Le risposte di Viola, Bucci e Garattini su vaccino e Green Pass a Cacciari, punto per punto

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- (Photo: getty - hp)
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“Ecco perché dico no al Green Pass e alla logica del sorvegliare e punire”, titola l’editoriale, pubblicato ieri sul quotidiano La Stampa, con cui Massimo Cacciari ha posto una serie di domande alla scienza e al diritto in merito a vaccini anti-Covid e al Green Pass. Già negli scorsi giorni il filosofo si era espresso in maniera critica sul tema, firmando col collega Giorgio Agamben un intervento pubblicato dall’Istituto italiano degli studi filosofici di Napoli. A rispondere a tali perplessità sono giunti in queste ore diversi esperti: l’immunologa Antonella Viola su La Stampa, il biologo Enrico Bucci sul Foglio, il farmacologo Silvio Garattini su HuffPost.

“La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica. Lo si sta affrontando, con il cosiddetto green pass, con inconsapevole leggerezza”, scrivono i filosofi nell’intervento pubblicato sul sito dell’Iisf. Un punto su cui Viola - professoressa ordinaria di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e Direttrice Scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica - Città della Speranza - ha replicato:

“Il green pass, durante una pandemia che è costata ben oltre i quattro milioni di vite umane – di cui 128 mila in Italia - e che ha causato dolore e difficoltà a tutti i livelli della società, non rappresenta uno strumento punitivo ma protettivo; serve a tutelare la salute pubblica e a restituire libertà e lavoro a quelle persone che hanno dovuto rinunciarvi a causa del coronavirus”.

Viola prosegue ricordando che “in questi mesi abbiamo dovuto affrontare due gravi emergenze dal punto di vista sanitario: i decessi e lo stress degli ospedali. Nessuno potrà dimenticare la fila di bare di Bergamo o le immagini di medici e infermieri esausti e traumatizzati”. Un altro aspetto toccato dal documento di Cacciari e Agamben riguarda l’efficacia e la sicurezza dei vaccini su cui, scrive la scienziata, “non è possibile lasciar spazio ad ambiguità”. La professoressa dice:

“I vaccini funzionano tutti e contro tutte le varianti che sono finora emerse, nel senso che proteggono dalla malattia grave e, quindi, dalla morte. Questo non significa che non sia possibile ammalarsi gravemente e persino morire, se si è vaccinati, perché nessun farmaco funziona nel 100% dei casi. Ma la probabilità è molto bassa, decisamente più bassa rispetto a chi vaccinato non è”.

La professoressa Viola continua rispondendo all’argomentazione “secondo cui non ci si può sorprendere che parte della popolazione rifiuti un vaccino generato in fretta, senza il giusto tempo per valutarne la sicurezza a lungo termine”:

″I vaccini non sono stati sviluppati in modo frettoloso ma con urgenza; e non è la stessa cosa [...] Nessuna tappa del processo di validazione del prodotto è stata saltata”.

“Se quindi è lecito non essere d’accordo con la misura del green pass sulla base del proprio concetto di libertà individuale, non è tuttavia utile dar voce a pensieri antiscientifici”, conclude Viola.

Dalle colonne del Foglio, Enrico Bucci - biologo e Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia - dice di voler rispondere alle domande poste da Cacciari nell’editoriale pubblicato sul quotidiano La Stampa. Il filosofo chiede “non dovrebbe un cittadino leggere e sottoscrivere prima della vaccinazione l’informativa dello stesso ministero della Salute?”, lo scienziato replica di trovare l’obiezione fuori luogo argomentando a tutti coloro che hanno ricevuto il vaccino è stata presentata la documentazione necessaria al consenso informato. Bucci aggiunge che medici vaccinatori degli hub hanno risposto alle domande e alle richieste di chiarimento dei cittadini, mentre i medici di base hanno fornito informazioni personalizzate ai propri pazienti. “I cittadini hanno conosciuto con così grande dettaglio, aggiornamento e meticolosità la natura di ciò che si iniettavano”, conclude l’esperto.

