Le rivelazioni del Guardian su Uber scuotono l’Europa

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Londra, 12 lug. (askanews) – Le rivelazioni del Guardian sui contatti di Uber con i governi di oltre 40 paesi per aggirare le leggi ed entrare nel mercato dei taxi, nonostante le proteste e le manifestazioni, stanno scuotendo le cancellerie d’Europa.

Tutto nasce da Mark McGann, lobbista di professione, fino al 2016 alto dirigente della compagnia fondata da Travis Kalanick. McGann si confessa raccontando anche la sua parte; al Guardian ha fornito oltre 124mila documenti e un’enorme quantità di mail e messaggi whatsapp. Oggi dice che la facilità con cui convinse le alte leve del potere di tanti paesi fu ‘inebriante’ ma anche ‘profondamente ingiusta’.

Uber da parte sua sottolinea che ha cambiato gestione, e che gli errori del passato non riguardano la compagnia guidata dal 2017 da Dara Khosrowshahi: giudicateci, dicono, per gli ultimi cinque anni e quello che faremo in futuro.

Ma il polverone per ora riguarda soprattutto la Francia, primo paese europeo del lancio di Uber, perché McGann ebbe fitti contatti con Emmanuel Macron: il presidente francese che all’epoca era ministro dell’economia.

I ranghi della politica lo difendono. Il suo ministro dell’economia Bruno Le Maire dice, “le piattaforme di prenotazione online erano parte dei nuovi mercati ed era compito del ministro capire quali mercati offrissero opportunità e garantire la concorrenza per far pagare meno i servizi”.

A difendere il presidente anche i parlamentari di maggioranza secondo cui Uber ha creato comunque migliaia di posti di lavoro e fornito un’alternativa al pubblico, mentre l’opposizione di sinistra de la France Insoumise reclama un’inchiesta.

Per Eric Coquerel quando si tratta di lobbying, bisogna capire se qualcuno propone una politica in nome dell’interesse generale o in nome di un privato, e “per il signor Macron”, dice, “credo che bisogni domandarselo molto chiaramente”.

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