare o sottovalutare quello che stiamo vivendo – precisa Toti – perché siamo stati tra i primi a chiudere, ma credo che il sistema di misure diverse per regioni sulla base dei colori corrispondenti alla gravità della situazione stia funzionando e vada mantenuto anche nelle festività natalizie”.

Sulla stessa linea anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che sul tema si è così espresso: “Credo che noi abbiamo dei buoni numeri quindi ci possiamo permettere di non restringere ulteriormente”. Il leghista lombardo va dunque in contrasto con il punto di vista del suo omologo veneto, Luca Zaia, che invece ha fatto sapere che qualora il governo non optasse per delle decisioni nette, nel suo territorio l’amministrazione locale provvederà ad imporre delle misure drastiche di contenimento del virus. “Purtroppo per Zaia – afferma Fontana – la situazione del Veneto è un po’ peggiore della Lombardia.