Cacciari prosegue domandando “che cosa ne pensa la Scienza del documento integrale Pfitzer in cui si dice apertamente che non è possibile prevedere gli effetti del vaccino a lunga distanza, poiché non si sono potute rispettare le procedure previste (solo 12 mesi di sperimentazione a fronte degli anni che sono serviti per quello delle normali influenze)?”. “La richiesta di ‘escludere effetti a lungo termine’ è semplicemente impossibile da soddisfare, ed è pertanto usata dagli oppositori di qualunque sviluppo tecnologico nella forma di un malinteso principio di precauzione” risponde Bucci, aggiungendo:

“Intanto, per il vaccino influenzale che inoculiamo ogni anno non vi è affatto un periodo di anni di sperimentazione clinica, visto che ogni anno si cambia vaccino a causa della variazione di quelli che si ritengono saranno i ceppi prevalenti nell’inverno [...] I tempi di sviluppo e di somministrazione di massa di alcuni vaccini sono stati anche più ristretti del caso attuale; e anche se in quelle occasioni ci fu già chi prospettò potenziali e indefiniti ‘effetti a lungo termine’, questi non sono stati osservati”.

“Risponde alla realtà o no che i test per stabilire genotossicità e cangerotossicità dei vaccini in uso termineranno solo nell’ottobre del ’22? La fonte è European Medicine”, chiede ancora il filosofo. Il biologo scrive:

“Dove, caro Cacciari, Ema avrebbe scritto una cosa simile? Io trovo nel “Risk Management Plan” per il vaccino Pfizer, redatto da Ema alla fine di aprile, quanto segue (coerentemente ripetuto in tutti i documenti precedenti): “I componenti del vaccino, lipidi e Rna, non sono attesi avere potenziale cancerogeno o genotossico”.

Cacciari pone un’ultima domanda alla Scienza: “È vero o no che mentre lo stesso ministero della Sanità ha dichiarato che la somministrazione del vaccino è subordinata a condizioni e in via provvisoria, nessun protocollo è ancora stabilito per quanto riguarda soggetti immunodepressi o con gravi forme di allergia?”. Bucci si rivolge al filosofo evidenziando che per i soggetti immunocompromessi, l’indicazione è di vaccinare “perché è meglio una bassa risposta al vaccino che una totale esposizione al virus”. Per quanto concerne gli allergici, evidenzia il biologo, le indicazioni e le procedure sono chiare: l’allergia a principio attivo o componenti del vaccino va segnalata al medico vaccinatore e, se presente, la somministrazione non deve essere effettuata.

Su HuffPost, Linda Varlese ha invece raccolto l’intervento del professor Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, che ha risposto punto per punto alle domande poste da Cacciari nel suo editoriale su La Stampa. Fra le altre risposte di particolare rilievo:


“Che cosa ne pensa la Scienza del documento integrale Pfizer in cui si dice apertamente che non è possibile prevedere gli effetti del vaccino a lunga distanza, poiché non si sono potute rispettare le procedure previste (solo 12 mesi di sperimentazione a fronte degli anni che sono serviti per quello delle normali influenze)?”

“Non si dimentichi che siamo in emergenza. Se avessimo aspettato anni quanti morti avremmo avuto? Comunque le tappe fondamentali della sperimentazione sono state rispettate. Il vaccino anti-influenzale viene sperimentato in pochi mesi”.

“Risponde alla realtà o no che i test per stabilire genotossicità e cancerotossicità dei vaccini in uso termineranno solo nell’ottobre del ’22? La fonte è European Medicine – ma potrebbe trattarsi di no-vax mascherati…”

”È vero, infatti l’autorizzazione dei vaccini è condizionata e vale per tre anni. Comunque, data la composizione chimica dei vaccini a RNA è improbabile che vi siano sostanze cancerogene. Va detto che anche per molti farmaci questi studi arrivano in un secondo tempo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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