Le Regioni del Nord ancora sul piede di guerra. Ma Conte non ci sta

TURIN, ITALY - 2020/04/01: An image on television of Italian Prime Minister Giuseppe Conte, broadcast by channel RAI 1, announcing to the Italian people the extension of the restrictions to contain the crisis caused by the coronavirus until April 13th. The Italian government imposed unprecedented restrictions to halt the spread of COVID-19 coronavirus outbreak, among other measures people movements are allowed only for work, for buying essential goods and for health reasons. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)

Ormai è un corpo a corpo che va avanti dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Cominciò quando il premier Giuseppe Conte mosse le prime critiche all’ospedale di Codogno, e la Lombardia si ribellò. Da allora un combattimento praticamente quotidiano tra palazzo Chigi e le Regioni del Nord a guida leghista. E oggi c’è stato un confronto molto franco, perché i presidenti del centrodestra da Fontana a Zaia, ma anche Santelli e Toti, hanno chiesto una riunione urgente in videoconferenza con il presidente del Consiglio, alla quale hanno partecipato anche i ministri Boccia e Speranza. Sul piatto la richiesta, che ormai ha il sapore dell’ultimatum dopo tante polemiche, di un maggiore coordinamento: “Ogni volta che Palazzo Chigi formula un nuovo decreto del presidente, siamo gli ultimi a saperlo. Deve finire questo andazzo”, è il senso della protesta piombata durante l’incontro.

Alla fine Stefano Bonaccini, il presidente della Conferenza delle regioni, si dice soddisfatto “per aver visto accolte tre questioni importanti”. Il governatore dell’Emilia Romagna fa riferimento alla possibilità di prorogare al 13 aprile le ordinanze regionali, allineandole con quella nazionale. Poi ci sarà, quando sarà il momento, una cabina di regia per decidere sulla riapertura graduale delle attività economiche. E infine già domani è previsto un altro incontro per parlare degli emendamenti al ‘Cura Italia’ e del decreto di aprile.

Alla fine Conte ha fatto delle aperture a favore di un maggiore coinvolgimento. Anche perché, è ormai chiaro, che quella del centrodestra è strategia a tenaglia, la prima leva è quella formata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la seconda leva è questa delle regioni: “Il premier deve starci a sentire”, è l’urlo di battaglia con il quale i presidenti di Regione si sono presentati in videoconferenza. Conte sa di essere finito nel mirino e non ha nessuna intenzione di restarci a mani nude. E infatti reagisce con una nettezza inaspettata. Come a dire: ascolto tutti ma dovete smetterla di attaccarmi mediaticamente.

Le parole che usa, secondo quanto apprende la AdnKronos, sono queste: “Ognuno di noi, ministri, governatori, a tutti i livelli istituzionali, sta dando il massimo con un obiettivo comune che è quello di salvare più vite possibili e mettere in sicurezza il nostro Paese. Questo ci unisce e dovrà continuare a unirci. Questo deve contare più di ogni incomprensione, ora e in futuro. Per questo mi aspetto che la stessa correttezza istituzionale sia mantenuta nelle comunicazioni pubbliche, sui media, senza alimentare, anche inconsapevolmente, notizie pretestuose o scontri che non ci sono e non devono esserci”.

Quindi Conte chiede “in questo difficile momento per la Nazione di continuare a lavorare con la massima correttezza e collaborazione istituzionale. Sono perfettamente consapevole delle quotidiane pressioni a cui siete sottoposti nel compiere le scelte di gestione e organizzazione sanitaria regionale che rientrano nell’ambito della vostra competenza. Sapete che in me troverete sempre, come lo è stato fino ad oggi, un punto di riferimento importante. Il Governo sta facendo tanto per le Regioni”.

Ma il presidente Fontana ribatte, come ha già fatto in un’intervista all’Huffpost, a chi lo accusa di dire falsità, di aver sempre collaborato: “Mi sono limitato a constatare che le dotazioni promesse dal Governo non sono arrivate nell’ordine degli annunci fatti”.

Conte prova a placare gli animi appellandosi ancora una volta alla collaborazione: “Ognuno di noi, ministri, governatori, a tutti i livelli istituzionali, sta dando il massimo con un obiettivo comune che è quello di salvare più vite possibili e mettere in sicurezza il nostro Paese. Questo ci unisce e dovrà continuare a unirci. Questo deve contare più di ogni incomprensione, ora e in futuro”.

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